Nel 1997 la C.C.I.A.A. di Varese fu tra le prime in Italia a rinnovare gli
organismi dirigenti applicando la legge di riforma degli Istituti Camerali, la 580/93.
A dispetto di una congiuntura particolarissima che sembrerebbe metterne
a nudo le incongruenze ed i limiti, quella legge è una buona legge perché anticipava,
con gli strumenti e gli elementi allora a disposizione, il decentramento delle leve di
promozione delleconomia e della regolazione del mercato sul territorio, vicino alle
imprese ed ai loro problemi.
Rappresentava anche, in quel particolare momento, un banco di prova
importante per le Associazioni di categoria, spinte sul proscenio a recitare la parte del
protagonista dalla crisi della politica e delle sue forme tradizionali di espressione.
E in effetti, nella nostra Provincia, le procedure inedite che
portarono alla formazione del Consiglio camerale ed allelezione del Presidente e
della Giunta, videro i partiti in posizione defilata, forse perché non perfettamente
consapevoli nè convinti che il cambiamento non sarebbe stato unoperazione
gattopardesca o forse perché sicuri di poter comunque dirigere lorchestra dietro le
quinte, senza il rischio di sporcarsi le mani.
Le Associazioni di rappresentanza degli interessi non sono, del resto,
mai state immuni da contaminazioni politiche; chi su un fronte, chi sullaltro,
presentano una storia di vicinanze e, spesso, di collateralismi che ne hanno
caratterizzato per decenni la collocazione filogovernativa o di opposizione
e ne hanno condizionato significativamente lattività e le modalità con cui veniva
esplicata.
La legge di riforma di quelle che forse sarebbe preferibile chiamare le
Camere delleconomia le ha colte in una fase politica nuova e del tutto inedita,
quella del riflusso, caratterizzata da forze di formazione recente e generalmente
sprovviste della tradizionale capacità organizzata dei vecchi partiti di massa.
In uno scenario di tale natura sono comunque riuscite a formulare delle
risposte allesigenza di organigramma che la legge richiedeva, in una logica di
alleanze e di compensazioni che talvolta riflettevano anche peculiarità del territorio e
che, con la progressione dei rinnovi degli organismi dirigenti nelle cento Provincie
dItalia, hanno finito per delineare una mappa del peso economico delle componenti
delleconomia molto diversa rispetto a prima.
Nella nostra Provincia, in particolare, laccordo che ha portato
tre anni fa alla designazione unanime di un rappresentante
dellartigianato alla Presidenza della C.C.I.A.A. è stato forse anche il risultato
finale di una serie di patti più o meno segreti tra poteri forti, ma è stato reso
possibile da un dato di fatto incontrovertibile la prevalenza di un tessuto di
piccolissime, piccole e medie imprese documentato dalla fotografia economica del
territorio scattata con il sistema neutro dellautocertificazione delle rispettive
forze associative.
E estremamente difficile, oggi, in questa situazione del tutto
inedita e dagli esiti imprevedibili, tranciare giudizi, nemmeno intermedi, ma non è
sicuramente condivisibile una valutazione liquidatoria dellesperienza.
Perché, comunque, questi tre anni sono serviti a liberare
allinterno dellIstituto Camerale professionalità nuove e fresche ed una
capacità di confronto e attenzione alle dinamiche economiche e sociali di questa
difficile Provincia di confine.
Perché oggi la C.C.I.A.A. di Varese è sicuramente avvertita dalle
imprese e non solo in quanto espressione diretta delle Associazioni di
rappresentanza, ma anche per una sua salutare vocazione allautonomia intesa come
affermazione del proprio ruolo - più vicina ai loro bisogni e più efficiente.
Infine, perché tutte le organizzazioni di rappresentanza hanno trovato
un loro spazio ed una corretta interlocuzione e sono state pesate e valutate con il metro
della correttezza e della capacità di proposta, superando nei fatti rendite di posizione
consolidate.
Per questo, nel passaggio difficile che presumibilmente la C.C.I.A.A.
di Varese sarà costretta ad attraversare nel prossimo futuro, lobiettivo primario
di tutti coloro che hanno creduto e credono nella possibilità di portare a compimento il
cambiamento dovrà essere quello di privilegiare, rispetto ad interessi particolari ed a
piccoli calcoli di bottega, la sua operatività, la sua efficienza ma anche la sua
immagine da possibili voglie di restaurazione del passato ante riforma che sembrano
aleggiare dietro tutta la sconcertante vicenda di Dario Guidali.