| Riceviamo e pubblichiamo Alla
C.A. dell'Ufficio Nazionale per il Servizio Civile per conoscenza Ministro della Difesa
Il servizio militare, proprio in questi giorni viene
abolito per tutti, l'ultima cartolina arriverà ai nati del 1985. Il timore è sul futuro
del servizio civile, il centrodestra e il centrosinistra si sono convinti a varare questa
legge in favore di un esercito volontario di professionisti. L'obiettivo è di dotare il
Paese di un esercito più moderno ed efficiente. I fondi aumenteranno, troppo poco per il
Polo, troppo per i Verdi e gli obiettori di coscienza. La copertura di spesa è già
indicata in mille miliardi per il primo triennio, successivamente di mille l'anno quando
la riforma andrà a regime. È per questo motivo che, pochi giorni fa, un gruppo
d'obiettori di coscienza a Roma ha manifestato in mutande sull'Altare della patria in
piazza Venezia, per protestare contro l'ennesimo aumento delle spese militari previsto
dalla Finanziaria. Ma dove ricercare le cause di tale passaggio? Nella voglia di pace?
Molto probabilmente i giovani italiani non tengono più al temperamento militare tanto
lodato dalle generazioni passate. Che cosa avrà mosso i politici italiani verso questa
nuova "era" di professionismo nella difesa (!) della Patria? Per quanto ci
riguarda, le dichiarazioni a favore d'eserciti più efficienti e del tanto osannato
"moderno riformismo" tanto lodato dai politici
sembrano tanti specchietti
per le allodole. Chiediamoci che cosa in quest'ultimo decennio ha fatto incrementare quasi
del 100% il numero di domande per il servizio civile? Forse più di qualche giovane ha
preferito scegliere un meccanismo meno contorto e gerarchico (!), in parte più libero, ma
pur sempre soggetto ad una sorta di discriminazione, tutto ciò mentre ci stiamo movendo
verso il "moderno riformismo" che dimentica per strada una realtà che conta
quasi 80.000 giovani italiani. Si tratta comunque di un gran successo, ma la riforma va
completata in modo chiaro con un servizio civile volontario retribuito, aperto a tutti.
Obiettori sì! Ma con quale futuro? L'abolizione del
servizio militare obbligatorio non può permettersi di uccidere l'impegno sociale di una
categoria di persone, quella degli obiettori di coscienza, che offre un servizio
importante ma non adeguatamente tutelato. In seguito alla lettera-denuncia del 28 giugno
2000, sostenuta da più realtà, associazioni e singoli obiettori coinvolti dalle
questioni esposte, hanno aderito, tra gli altri: Enrico Maria Borrelli (Portavoce
nazionale dell'Associazione Obiettori Nonviolenti - AON), Giorgio Bovini (Responsabile
ufficio OdC Caritas Italiana), Centro Studi OdC Caritas diocesana di Torino, Lega
Obiettori di coscienza d'Imperia, Consiglio Direttivo UILDM sez. di Bergamo, Associazione
Il Colibrì - ONLUS, il coordinamento per la Pace di Prato, Franco Benacchio (Coop
Progetto 92 - Trento), Gruppo Abele di Verbania ONLUS. Ci ha fatto inoltre piacere
ricevere, qualche settimana fa, un e-mail dal "Centro di Servizio per il
Volontariato" di Belluno che, a seguito della nostra denuncia, ha ritenuto opportuno
convocare il sen. Donato Manfroi, il quale qualche giorno dopo ha presentato
un'interrogazione parlamentare relativa alla riduzione, ad un massimo di sei mesi, del
periodo d'attesa per l'inizio del servizio civile da parte degli obiettori di coscienza
che ne facciano richiesta.
Dove sono le risposte? Ci ritroviamo, a distanza di cinque
mesi della ns. denuncia a manifestare il nostro disagio rispetto a vecchie e nuove
difficoltà riscontrate da noi obiettori. Ci chiediamo: quanti fondi sono previsti dalla
Finanziaria 2001 per il servizio civile? L'Ufficio Nazionale per il Servizio Civile (UNSC)
è al corrente dei ritardi nei pagamenti di numerosi obiettori in servizio? Quanti
obiettori entreranno effettivamente in servizio? Chiediamo se sia giunto il momento di
prendere atto di questa realtà così numerosa, ma paradossalmente in via d'estinzione,
chiediamoci quale sarà il futuro di migliaia di giovani e degli enti che hanno
effettivamente bisogno di loro.
Ai limiti: gli OdC Il Governo non ha preso in
considerazione il servizio civile se non nel fissare un numero massimo di domande che nel
2000 sarà di 80.000 persone, non uno di più, come stabilisce la Presidenza del Consiglio
dei Ministri dalla quale noi obiettori dipendiamo, in modo da assicurare a tutti una paga
puntuale e simbolica di 6.000 lire al giorno
(Dcdm 09/06/00). È a dir poco
scandaloso limitare una risorsa umana di solidarietà, rischiando massicci precongedi di
giovani non inviati al servizio civile perché il Governo non trova il modo (tanto ovvio
per altre cause) di dar fiato al Fondo Nazionale del Servizio Civile. Così si è fissato
il numero massimo in modo da promettere ciò che oggi non si riesce a mantenere. Tuttora,
molti di noi sono soggetti a ritardi nelle paghe, come denuncia il Comitato Obiettori non
Pagati di Firenze. Alcuni esempi: da Maggio 2000 un gruppo di OdC impiegati dal Ministero
della Giustizia, non ricevono la "paga". Nel capoluogo toscano i colleghi
dell'UCGM, USSM, CPA, IPM si sono mossi alla ricerca di solidarietà. A Bologna alcuni
hanno tentano inutilmente la via della ricusazione. Anche da Milano è giunta la proposta
di costituire un comitato di protesta. Una discriminazione legalizzata promossa del ns.
Governo è la possibilità che viene data ai rinunciatari della ferma militare, i quali
per aver "servito meglio" la patria verranno agevolati con impieghi statali,
sempre per sottolineare la diversità di trattamento di una classe, quella di noi
obiettori considerata di serie B rispetto a quella del serviziomilitare, ormai avviato
sulla strada del professionismo. Siamo di fronte a gravissime falle nell'organizzazione
dell'UNSC (Ufficio Nazionale per il Servizio Civile) costituito di recente. Quello che
maggiormente demoralizza è l'assoluta mancanza di chiarezza, quello che chiediamo è
maggiore impegno e serietà. Non è accettabile una situazione, come nel caso delle
licenze infrasettimanali, in cui per prendere un lunedì si debba chiedere tre giorni di
licenza o addirittura per avere un giovedì libero si debba ricorrere all'unica soluzione
di quattro giorni comprensivi del week-end. Trovateci un solo impiegato, magari proprio
dell'UNSC, che per stare a casa un giorno ne debba consumare tre o addirittura quattro?!
Forse noi non abbiamo i medesimi diritti dei dipendenti, quando le mansioni e gli orari
sono analoghi? Magari non è stato sufficiente istituire un ufficio come "capro
espiatorio" dei mancati pagamenti, dei ritardi e del mal funzionamento del servizio
civile. Forse con un maggiore impegno da parte del Governo, e con fondi maggiori sarà
possibile risolvere i disagi dell'UNSC, a favore degli enti e di chi pensa di svolgere
tale servizio con mansioni socialmente utili.
Torino, 30 Ottobre 2000 Obiettore in servizio presso Gruppo
Abele obiettor@libero.it
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