| Opere nascoste in
preziose collezioni private difficilmente visibili al pubblico ed un grande maestro del
Novecento. Un binomio sicuramente interessante che ha garantito il successo della mostra
"Guttuso, capolavori ed opere scelte", presso Villa Ponti ad Arona.
Dopo quattro mesi dall'apertura (l'8 luglio scorso) sono stati più di 12.000 i visitatori che hanno staccato il biglietto ed
hanno potuto ammirare le tele raccolte dai curatori Manuela Boscolo e Carlo
Occhipinti, tra gli amanti d'arte della Lombardia e del Piemonte. Tra essi uno spettatore molto particolare non ha voluto mancare alla mostra
ed il 15 ottobre scorso ha raggiunto le sale di Arona Fabio Carapezza Guttuso, figlio
adottivo del maestro siciliano.
A 13 anni dalla morte l'omaggio a Guttuso si realizza in due mostre
contemporanee che abbracciano l'Italia intera; oltre ad Arona, infatti anche a Palermo è
in corso una esposizione sull'opera del maestro di Bagheria. «Al contrario della mostra
piemontese - spiega Fabio Carapezza Guttuso - la mostra siciliana si concentra su un
periodo molto preciso della produzione di Guttuso. Tutte le opere appartengono agli anni
del dopoguerra e rappresentano un periodo piuttosto complesso in cui l'espressività del
maestro passa dal post- cubismo al realismo».
Fabio Carapezza ha visto molte volte Guttuso, usare i pennelli e
lavorare ai suoi quadri: come si poneva di fronte alla tela?
«La tela era un vero e proprio problema, direi a volte drammatico. La base bianca lo
terrorizzava. Spesso la sera cominciava a dipingere qualcosa, anche senza una idea
precisa, pur di fare qualche segno sulla tela e tornare quindi la mattina con il quadro
già incominciato».
Renato Guttuso aveva scelto
Velate, vicino a Varese, come rifugio creativo per diversi anni della sua vita: ricorda
quegli anni? «Guttuso a Velate ha dipinto quadri molto grandi. Mi ricordo in particolare
il periodo in cui dipingeva la "Vucciria". Per rappresentare il bue che si vede
sulla destra aveva chiesto ad un macellaio di Varese di portargli dalla sua cella
frigorifera mezzo bue, che copiò velocissimo poiché scongelandosi cominciava a
sanguinare nello studio».
In seguito al grande successo di pubblico ed alle numerose
prenotazioni di scolaresche per il mese di novembre, la chiusura della mostra prevista il
29 ottobre è stata prorogata fino al 19 novembre.
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