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Ore 16.28.15
Giorno
07/06/07
 
Varese - La nostra provincia fu tra le prime a recepire la legge di riforma dell'Ente
Ma la riforma delle Camere di commercio non è fallita

Nel 1997 la C.C.I.A.A. di Varese fu tra le prime in Italia a rinnovare gli organismi dirigenti applicando la legge di riforma degli Istituti Camerali, la 580/93.

A dispetto di una congiuntura particolarissima che sembrerebbe metterne a nudo le incongruenze ed i limiti, quella legge è una buona legge perché anticipava, con gli strumenti e gli elementi allora a disposizione, il decentramento delle leve di promozione dell’economia e della regolazione del mercato sul territorio, vicino alle imprese ed ai loro problemi.

Rappresentava anche, in quel particolare momento, un banco di prova importante per le Associazioni di categoria, spinte sul proscenio a recitare la parte del protagonista dalla crisi della politica e delle sue forme tradizionali di espressione.

E in effetti, nella nostra Provincia, le procedure inedite che portarono alla formazione del Consiglio camerale ed all’elezione del Presidente e della Giunta, videro i partiti in posizione defilata, forse perché non perfettamente consapevoli nè convinti che il cambiamento non sarebbe stato un’operazione gattopardesca o forse perché sicuri di poter comunque dirigere l’orchestra dietro le quinte, senza il rischio di sporcarsi le mani.

Le Associazioni di rappresentanza degli interessi non sono, del resto, mai state immuni da contaminazioni politiche; chi su un fronte, chi sull’altro, presentano una storia di vicinanze e, spesso, di collateralismi che ne hanno caratterizzato per decenni la collocazione – filogovernativa o di opposizione – e ne hanno condizionato significativamente l’attività e le modalità con cui veniva esplicata.

La legge di riforma di quelle che forse sarebbe preferibile chiamare le Camere dell’economia le ha colte in una fase politica nuova e del tutto inedita, quella del riflusso, caratterizzata da forze di formazione recente e generalmente sprovviste della tradizionale capacità organizzata dei vecchi partiti di massa.

In uno scenario di tale natura sono comunque riuscite a formulare delle risposte all’esigenza di organigramma che la legge richiedeva, in una logica di alleanze e di compensazioni che talvolta riflettevano anche peculiarità del territorio e che, con la progressione dei rinnovi degli organismi dirigenti nelle cento Provincie d’Italia, hanno finito per delineare una mappa del peso economico delle componenti dell’economia molto diversa rispetto a prima.

Nella nostra Provincia, in particolare, l’accordo che ha portato tre anni fa alla designazione – unanime – di un rappresentante dell’artigianato alla Presidenza della C.C.I.A.A. è stato forse anche il risultato finale di una serie di patti più o meno segreti tra poteri forti, ma è stato reso possibile da un dato di fatto incontrovertibile – la prevalenza di un tessuto di piccolissime, piccole e medie imprese – documentato dalla fotografia economica del territorio scattata con il sistema neutro dell’autocertificazione delle rispettive forze associative.

E’ estremamente difficile, oggi, in questa situazione del tutto inedita e dagli esiti imprevedibili, tranciare giudizi, nemmeno intermedi, ma non è sicuramente condivisibile una valutazione liquidatoria dell’esperienza.

Perché, comunque, questi tre anni sono serviti a liberare all’interno dell’Istituto Camerale professionalità nuove e fresche ed una capacità di confronto e attenzione alle dinamiche economiche e sociali di questa difficile Provincia di confine.

Perché oggi la C.C.I.A.A. di Varese è sicuramente avvertita dalle imprese – e non solo in quanto espressione diretta delle Associazioni di rappresentanza, ma anche per una sua salutare vocazione all’autonomia intesa come affermazione del proprio ruolo - più vicina ai loro bisogni e più efficiente.

Infine, perché tutte le organizzazioni di rappresentanza hanno trovato un loro spazio ed una corretta interlocuzione e sono state pesate e valutate con il metro della correttezza e della capacità di proposta, superando nei fatti rendite di posizione consolidate.

Per questo, nel passaggio difficile che presumibilmente la C.C.I.A.A. di Varese sarà costretta ad attraversare nel prossimo futuro, l’obiettivo primario di tutti coloro che hanno creduto e credono nella possibilità di portare a compimento il cambiamento dovrà essere quello di privilegiare, rispetto ad interessi particolari ed a piccoli calcoli di bottega, la sua operatività, la sua efficienza ma anche la sua immagine da possibili voglie di restaurazione del passato ante riforma che sembrano aleggiare dietro tutta la sconcertante vicenda di Dario Guidali.

Gianni Mazzoleni

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