| Dopo tre anni di lavori, il restauro della chiesa
parrocchiale S. Martino di Ispra sta ormai concludendosi. Mancano gli ultimi ritocchi, ma
il grosso è stato fatto e già da qualche settimana gli ispresi, anche i non assidui
delle funzioni, hanno potuto appurare che qualcosa è cambiato. Sono sgargiantissimi,
rosso e ocra intensi, i colori utilizzati per la tinteggiatura delle pareti esterne. Toni
molto forti, che al calare delle impalcature, non hanno mancato di suscitare giudizi e
opinioni dei cittadini del comune. "Anche della nostra chiesa se ne dicono di tutti i
colori!" Erano state le parole di don Franco Parmigiani, parroco della parrocchia, a
riguardo dei commenti, in alcuni casi sdegnosi, sulle tinte utilizzate. "E' un fatto
che la scelta dei colori è stata lunga e laboriosa perché tante persone e tanti pareri
di esperti hanno contribuito a questa scelta - precisava il parroco nel bollettino
parrocchiale della fine di agosto - il parroco ha sottoscritto la decisione anche se non
conforme ai suoi gusti personali." "Del resto -scriveva ancora don Franco - i
criteri della scelta sono indirizzati al recupero storico della chiesa come è stato fatto
nei decori dell'interno della stessa". E infatti nessun intervento è stato portato avanti
senza il benestare della Sovrintendenza ai beni architettonici e ambientali di Milano, cui
è spettata anche la definizione dei colori per le facciate esterne. Certo il risultato
non era proprio quello che la Sovrintendenza aveva progettato, tanto che l'eco di tale
vivacità è arrivata sino a Milano. Dei giorni scorsi è infatti il sopralluogo
dell'architetto Luca Rinaldi dell'ente milanese. "I colori sono quelli giusti - ha
spiegato quest'ultimo - sono i toni troppo forti, sembra la chiesa di Camogli!"
"Queste tinte avrebbero potuto essere smorzate già durante i lavori, ma non si
tratta di colori stridenti e la speranza è che col tempo si attitiscano". Una
speranza condivisa anche da don Franco. "La scelta ha trovato tanti pareri discordi
anche nella popolazione che ormai sta abituando l'occhio nella speranza che il tempo
attenui la vivacità dei colori". La tinteggiatura esterna rappresenta per la chiesa
di S.Martino solo la fase finale di un restauro di tre anni e che ha visto i lavori
suddivisi in tre fasi. La prima fase, che ha avuto inizio il 20 gennaio 1997, ha portato
al completo rifacimento della pavimentazione, dell'impianto di riscaldamento sotto
pavimento e alla ristrutturazione del presbiterio con adeguamento alla liturgia odierna.
Una fase che è costata qualche sacrificio ai parrocchiani, le funzioni religiose si erano
infatti trasferite nella sala cinematografica dell'oratorio, ma anche il momento più
entusiasmante per tutta una serie di ritrovamenti archeologici avvenuti durante gli scavi.
Fra questi don Franco elenca
"le fondamenta dell'abside circolare della vecchia chiesa medioevale, quelle
dell'abside poligonale della chiesa del seicento e due tombe contenenti i resti dei nostri
avi, la tomba più antica con uno scheletro integro risalente al medioevo ed una proprio
davanti alla balaustra centrale dell'altare con vari resti, forse dei parroci del 700/800,
insieme a questi anche numerosi cocci di ceramiche e di cotto risalenti all'epoca
romana". A questo pezzo di lavoro, terminato nel maggio del 1997, è seguita la
completa tinteggiatura interna della chiesa, dalla Pasqua del 1998 al gennaio del 1999,
con il recupero dei decori in stucco e pittura. Nella zona absidale, nelle cornici già
predisposte dal restauro interno, sono state realizzati dal pittore Aldo Parmigiani di
Abbiate Guazzone due quadri, con una tecnica mista, a carboncino e terra rossa, che
rappresentano l'Annunciazione e il Buon Pastore che trova la pecorella smarrita. In ultimo
è seguita la tinteggiatura esterna e il rifacimento dei tetti della chiesa. Un impresa
economica notevole, per una spesa che si avvicina ai novecento milioni, a cui i
parrocchiani ispresi, come racconta don Franco hanno risposto molto bene, "tanto che
non abbiamo iniziato una fase di lavori senza aver prima estinto il debito della
precedente." "Certo -continua -ora stiamo pagando con il prestito della banca
che è un fido bancario di cento milioni, ma penso che nel giro di un anno riusciremo ad
estinguere anche questo debito".
|