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Ore 16.26.24
Giorno
07/06/07
«Le logiche del potere sono troppo lontane da quelle di un imprenditore»

«Regalo la squadra a chi saprà assicurarle un'ulteriore crescita»

Antonio Bulgheroni , cavaliere del lavoro

Chi è Antonio Bulgheroni

Varese - Tra economia e imprenditorialità Bulgheroni racconta le sue battaglie e i suoi successi. L'ultimo: il titolo di Cavaliere del Lavoro
Antonio Bulgheroni , cavaliere del lavoro

bulgheroni_lamberti.jpg (5312 byte)Per un imprenditore quanto è lungo e difficile il cammino verso un approdo che è di pochi?
«Non mi è facile dirlo dal momento che quello che ho fatto per una vita mi è venuto naturale, spontaneo e certamente senza avere come fine il riconoscimento che mi è stato attribuito. Sono cresciuto con determinati principi, che ho assimilato e condiviso, e ho sempre agito in funzione dei valori in cui credevo.» (
Bulgheroni a destra nella foto)

Qual è l’iter per l’attribuzione dell’onorificenza di Cavaliere del Lavoro?
«Istituzioni, associazioni, enti di un ambito territoriale
presentano al prefetto i nominativi di possibili candidati:
coloro che hanno i requisiti richiesti devono poi preparare
un curriculum che contiene numerosissime informazioni
sulla loro attività e la loro personalità. Ci sarà infine
la segnalazione da parte del prefetto al ministro dell’industria il quale successivamente la trasmetterà al presidente della Repubblica.»

Lei è ancora giovane, ma l’evento permette certamente
un bilancio: quali persone e quali momenti ritiene più significativi per la sua carriera ?

«Senza ombra di dubbio i miei genitori; i momenti chiave sono stati tanti e tutti hanno richiesto decisioni che rappresentavano
una svolta: se le scelte sono giuste, o tali in buona percentuale,
allora ci sono meno ostacoli per la carriera.»

Quanto hanno contribuito alla sua formazione e al suo successo esperienze di vita come quelle di atleta e dirigente sportivo, di giovane imprenditore prima e poi di presidente dell’Unione Industriali e dell’Università Cattaneo ?
«Hanno contribuito moltissimo. Avere fatto sport e soprattutto sport di squadra con allenatori di spiccata personalità è stato importante per la formazione del mio carattere, per darmi uno schema mentale, principi e metodi che, applicati in altri campi, sono stati ugualmente utilissimi. Anche tutte le esperienze che
ho fatto al di fuori della mia azienda mi hanno notevolmente accresciuto: l’attività e la responsabilità in ambito
istituzionale consentono una visione più ampia.»

E’ significativa per il mondo economico e finanziario la sua presenza nei vertici della svizzera Lindt.
«Il fatto che io sia stato chiamato nel consiglio di amministrazione e nel comitato esecutivo è un grandissimo riconoscimento del mio lavoro e della mia personalità, sicuramente ciò è avvenuto nell’ottica di un’espansione internazionale del gruppo: dalla casa madre con affiliati si è passati infatti alla holding»

Forse la memoria tradisce il vecchio cronista, ma non sono molti gli imprenditori di seconda o terza generazione che riescono ad andare " più oltre ". Quali sono le ragioni di fondo di questo fenomeno ?
« Fare soldi, avere successo nel mondo dell’impresa può essere, lo dico forzando un poco, anche abbastanza facile grazie a capacità personali, contesto, fortuna. La situazione muta quando si deve mantenere le posizioni di successo: se non c’è cultura non si va avanti. Se alle seconde o alle terze generazioni non viene insegnata o trasmessa una cultura il declino è inevitabile.»

Quale cultura?
«Cultura in senso stretto, come studi, approfondimenti, conoscenza e in senso alto, cioè come mentalità e visione globale.»

Varese da lungo tempo non vedeva premiata la storica capacità imprenditoriale della sua gente: la nomina di Antonio Bulgheroni a cavaliere del lavoro è un segnale di svolta o quanto meno una speranza per un territorio che trova difficoltà a recuperare, a competere ad alto livello in campo economico. E’ d’accordo ?
«Sì sono d’accordo, può essere un segnale, ma attenzione, in provincia di Varese ci sono fior di imprenditori e fior di persone che hanno gli stessi miei meriti e sono degni degli stessi riconoscimenti. Io ho avuto sicuramente ottime occasioni e magari anche la forza di avere più "vetrina": la presidenza dell’Unione Industriali nel tempo della fusione, la presidenza dell’Università Cattaneo in un momento delicato, la presidenza della banca che usciva da una situazione pesante sono state un notevole impegno e hanno dato l’opportunità di essere al centro dell’attenzione.»

Il mondo del lavoro della nostra terra, che in larghissima percentuale può contare su un capitalismo umano, di che cosa ha bisogno oggi per lasciarsi finalmente alle spalle la crisi?
"La crisi non è certo economica, né mancano gli uomini e i denari. Mancano i progetti e le persone che vogliono dedicarsi a questi progetti, che devono essere in ogni modo limpidi, cristallini, dietro ai quali non ci siano la politica o commistioni strane.Veniamo purtroppo da un periodo in cui la gente si "metteva assieme" con scopi non molto trasparenti. Io ne ho ricevuti di inviti a partecipare e ho sempre rifiutato perché non c’era chiarezza nei fini. Essendomi spesso occupato di associazionismo, avendo vissuto anche un’altra realtà dinamica come quella dell’Università, so invece come si porta gli imprenditori a occuparsi concretamente di progetti.»

