Torna a
Varese-laghi
E-mail

 

Ore 16.26.04
Giorno
07/06/07
 
Varese –  Aurelio Penna è il nuovo presidente di Università Popolare
"Recuperare un'identità di sinistra"

E' Aurelio Penna il nuovo presidente di Università Popolare. 
Il neoeletto, che succede a Gualtiero Gualtieri, è nato e vissuto a Milano, ma da qualche anno si è trasferito all'ombra del Sacro Monte. Una laurea in scienze politiche e un dottorato in psicologia, ex dirigente d'azienda, per molti anni ha lavorato nel campo della comunicazione e del marketing. E' autore di numerosi libri di religione comparata, ha pubblicato con Feltrinelli, Mondadori e De Vecchi. Al suo attivo Penna ha anche numerose collaborazioni con riviste e giornali nazionali, tra i quali: Il Calendario del Popolo, l'Avanti, Il Labriola, Stasera.  Militante del Psi  e lombardiano di ferro,  è stato anche consigliere provinciale e segretario di sezione a Milano, uscendo però dal partito con l'avvento dell'era Craxi.  Gli anni 90 hanno coinciso con il riavvicinamento alla politica attiva, nel Pds prima e nei Ds poi. Attualmente si definisce "appartenente alla galassia della Sinistra alternativa".

Presidente, che tipo di lavoro intende fare in questo biennio e quali sono le priorità di Università popolare?
«Innanzitutto occorre riscoprire e affermare una nostra precisa identità. Oggi tutto tende a sfumare, a confondersi, a diventare ambiguo. Noi siamo un'espressione della sinistra, della cultura di sinistra e quindi si lavorerà anche per recuperare questa identità. Io raccolgo un'eredità importante di chi mi ha preceduto. Gli otto anni di Gualtiero Gualtieri significano molto. Il suo lavoro, e quello di tutto il consiglio direttivo,  è stato ammirevole, perché condotto in un periodo difficilissimo per la sinistra, un periodo di sbandamento e di perdita d'identità»

Che cosa significa per lei essere di sinistra?
«Per me è chiarissimo. In una concezione di Destra, in senso lato, la società si equilibra con libertà incondizionata. Vinca il migliore, il più forte, il furbo, il disonesto. Gli altri si arrangino. E Tutto ruota intorno al denaro. 
La Sinistra invece pone al centro la persona , l'uomo, la donna, e per questo anche l'ambiente. La società si organizza, anche intorno al mercato, però con regole e strutture. Ridistribuisce la ricchezza prodotta, garantisce possibilità di vita e sviluppo per tutti, tutela i più deboli. Non si identifica quindi solo con i mozziconi dei tradizionali partiti di sinistra, ma con chi ha cura dell'uomo, ecologisti, cattolici o di altre fedi o laici impegnati nel volontariato.»

Quindi ne scaturisce anche un modo diverso d'intendere la cultura
«Certamente, se questa distinzione ha un senso, scaturisce un modo assolutamente diverso di considerare la cultura.» 

La velocità e i cambiamenti repentini, avvenuti in questo ultimo decennio, che peso hanno avuto nello spaesamento e nella perdita di identità?
 «Quando io dico che bisogna ritrovare un'identità e r
ifarsi alle origini, non significa essere appiattiti su di esse. Sono passati 100 anni, ma è come se ne fossero trascorsi 1.000. Dobbiamo saper leggere la realtà attuale, senza pregiudizi o schemi mentali, capire come è radicalmente cambiata anche solo rispetto a 10 anni fa. Sono cambiati i modi di produzione, le relazioni sociali, la società in generale, i mezzi di comunicazione. Certe cose però  non sono cambiate, sono peggiorate: lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo, l'intolleranza, la prevaricazione, la violenza. Non ci sono più i padroni delle ferriere, o forse sì, ma ci sono e multinazionali, l'alta finanza, la new economy. Fare cultura oggi, con un'ottica di sinistra, significa sforzarsi di capire questa nuova realtà, anche per imparare a difendersene, ma soprattutto riflettere e studiare per cambiarla. Secondo me è soprattutto in questa direzione che dobbiamo lavorare.»

                                     M.M.

Torna all'inizio dell'articolo