Io capisco che
cè sfiducia nelle istituzioni e che forse cè addirittura una sfiducia
nelleconomia. Mi rendo conto delle preoccupazioni della gente. Ci sono barriere
commerciali forti nel mondo. E' giusto che noi operiamo affinché vengano posti dei
limiti, ma bisogna tener conto del fatto che non cè modello di riferimento, stiamo
cominciando da zero. Una cosa voglio però segnalare: l'OMC è una istituzione vissuta
come una organizzazione segreta potentissima.Non c'è un sistema di votazione a
maggioranza nell'organizzazione. Se uno è contrario, non se ne fa nulla: così funziona
lOMC. Tutti hanno potere di veto, dunque: una cosa che rende anche difficile
progredire".
"Progredire non è facile: occuparsi di problemi ambientali o del lavoro
sembra allontanare l'organizzazione dalle discussioni sul commercio, e prendersene carico
significa sovraccaricare lorganizzazione. ha concluso Leird - Ma non prendersene
carico significa restringere troppo il campo, e inolte, solo occupandosene seriamente
lOMC avrà il consenso dellopinione pubblica".
Se l'Organizzazione mondiale del commercio, per nome di Sam Leird, si esprime così,
mostrando attenzione per i temi su cui "il popolo di Seattle" combatte a testa
bassa, la rappresentante di Mani Tese, Marina Ponti, in questa atmosfera tranquilla può
affermare: "La maggioranza della società civile non è contro la globalizzazione:
vuole solo che la globalizzazione sia perseguita con etica, perseguendo logiche di
inclusione (contro perciò la marginalizzazione di individui e paesi) di sostenibilità,
di sviluppo".
"Questa è una occasione molto importante di confronto che, per come si è avviato
in questo seminario, aiuta un dibattito sul merito, e non su dei principi astratti e
teorici - ha aggiunto Walter Cerfeda, segretario nazionale della CGIL - Tale dibattito ha
infinite applicazioni economiche e sociali: questo conferma però che nessuno abbia la
ricetta precisa per governare il processo. Ma proprio in assenza di una ricetta vincente,
penso sia sbagliato far agire indisturbati il grande manovratore".
"Noi come sindacato consideriamo la globalizzazione un processo inevitabile, e
anche utile - ha continuato Cerfeda - e questo sulla base di constatazione concreta,
perché sappiamo quanto possano crescere i paesi che hanno scambi commerciali aperti.
Dentro questo processo bisogna però fare i conti con i caratteri e i costi della
competizione globale".
Dei costi non bassi, che prevedono necessariamente delle crisi finanziarie, e che
richiede "un lavoro per prevenire crisi finanziarie e gestirle al meglio le crisi
finanziarie sono dirompenti per un paese", come ha sostenuto nel convegno Roberto
Faini, rappresentante del fondo monetario internazionale.
Domani si dà, nel convegno, più spazio alla politica locale: sotto il nome di "Globalizzazione: sfide e opportunità per leconomia
italiana" avverrà infatti una tavola rotonda, moderata dalleconomista Mario
Talamona, con la partecipazione di Francesco Bellotti, presidente del Comitato piccola
industria e vicepresidente di Confindustria, di Walter Cerfeda, vicesegretario nazionale
della Cgil, di Mauro Fabris, sottosegretario al Commercio con lestero, e di Fabrizio
Onida, presidente dellIstituto commercio estero.