La maggioranza della proprietà Carnini
finirà nelle mani di Parmalat. Questo è quanto è trapelato dopo l'incontro
svoltosi nel pomeriggio di ieri presso la sede dellUnione Industriali di Como fra i
Sindacati e il Presidente dellazienda lattiero-casearia di Villa Guardia. "Abbiamo chiesto all'azienda l'incontro di ieri perché da diverso tempo
stavano circolando voci incontrollate su una possibile cessione della Carnini alla
Parmalat" spiega Gianni Frigerio, segretario generale del FLAI-CGIL di Como, uno dei
protagonisti dell'incontro di ieri "E in effetti la proprietà ha confermato questo
accordo tra le due società, che prevede il passaggio della quota di maggioranza a
Parmalat: un accordo che non può ancora essere confermato, perché per essere operativo
deve avere il via da parte della commissione antitrust, che entro due o tre mesi dovrebbe
dare parere vincolante"
Quello che importa di più all'antitrust è la quota di mercato che
Parmalat occupa nel settore nel quale sta procedendo all'acquisto. Un settore ancora non
del tutto esplorato dall'azienda che sta comprando tutto l'acquistabile tra le
aziende lattiere: la Carnini infatti è una produttrice di latte fresco ad alta qualità,
un tipo di latte sul quale Parmalat non si è ancora specializzata, e nei confronti del
quale, sia per motivi legati all'antitrust, sia per concorrere sullo stesso mercato della
Granarolo (che al latte fresco di qualità ha votato il suo prodotto) sta puntando il suo
prossimo sviluppo.
Ma la Carnini verrà assorbita e prosciugata, come è capitato a
molte delle aziende acquisite dal colosso lattiero, o avrà una sorte meno drammatica?
"Da questo punto di vista la proprietà Carnini ha voluto rassicurarci, nel limite
del possibile - prosegue Frigerio - Hanno detto che verrà mantenuta l'unità
produttiva e le strutture ora operanti. Abbiamo anche chiesto se l'azienda è in
grado di rassicurare su di un prodotto che goda dello stesso approvvigionamento, preso gli
stessi produttori e con le stesse modalità: ci hanno detto di sì, perché l'ipotesi è
che la Parmalat intende sviluppare il latte fresco".
Un particolare importante anche per il varesotto, poiché alla
Carnini conferiscono il latte diversi produttori medio grandi del varesotto: saranno i
prossimi mesi, e la definitiva cessione delle quote societarie dopo il vaglio
dell'antitrust, a rendere più chiari i contorni degli effetti che il passaggio di
proprietà potrà avere nei loro rapporti.
Quel che è certo per il varesotto è che il passaggio di
maggioranza della Proprietà Carnini s.p.a. alla Parmalat segna, insieme alla acquisizione
della centrale del latte di Milano da parte della Granarolo, la pressocchè definitiva
scomparsa di una produzione "autoctona" di latte.
L'ultima centrale a resistere a questa irresistibile tendenza
all'oligopolio nazionale lattiero caseario è Prealpina Latte, la cooperativa di
produzione lattiera di Varese che raccoglie il latte dei piccoli produttori della zona.
Quali saranno le ripercussioni nei suoi confronti? "Quella di Carnini rientra
nella nuova filosofia delle grandi concentrazioni, alle quali sembrano ormai votate tutte
le aziende lattiere - spiega Carlo Crosti direttore commerciale della cooperativa di
produzione di latte varesina - Anche noi prima o poi dovremo guardarci in giro. E l'unica
delle aziende che possa farci da partner per la sua indipendenza dalle "major"
del latte, è la centrale del latte di Peschiera Borromeo, il "latte Milano",
per intenderci: un gruppo che è ancora fuori dai grandi movimenti di concentrazione, ma
che è una realtà consistente, e quindi in grado di reggere la concorrenza".
Ci sono stati già incontri a questo proposito? "Ci sono stati
finora contatti commerciali, ma nessuna proposta ancora"
Crede nell'effettivo passaggio della Carnini alla Parmalat? "Lo
spero, perché Carnini era un concorrente tanto presente sul territorio quanto scomodo.
Noi ci contiamo sulla "distrazione" di una grande azienda come la
Parmalat".
Cosa pensa che succederà agli allevatori? "Io dubito che
Parmalat paghi bene come faceva Carnini, perciò starà a loro fare le valutazioni.
Noi comunque abbiamo possibilità di recepire nuovi soci, per quegli allevatori che si
sentissero minacciati da un colosso come Parmalat".
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