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Sport - Il meglio dello sport professionistico e dilettantistico è sfilato alle  Ville Ponti
Premio Nazionale Cantello, è ovazione per Clay Regazzoni

Ore 21 e 30, Ville Ponti. La kermesse del Premio Nazionale Cantello è giunta al termine. Una sedia a rotelle viene spinta velocemente sulla passerella alla sinistra del palco. La voce di David Messina riesce solo a pronunciare il nome Clay. La gente si alza in piedi e parte un lunghissimo applauso, sentito, commosso. Regazzoni, ex pilota di Formula uno, paralizzato dalla vita in giù a causa di un incidente, sta di fronte a loro con a fianco uno stralunato Pozzecco, chiamato a consegnare il premio. Il senso e l'autenticità di una manifestazione, paludata e fin troppo importante, come questa, forse, sta tutto lì, in quella manciata di intensi e interminabili  minuti, dove un'intera società, con i suoi protagonisti istituzionali e sportivi, rende omaggio e si identifica, in nome della collettività, con questi moderni eroi. 
Lo sport ha sempre uno strano e magico effetto, riesce a compattare la comunità, riesce persino a conciliare visioni politiche inconciliabili in nome di una bandiera, di un record, di una coppa, di un traguardo o di un uomo, appunto.  E prima di Regazzoni, era toccato a Francesco Vescovi, accolto anche lui da una vera e propria ovazione. Il Cecco a Varese è una bandiera, un simbolo. La sua semplicità, così disarmante e inusuale, e il suo impegno ne fanno un campione amatissimo dagli appassionati di basket e non. 

Una festa riesce bene solo se la lista degli invitati è stata fatta bene, se non ci sono esclusi. Premio Nazionale Cantello, ovvero "Festa dello sport", dice la locandina. Tra i premiati, accanto ai nomi roboanti dello sport che conta, quello professionistico e miliardario, figurano  anche i rappresentanti del mondo sportivo dilettantistico. Nutrita la schiera di arbitri di tutti i livelli. A partire da fischietti di rango, quelli che calcano i campi della serie A, come Borriello, Pieri, Nucini, Farina e Zuccolini , o lo svizzero Urs Meier. Vera sorpresa per grazia e determinazione, è stata la bella Nicole Petignat, arbitro internazionale di calcio. Laconica e perentoria, la transalpina. «Vorrebbe arbitrare una partita dell'Italia alle prossime Olimpiadi?» Le chiede David Messina. «Pourquoi pas», "perché no" è la sua risposta. Lei è abituata a fischiare. Fine del discorso.
Ma la domenica pomeriggio non si arbitra solo a San Siro o al Delle Alpi. E così gli organizzatori, tra cui Enrico Lecci , presidente dell'associazione italiana arbitri di Varese, nonché assessore allo sport del comune di Cantello, hanno chiamato sul palco anche arbitri delle sezioni locali, come Donato Lagravinese, Rocco Lamanna e Alberto Curti, presidente regionale degli arbitri lombardi.

Un discorso a parte è stato dedicato al Varese calcio, che il 22 marzo scorso ha compiuto ottant'anni. Un vecchietto dalla vita intensa, ripercorsa per l'occasione, nelle sue tappe salienti, dal giornalista Vito Romaniello, vera enciclopedia biancorossa su due gambe. In prima fila, di fronte a lui, Pietro Anastasi, il bomber saraceno, targato Catania, protagonista indimenticato con la maglia del Varese e Gianluca Pessotto, che prima di approdare alla Juventus e alla nazionale è passato dal Franco Ossola. «Io a Varese mi sono trovato molto bene- ha detto Anastasi- talmente bene che mi ci sono fermato. Le ragazze facevano di tutto per trattenerci, mettevano le trappole per sposarci. E' capitato anche a Carmignani e Pessotto». 

Il presente e il passato del Varese si sono incrociati in continuazione e sul palco si sono alternati i protagonisti di ieri e di oggi: Bruno Limido "uno che correva", il preparatore Arcelli "che lo faceva correre", l'attuale mister Mario Beretta, il segretario Sandro Zaio, l'ormai ex presidente Paolo Binda, il ds Stefano Capozzucca, che di premi ne ha ritirati addirittura due, uno per lui e uno per Sandro Mazzola, assente giustificato, come Eugenio Fascetti e Moreno Ferrario. E ancora gli attuali protagonisti: capitan Borghetti; il primatista, o quasi primatista di presenze in maglia biancorossa, Gorini. Particolarmente incisivo l'intervento di Mario Macalli, presidente della lega professionisti serie C. «ll Varese è una delle novanta società di serie C. Non è vero che questa serie è un inferno, come qualcuno la descrive. Io divido il calcio in due tronconi: Il calcio business e il calcio sport. La C è il calcio sport, perché questi presidenti investono molte energie economiche, non per business ma per passione». 

Infine, ma non per questo meno importanti, i protagonisti della pedalata. La nostra provincia è stata ed è ancora fucina di campioni per il ciclismo e così tra i premiati non potevano mancare Stefano Garzelli , vincitore dell'ultimo Giro d'Italia, e Zazà, al secolo Stefano Zanini. Passerella gloriosa anche per l'ex campione del mondo Gianni Bugno. Premiate invece per l'equitazione  tre giovanissime promesse: i fratelli Jacopo ed Eleonora Viganò ed Elisabetta Marangini. Per il volley femminile Maurizia Cacciatori e, per quello maschile, Il luinese Massimiliano Decio.

Lo sport è anche parola e commento e tra i premiati le trasmissioni sportive Sport magazineControcampo, i giornalisti della Prealpina Sergio Gianoli e Silvio Peron.
Pochissimi gli assenti e tutti giustificati. 

                                          Michele Mancino 

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