| Dopopartita drammatico al
vecchio Palalido. Le scorie e le frustrazioni di una squadra che non vede rispettato il
proprio blasone da una politica societaria bicefala e contraddittoria, vengono mese a
nudo, per la prima volta dai giocatori simbolo dell'Olympia: una conferenza stampa, subito
dopo il fischio finale di una partita che, come le precedenti di questa stagione, mette a
nudo il gap tecnico, psicologico, e strategico tra la vecchia signora del basket e le
avversarie della prossima stagione. Durissimo il
comunicato stampa letto da Portaluppi e chiari, anche se purtroppo già ben noti, i
contenuti: una critica a tutto campo verso la dirigenza, entrambe le fazioni: quella di
Pasquale Caputo, l'uomo venuto dalla Puglia, via Chicago, carico di entusiasmo e sembrava
di soldi ma anche con tanta indecisione nei momenti cruciali; e la fazione della famiglia
Bryant, assicuratasi l'anno scorso il 50% della società. "E' evidente che non
possiamo affrontare il campionato in queste condizioni", prosegue il capitano,
"con una squadra di juniores, con una panchina cortissima, con una condizione
psicologica che non ci permette di lavorare come vorremmo". I giocatori si assolvono,
e anche il campo stasera ha confermato che l'impegno agonistico e il cuore non mancano; la
professionalità degli uomini non si discute, si discute, ed acrememte, la totale paralisi
gestionale e l'assoluta incomunicabilità tra le parti, Chicago e Los Angeles, con Milano
in mezzo: Ironico Portaluppi: "Già non riesco a capire come ci si possa preoccupare
di Milano standosene in California o nell'Illinois", rimarcando l'assenza pesante dei
vertici nella vita della squadra; gli fa eco Rusconi: "se io compro una macchina non
la prendo a mazzate per farla rottamare". La situazione è questa, dunque; la squadra
si sente oggetto di uno speculativo gioco al massacro di chi prima ha riempito pagine di
giornali con le belle intenzioni e poi lascia il destino dei giocatori in mano alle
pratiche degli avvocati; intanto l'Olympia basket "finito all'ottavo posto del
campionato con un organico inferiore a molte altre", ricorda ancora orgoglioso Lupo
Portaluppi, rischia la svendita totale in condizioni assolutamente deprezzate. Terminato
lo sfogo davanti ai giornalisti, Caputo, sino a quel momento rimasto impietrito ad
ascoltare in mezzo al pubblico, chiede la parola per raccontare la sua versione. "Io
non ho colpe" sostiene Caputo, "Ho inviato un fax a Bryant e sto ancora
aspettando delle risposte, ma io ho fatto il mio dovere". I giocatori visibilmente
insofferenti si alzano invitando il presidente a venire negli spogliatoi se ha qualcosa da
dire e a non sfogarsi contro l'assente comproprietario davanti ai giornalisti.
L'espressione dell'italo americano, un disagio misto a imbarazzo, di chi non si deve
sentire del tutto a casa propria nella sala stampa del Palalido è l'ultimo ricordo di
questo brutta serata.
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