LA CITTA' E IL RUOLO DEGLI IMPRENDITORI

Bulgheroni come presidente dell'Unione Industriali ha sempre agito con rispetto ed equilibrio nei confronti delle istituzioni, alle quali non ha mai fatto mancare forti contributi propositivi. Come cittadino può indicare, in ordine di importanza, i problemi che vorrebbe vedere risolti?
«Ho letto di recente sulla Prealpina un articolo scritto cento anni fa e nel quale si denunciavano i ritardi dei treni delle Ferrovie Nord . Dopo un secolo la situazione è solo peggiorata. I problemi di oggi sono numerosi e determinanti ai fini della qualità della vita dei varesini. Chi ha responsabilità di governo, quindi di scelte, sa benissimo che cosa oggi per la nostra comunità siano i problemi della viabilità, delle infrastrutture, degli ospedali, dei servizi ai cittadini, degli impianti sportivi, insomma tutto quanto è ancora inadeguato rispetto ai parametri che garantiscono ai cittadini uno standard accettabile.»

Si attribuisce in genere al malgoverno le difficoltà del mondo economico nazionale e pure locale: è un'accusa che ha fior di riscontri, basti pensare al sistema delle comunicazioni, vecchio di più di un secolo, ma il mondo dell'impresa ha sempre viaggiato a pieno regime? Ci sono stati e ci sono "buchi" che potevano essere evitati? «E' un'ottima domanda però si deve tenere conto che l'impresa è perennemente confrontata con il mercato: se non si adegua, se non sceglie rapidamente di fronte al nuovo, muore; tutto quanto invece è pubblico va avanti lo stesso anche se ha il respiro corto, se non risolve i suoi problemi: la gente si arrabbia, ma alla fine sopporta, non fa la rivoluzione. La prova di quanto dico viene dagli utenti delle Ferrovie Nord, che da anni sopportano di tutto e magari guardano con invidia ai loro bisnonni che già protestavano cento anni fa.»

È un "pubblico" che non vuole decollare
«Mi rammarica fortemente il fatto che le istituzioni oggi possono durare nel tempo e quindi programmare a lunga scadenza, per intere legislature , e invece chi governa non ha la forza di guardare lontano, la forza di fare progetti la cui realizzazione vada oltre i sei mesi e il successo effimero di una campagna elettorale.»

Quali sono oggi le prospettive per l'economia del nostro territorio?
« L'economia del nostro territorio è buona, ma c'è carenza di manodopera, non carenza di lavoro : chi ha voglia un'occupazione, part-time o piena, la trova. La nostra è un'economia strutturata in più settori che può contare su una notevole quantità di imprese dove ci si impegna a fondo. E i risultati sono buoni.»

In questo contesto come devono proporsi le imprese?
« Nel solo modo possibile: confrontandosi sempre e comunque con il mercato, devono avere continuamente innovazione, verifica del processo di prodotto, adeguamento tecnologico in una logica stringente, quella di essere sempre competitive in un mercato che ha dinamiche fortissime.»

A un giovane cavaliere del lavoro chiediamo un primo suggerimento da dare a un giovane che inizia la sua attività di imprenditore.
«Credo che oggi non ci possa essere una realtà imprenditoriale che riesca a svilupparsi e affermarsi se non dispone di una notevole base tecnologica. La crescita e i successi di un'iniziativa ,anche piccola, nascono dalla capacità di sfruttare l'innovazione tecnologica: a un imprenditore non basta più, come accadeva una volta, di saper cogliere un'opportunità, oggi le idee, i progetti non possono prescindere dalla tecnologia . E' fondamentale allora il capitale intellettivo, sono decisivi i progetti: i capitali è sempre possibile reperirli.»

Nell'impresa hanno un ruolo di primo piano i collaboratori, siano essi tecnici, impiegati, operai. Come ha formato e com'è la squadra della sua azienda?
«Ho sempre cercato di avere il meglio per qualsiasi ruolo, credo nel fattore ambiente che contribuisce molto a creare la "squadra". Ritengo inoltre che la formazione, in qualsiasi impresa, sia fondamentale: una formazione costante, che garantisca la conoscenza dell'evoluzione in tutti i campi dell'attività aziendale .»

Antonio Bulgheroni, lei è un potere forte?
«Credo proprio di non esserlo, so che qualcuno invece lo pensa, ma io ho una certezza: se davvero ho potere allora non l'ho mai usato.»

Sicuramente lei è un vittorioso. Nel tempo di grandi soddisfazioni può ricordare una sconfitta che l'avrebbe poi aiutata a vincere?
« Lo sport ti insegna a vincere a perdere e soprattutto a cavar fuori grandissima esperienza dalle sconfitte per cercare di migliorarsi; io non mancavo di riflettere su ogni partita persa. Le vicende della vita mi hanno proposto altre esperienze e ho capito che si deve essere sempre ottimisti. Se sei ottimista e lo sei con convinzione ma senza presunzione, allora cancelli anche le sconfitte, che vanno lasciate alle spalle. Se uno non dimentica mai di avere perso, trascina sempre con sé il peso della sconfitta, al punto di diventare un perdente. Ottimisti sempre, in misura ragionevole. Il basket mi ha insegnato che per i tiri liberi, quelli più facili, la percentuale di realizzazione deve essere alta, ma dalle altre posizioni del campo se si segna la metà dei tiri scoccati va già bene..»

Pierfausto Vedani.

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