"Da
otto a tre. Quasi con un gioco di prestigio le aree che erano state individuate come
possibili sedi del termodistruttore del nord della provincia, sono diventati tre: Brebbia,
Casale Litta e Caronno Corbellaro. Ma in realtà i siti individuati dagli ingegneri della
Pim di Milano si riducono a due: Brebbia e Casale Litta. Caronno Corbellaro ha
infatti il vantaggio di avere lì a due passi Castiglione Olona e mettere a repentaglio
"l'isola di Toscana in Lombardia", perfino a detta dei tecnici, sarebbe
"imbarazzante". I siti si riducono così a due. Non basta, dalla
lunga presentazione fatta di centinaia e centinaia di dati tecnici, l'impressione un po'
di tutti i presenti è che, al 90 per cento, il termodistruttore si farà a a
Brebbia".
Questo era quanto scriveva Varesenews il 27 gennaio 1999, oltre venti mesi
fa. Nel pomeriggio di oggi il colpo a
sorpresa. Smentite tutte le supposizioni e le logiche legate a quell'articolo, ma il
giornale pubblicò un vero e autentico dossier sulla questione, la decisione presa dalla
Giunta provinciale individua proprio in Caronno Corbellaro il sito dove verrà costruito
il termodistruttore.
Il presidente della giunta, il leghista Massimo Ferrario non ha smentito la notizia
trapelata da Villa Recalcati. "Dai comuni, tra cui anche quello di Varese, che ci
avevano chiesto una pausa di riflessione ha detto Ferrario non è più
giunto alcun segnale e così si è buttato via un anno di tempo. Adesso noi andiamo
avanti".
Ferrario si rifà all'iniziativa assunta dal Presidente del consiglio comunale di Varese,
Roberto Maroni che con una lettera del 14 dicembre 1998 prese
l'iniziativa e rallentò le decisioni della Provincia. La proposta si rivelò presto
inconcludente. Venne fatto un consiglio comunale di Varese aperto alle altre
amministrazioni, fu previsto anche un viaggio negli Usa per vedere nuove tecnologie e poi
il silenzio assoluto.
"Tempo da perdere non ce nè più commenta
ancora il presidente Ferrario e strade alternative non ne vedo; non è infatti più
pensabile aprire nuove discariche e la raccolta differenziata assorbe ormai il 40% dei
rifiuti prodotti nel nostro territorio, una delle percentuali più alte di tutta
Italia".
A proposito del tempo vale forse la pena ricordare al presidente Ferrario che il comune di
Varese chiese novanta giorni di
tempo a partire da metà febbraio. Periodo d'oro per chi, come il nostro
amministratore provinciale doveva correre per le Elezioni europee, a prescindere da quello
che sarebbe poi stato il risultato.
Ora la questione dell'inceneritore torna nello scadenzario del Presidente e le decisioni
si riprendono a tambur battente, senza la minima informazione verso nemmeno i soggetti
direttamente interessati. "Qua è peggio della Bulgaria, - afferma Graziano Maffioli,
capogruppo del Polo e sindaco di Casale Litta, uno dei comuni che poteva esser prescelto,
- Sono stato occupato tutto il pomeriggio, ma che sarebbe stata presa questa decisione non
era affatto nell'aria. Mi ha avvisato il sindaco di Gazzada, ma sembrava ancora una cosa
da accertare. Noi non siamo stati coinvolti minimamente".
I giochi comunque non sono ancora fatti anche perché la decisione
deve esser ratificata dal Consiglio provinciale e poi deve passare dalla Regione.
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