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Ore 16.26.12
Giorno
07/06/07
Tentata truffa ai danni degli uffici finanziari, tre arresti
Varese - Dopo gli arresti spunta il pagamento di una mazzetta di 220 milioni a funzionari del fisco
Corruzione: adesso trema l'ufficio IVA di Varese

E adesso trema l'ufficio imposte di Varese. Dopo l'arresto dei tre imprenditori campani, accusati di truffa e corruzione, l'inchiesta si sposta sui funzionari pubblici che avrebbero dovuto fare da complici di una truffa da circa 5 miliardi. Ieri mattina il gip Ottavio D'Agostino ha interrogato in carcere i tre arrestati, Raffaele Di Lorenzo, Vincenzo Salzano e Vincenzo Stasio, tutti di Caserta. A loro è stato contestato il pagamento di una tangente di 220 milioni a rappresentanti dell'ufficio Iva di Varese. Dovevano servire a "far marciare" una serie di pratiche con le quali veniva chiesto un rimborso allo Statop di circa 5 miliardi. Uno degli interrogati, pur respingendo le accuse, avrebbe detto di essere stato a conoscenza del pagamento avvenuto a Varese di un centonaio di milioni. Al termine degli interrogatori ai Miogni, D'Agostino ha confermato per tutti e tre la permanenza in carcere. Grave, gravissima nelle accuse, l'inchiesta aperta dal pubblico ministero Agostino Abate conserva ancora un lato nascosto: chi è - ammesso che sia uno solo - il presunto destinatario delle mazzette? Il funzionario sarebbe ancora in fase di identificazione e comunque non se ne fa menzione al momento sulle carte dell'indagine. E' stato confermato che Di Lorenzo, Salzano e Stasio sono stati fermati perché stavano preparando la fuga all'estero: avrebbero avuto già in tasca un biglietto aereo con destinazione Kiev, Ucraina. Ad attenderli in questo angolo di ex Unione Sovietica ci sarebbe stato un quarto personagio colpito da un provvedimento restrittivo da parte della magistratura: si tratterebbe di un commercialista, sempre di Caserta, considerato il "cervello" della truffa. Il raggiro si fondava sulla creazione di società di copertura dai nomi più disparati (sulle carte d'indagine compaiono la Edil Vesuvio, Edil Ce, Edil Luda, Simon Pelly, tutte con sede negli uffici di un commercialista di Varese) ma che non avrebbero mai piantato nemmeno un chiodo; gli arrestati figurano quali amministratori delle "scatole vuote". Unica attività svolta: la richiesta di rimborso dell'Iva avanzata agli uffici di Varese. Per ottenero lo scopo sarebbero state necessari documenti "truccati" e funzionari compiacenti. I primi sarebbero già stati sequestrati; i secondi sono come detto ancora un'ipotesi. Da notare che questa è la seconda inchiesta che in pochi anni investe gli uffici di via Garibaldi: nel '95 sempre Abate portò alla luce una storia di mazzette che dovevano accelerare anche in quella occasione pratiche di rimborso. Allora finirono nei guai amministratori di aziende varesine, ora in attesa del rinvio a giudizio; una curiosità: anziché denaro contante ai dirigenti del fisco venivano consegnati regali costosi. A uno di loro venne fatta trovare sotto casa una Mercedes nuova fiammante, con tanto di fiocco regalo.

. Claudio Del Frate

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