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Ore 16.26.14
Giorno
07/06/07
Corruzione: i processi dormono, l'impunità avanza

Corruzione: adesso trema l'ufficio IVA 
di Varese

Varese - Scandalo Iva, oltre alla mazzetta di 220 milioni spunta un patto concordato tra gli imprenditori arrestati e il misterioso funzionario pubblico
Uno scambio fifty fifty per spartirsi i soldi frodati al fisco

Una mazzetta "una tantum" di 220 milioni più il 50% di ogni rimborso che il fisco avrebbe indebitamente riconosciuto: era un prezzo molto esoso quello che il misterioso personaggio degli uffici finanziari di Varese aveva concordato con gli imprenditori arrestati nell’ambito del nuovo caso di corruzione scoperto dal pm Agostino Abate. L’accordo avrebbe fatto capolino nel corso di una conversazione telefonica "intercettata" nei mesi scorsi dalla Guardia di Finanza di Varese ed è una delle poche novità emerse oggi sul fronte delle indagini. Le verifiche vanno avanti, specialmente per sapere quando e come è stata effettivamente pagata la bustarella e soprattutto in quali tasche è andata a finire. E mentre i tre imprenditori casertani - Raffaele Di Lorenzo, Vincenzo Salzano e Vincenzo Stasio – restano in carcere, gli inquirenti nelle ultime ore avrebbero prelevato una serie di documenti (quasi certamente pratiche sospette legate al trio degli arrestati) negli uffici Iva di via Garibaldi. L’atmosfera negli ambienti del fisco varesino resta tesa e l’ombra gettata dall’inchiesta della procura ha guastato la "festa" per l’inaugurazione avvenuta ieri dello sportello unico delle entrate. Si diceva dell’accordo messo a punto da corrotti e corruttori per spillare quattrini allo Stato attraverso i rimborsi fasulli. I 220 milioni sarebbero stati una sorta di biglietto d’ingresso pagato al funzionario; le parti (imprenditori e rappresentanti della pubblica amministrazione) si sarebbero in più accordati per spartirsi fifty – fifty il denaro proveniente dalla restituzione delle imposte. Confermata infine l’ipotesi che Di Lorenzo e gli altri sono stati arrestati in quanto preparavno la fuga in Ucraina, dove già si trova in stato di latitanza il quarto uomo dell’inchiesta, un commercialista campano. Uno dei tre aveva in tasca il biglietto aereo, gli altri due avrebbero dovuto raggiungere in auto l’ex repubblica sovietica; gli uomini mandati da Abate avrebbero arrestato i tre in auto in una strada di Varese.

Claudio Del Frate

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