| Sedotti da un male oscuro. E
proprio nella stagione dedicata alla vita, più di ogni altre. L'estate porta con sé
qualcosa di malato, difficile da decifrare. Eppure reale, anche se, come vedremo, le
opinioni in parte divergono. Un dato é certo. Il caldo e le città che si svuotano,
lasciano a volte uno smarrimento che, in chi é già provato psicologicamente, acuisce la
voglia di autodistruzione. Suicidi e violenze familiari sono
state anche quest'anno al centro di una cronaca estiva feroce. A cominciare dalla notte
del 30 giugno, quella in cui una donna di 36 anni, Caterina Comboni, colpiva la madre alla
testa, uccidendola, e poi si gettava dalla finestra del bagno di un appartamento di
Varese. Da lì, una lunga serie di casi, in bilico tra la violenza verso se stessi e
quella verso le persone più amate.
Perché l'estate? "Mi vengono in mente spiegazioni che
appartengono al comune sentire - dice Loredana Giglio, pubblico ministero della Procura di
Busto Arsizio - ma non potrei citare dati certi. Per noi magistrati é un periodo
impegnativo, su questo non v'é dubbio, e la Provincia di Varese è un territorio in cui
il numero dei suicidi mi sembra molto alto. E' una cosa che notai subito, appena arrivata
qui, dopo aver lavorato in una realtà molto diversa come Perugia".
Le cifre descrivono Varese e provincia come un territorio a rischio.
Uno studio epidemiologico del 1999, pubblicato dalla "Rivista italiana di
suicidologia" ci attribuiva il 26,2 per cento dei suicidi in Lombardia, ovvero il
secondo posto dopo Milano. "La prima impressione di chi viene da fuori - racconta il
magistrato - è quella di città fatte per lavorare e per riposare, con una carenza di
iniziative per incontrarsi. Non é un caso che i suicidi al sud siano di meno, dove la
vita sociale è più forte".
Il legame interpersonale come antidoto. Questa potrebbe essere una
chiave di lettura. Con una ambiguità tutta da esplorare, però. La rivalsa verso gli
affetti. In un articolo sulla "seduttività della morte", pubblicato sempre
sulla "Rivista italiana di suicidologia" Lorenzo Calvi (docente di clinica delle
malattia nervose e mentali) parla di "ricatto affettivo" che porta il suicida al
gusto di immaginare gli effetti della propria morte sui parenti e sugli amici. Un gesto
teatrale, finale, rivolto alla celebrazione di sé. Una dinamica soprattutto
giovanile.
Ma la fine della voglia di vivere riguarda anche gli anziani. Le
fasce di età più interessate al fenomeno sono queste: sopra i 75 anni, dai 20 ai 24, dai
55 ai 64 anni. Negli anni, secondo lo studio citato prima, c'è stato un incremento del
suicidio giovanile e maschile. Le modalità prevalenti sono rappresentate da
impiccagione/soffocamento e defenestrazione/precipitazione, che insieme rappresentano il
64% del totale. Una patologia psichiatrica manifesta é stata rilevata nel 25% dei casi.
La gestione di un tentativo di suicidio é una faccenda molto
delicata. "Sono interventi difficilissimi - spiega il vicequestore di Gallarate
Giovanni Broggini - perché il suicida ha una volontà fortissima di farla finita. Diverso
é il caso di chi vuole solo fare una scenata. In quel caso ci sono delle procedure
standard che seguiamo negli interventi, compreso il dialogo. Ma chi vuole davvero
suicidarsi in genere non lo fa sapere prima alla Polizia".
Se poi la dinamica del suicidio non é chiara, allora tutto si
complica. "Sì - replica Broggini - indagare con i familiari é difficile perché si
tocca una ferita delicatissima. Non é infrequente, però, che si verifichi un episodio
del genere con un familiare in casa. Bisogna stabilire quindi il grado di coinvolgimento.
Ora stiamo indagando proprio su un caso del genere, su cui, però, c'é ancora una certa
riservatezza. Per quel che mi risulta, giugno e luglio sono i mesi più impegnativi".
Secondo Bruna Dentella del "Centro di ascolto Fondazione
Exodus" di Gallarate il periodo peggiore per l'anima non è però l'estate: "in
realtà é l'autunno il periodo in cui da noi si rivolgono più persone, il periodo in cui
ricomincia il lavoro, in cui si fanno i progetti e in cui chi vive una situazione di
marginalità si trova più spiazzato. Ma il nostro é un centro di bassa soglia, i casi
più gravi li tratta il Centro psico-sociale dell'Asl".
Maria Luisa Bernardi, caposala del Centro psico-sociale del
distretto Asl di Gallarate, aggiunge qualche elemento alla nostra lettura: "Bisogna
stare molto attenti a creare un legame tra depressione e suicidio. Può capitare, ma,
attenzione, per giungere al suicidio in genere bisogna arrivare ad uno stato psicotico
grave. Credo sia un luogo comune quello dell'estate. Per quel che ci risulta sono gennaio
e luglio i mesi più difficili".
A ben guardare non si tratta di due periodi qualsiasi. Da una parte
il natale, dall'altra l'estate. Comunque due momenti in cui bisogna essere felici, se si
ha qualcuno con cui esserlo.
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