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Ore 16.28.08
Giorno
07/06/07
 
Origgio - Aveva manifestato le proprie idee "indossando" un cartellone di garbata protesta, e la ditta l'aveva licenziato. Ora il tribunale l'ha reintegrato sul suo posto di lavoro
Lavoro e libertà di opinione: storia di una battaglia vinta 

Il 19 Aprile 1999 Enzo Bernasconi veniva prelevato dalle guardie aziendali e estromesso dal luogo di lavoro: aveva manifestato la sua opinione in maniera un po' originale, appendendosi sul petto un messaggio per la dirigenza tedesca della Goth Fiege nell’azienda "Logistica Futura" di Origgio. 

In quel singolare modo Enzo Bernasconi, che era membro del direttivo provinciale della CGIL, voleva denunciare che tra il quadro idilliaco dipinto dalla direzione aziendale e la realtà quotidiana della fabbrica. I suoi modi e le sue parole non erano state offensive: il testo completo tradotto dal tedesco, lingua in cui ha scritto "Sarebbe bello che il film che è sotto i nostri occhi oggi si tramutasse in una realtà lavorativa di tutti i giorni. E' solo utopia pensare a questo? Riuscire a lavorare e vivere in un ambiente così come lo vediamo oggi dev'essere un obiettivo comune, nostro e della grande famiglia Fiege. Non svegliatemi bruscamente, lasciatemi sognare ancora un po'. Buona giornata. Un lavoratore di logistica futura". Parole quasi poetiche, per nulla offensive,  ma Il Bernasconi è stato licenziato lo stesso.

"Il giorno in cui sono stato licenziato avevo chiesto di esporre nella bacheca sindacale un messaggio per la dirigenza. Però subito dopo averlo esposto me l'hanno tolto: una cosa che era già successa in precedenza con altri volantini. già precedentemente ne avevano tolti altri, ed era sparita persino una bacheca. Ho pensato che era veramente troppo essere così limitati nella possibilità di esporre le proprie idee, così ho deciso di fare la bacheca umana. La cosa più buffa, se si può dire, è che il contatto con la delegazione tedesca non c'è stato: io ho lavorato nel reparto con il foglio addosso, ma ad un certo punto qualcuno ha avvisato i dirigenti italiani di come ero "vestito".  Mi hanno raggiunto, mi hanno contestato il fatto che lavoravo senza divisa, cosa che nessuno di noi faceva normalmente ma che ci avevano preso nuova di zecca a tutti per fare bella figura con i tedeschi, e si sono anche ovviamente lamentati del cartello che avevo addosso. Morale: mi hanno chiesto di lasciare immediatamente l'azienda, sospendendomi "in via cautelativa". In realtà mi hanno lasciato a casa, con l'intenzione di licenziarmi, cosa che hanno fatto dopo le formalità di rito l'8 maggio dopo".

Al licenziamento è subito seguita la protesta della Rsu della azienda e della FULC, che hanno subito impugnato il licenziamento attraverso il famoso articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, che prevede il reintegro del lavoratore nel caso di licenziamento dichiarato illegittimo, e che uno dei referendum della scorsa primavera voleva abrogare.

Ora, dopo quasi un anno e mezzo,  il 20 settembre scorso si è arrivati, presso il tribunale di Busto,  alla sentenza di primo grado che ha sancito l’illegittimità del licenziamento del lavoratore che era assistito dagli avvocati Andrea Bordone e Ferdinando Perone. Ora la sentenza è esecutiva, cioè pronta a dare effetti, salvo prova contraria data in appello o cassazione.

"Riteniamo importante questa sentenza - comunicano dai sindacati, la  RSU della Goth Fiege e la segreteria provinciale della FILT CGIL - poiché, nel ribadire l’esercizio del diritto di critica, essa  afferma che il contenuto del cartello mostrato dal Bernasconi non era offensivo, né lesivo del rapporto fiduciario (lavoratore-azienda),configurando quindi il licenziamento come immotivato. la FILT CGIL e le RSU , esprimono piena soddisfazione per la decisione di reintegrare il lavoratore in azienda e sottolineano l’importanza delle norme che tutelano l’esercizio dell’attività sindacale e dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici nel loro insieme".

Adesso Bernasconi, 43 anni di Cesate, sposato con una bambina,  secondo la legge può scegliere se essere reintegrato nel posto di lavoro o ottenere 15 mensilità, a cui si aggiunge il risarcimento del danno subito in questi mesi in cui non ha lavorato.

Ma cosa farà davvero, dopo questa vittoria in tribunale? "Io ai miiei legali ho già espresso la mia intenzione di ritornare al lavoro. Dopo avere atteso per alcuni mesi, mi sono dedicato a lavori di tipo interinale: l'ultima di queste, durata sette mesi mi aveva quasi convinto che avrei trovato un'altra azienda per cui lavorare. e invece no: così l'unico posto sicuro è paradossalmente, quello da cui mi hanno cacciato". 

come si figura i primi giorni in ditta? "Mah. Nel frattempo, sa, sono successe altre cose, so di altra gente che se n'è andata. Tra l'altro mi hanno detto che hanno murato il locale caffè, quello che aveva le bacheche sindacali: dicevano che c'era troppa gente che perdeva tempo lì..."

E come si comporterà?"Non mi esporrò più: di certo non mi vedranno più in prima fila. Se proprio vogliono starò in mezzo..."

Stefania Radman

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