|
|
 |
| Varese -
Dopo gli arresti spunta il pagamento di una mazzetta di 220 milioni a funzionari del fisco
|
| Corruzione: adesso
trema l'ufficio IVA di Varese |
|
| E adesso
trema l'ufficio imposte di Varese. Dopo l'arresto dei tre imprenditori campani, accusati
di truffa e corruzione, l'inchiesta si sposta sui funzionari pubblici che avrebbero dovuto
fare da complici di una truffa da circa 5 miliardi. Ieri mattina il gip Ottavio D'Agostino
ha interrogato in carcere i tre arrestati, Raffaele Di Lorenzo, Vincenzo Salzano e
Vincenzo Stasio, tutti di Caserta. A loro è stato contestato il pagamento di una tangente
di 220 milioni a rappresentanti dell'ufficio Iva di Varese. Dovevano servire a "far
marciare" una serie di pratiche con le quali veniva chiesto un rimborso allo Statop
di circa 5 miliardi. Uno degli interrogati, pur respingendo le accuse, avrebbe detto di
essere stato a conoscenza del pagamento avvenuto a Varese di un centonaio di milioni. Al
termine degli interrogatori ai Miogni, D'Agostino ha confermato per tutti e tre la
permanenza in carcere. Grave, gravissima nelle accuse, l'inchiesta aperta dal pubblico
ministero Agostino Abate conserva ancora un lato nascosto: chi è - ammesso che sia uno
solo - il presunto destinatario delle mazzette? Il funzionario sarebbe ancora in fase di
identificazione e comunque non se ne fa menzione al momento sulle carte dell'indagine. E'
stato confermato che Di Lorenzo, Salzano e Stasio sono stati fermati perché stavano
preparando la fuga all'estero: avrebbero avuto già in tasca un biglietto aereo con
destinazione Kiev, Ucraina. Ad attenderli in questo angolo di ex Unione Sovietica ci
sarebbe stato un quarto personagio colpito da un provvedimento restrittivo da parte della
magistratura: si tratterebbe di un commercialista, sempre di Caserta, considerato il
"cervello" della truffa. Il raggiro si fondava sulla creazione di società di
copertura dai nomi più disparati (sulle carte d'indagine compaiono la Edil Vesuvio, Edil
Ce, Edil Luda, Simon Pelly, tutte con sede negli uffici di un commercialista di Varese) ma
che non avrebbero mai piantato nemmeno un chiodo; gli arrestati figurano quali
amministratori delle "scatole vuote". Unica attività svolta: la richiesta di
rimborso dell'Iva avanzata agli uffici di Varese. Per ottenero lo scopo sarebbero state
necessari documenti "truccati" e funzionari compiacenti. I primi sarebbero già
stati sequestrati; i secondi sono come detto ancora un'ipotesi. Da notare che questa è la
seconda inchiesta che in pochi anni investe gli uffici di via Garibaldi: nel '95 sempre
Abate portò alla luce una storia di mazzette che dovevano accelerare anche in quella
occasione pratiche di rimborso. Allora finirono nei guai amministratori di aziende
varesine, ora in attesa del rinvio a giudizio; una curiosità: anziché denaro contante ai
dirigenti del fisco venivano consegnati regali costosi. A uno di loro venne fatta trovare
sotto casa una Mercedes nuova fiammante, con tanto di fiocco regalo. |
|
. Claudio Del Frate
|

|
Torna all'inizio
dell'articolo |
|

|
|
 |
 |
|