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Ore 16.28.31
Giorno
07/06/07
Società - Una stagione dedicata alla gioia di vivere che spesso si trasforma in dramma. Il parere di magistratura, polizia e operatori sociali sul rapporto vacanze, depressione e la violenza contro se stessi
Il lato oscuro dell'estate

Sedotti da un male oscuro. E proprio nella stagione dedicata alla vita, più di ogni altre. L'estate porta con sé qualcosa di malato, difficile da decifrare. Eppure reale, anche se, come vedremo, le opinioni in parte divergono. Un dato é certo. Il caldo e le città che si svuotano, lasciano a volte uno smarrimento che, in chi é già provato psicologicamente, acuisce la voglia di autodistruzione.

Suicidi e violenze familiari sono state anche quest'anno al centro di una cronaca estiva feroce. A cominciare dalla notte del 30 giugno, quella in cui una donna di 36 anni, Caterina Comboni, colpiva la madre alla testa, uccidendola, e poi si gettava dalla finestra del bagno di un appartamento di Varese. Da lì, una lunga serie di casi, in bilico tra la violenza verso se stessi e quella verso le persone più amate.

Perché l'estate? "Mi vengono in mente spiegazioni che appartengono al comune sentire - dice Loredana Giglio, pubblico ministero della Procura di Busto Arsizio - ma non potrei citare dati certi. Per noi magistrati é un periodo impegnativo, su questo non v'é dubbio, e la Provincia di Varese è un territorio in cui il numero dei suicidi mi sembra molto alto. E' una cosa che notai subito, appena arrivata qui, dopo aver lavorato in una realtà molto diversa come Perugia".

Le cifre descrivono Varese e provincia come un territorio a rischio. Uno studio epidemiologico del 1999, pubblicato dalla "Rivista italiana di suicidologia" ci attribuiva il 26,2 per cento dei suicidi in Lombardia, ovvero il secondo posto dopo Milano. "La prima impressione di chi viene da fuori - racconta il magistrato - è quella di città fatte per lavorare e per riposare, con una carenza di iniziative per incontrarsi. Non é un caso che i suicidi al sud siano di meno, dove la vita sociale è più forte".

Il legame interpersonale come antidoto. Questa potrebbe essere una chiave di lettura. Con una ambiguità tutta da esplorare, però. La rivalsa verso gli affetti. In un articolo sulla "seduttività della morte", pubblicato sempre sulla "Rivista italiana di suicidologia" Lorenzo Calvi (docente di clinica delle malattia nervose e mentali) parla di "ricatto affettivo" che porta il suicida al gusto di immaginare gli effetti della propria morte sui parenti e sugli amici. Un gesto teatrale, finale, rivolto alla celebrazione di sé. Una dinamica soprattutto giovanile. 

Ma la fine della voglia di vivere riguarda anche gli anziani. Le fasce di età più interessate al fenomeno sono queste: sopra i 75 anni, dai 20 ai 24, dai 55 ai 64 anni. Negli anni, secondo lo studio citato prima, c'è stato un incremento del suicidio giovanile e maschile. Le modalità prevalenti sono rappresentate da impiccagione/soffocamento e defenestrazione/precipitazione, che insieme rappresentano il 64% del totale. Una patologia psichiatrica manifesta é stata rilevata nel 25% dei casi.

La gestione di un tentativo di suicidio é una faccenda molto delicata. "Sono interventi difficilissimi - spiega il vicequestore di Gallarate Giovanni Broggini - perché il suicida ha una volontà fortissima di farla finita. Diverso é il caso di chi vuole solo fare una scenata. In quel caso ci sono delle procedure standard che seguiamo negli interventi, compreso il dialogo. Ma chi vuole davvero suicidarsi in genere non lo fa sapere prima alla Polizia". 

Se poi la dinamica del suicidio non é chiara, allora tutto si complica. "Sì - replica Broggini - indagare con i familiari é difficile perché si tocca una ferita delicatissima. Non é infrequente, però, che si verifichi un episodio del genere con un familiare in casa. Bisogna stabilire quindi il grado di coinvolgimento. Ora stiamo indagando proprio su un caso del genere, su cui, però, c'é ancora una certa riservatezza. Per quel che mi risulta, giugno e luglio sono i mesi più impegnativi".

Secondo Bruna Dentella del "Centro di ascolto Fondazione Exodus" di Gallarate il periodo peggiore per l'anima non è però l'estate: "in realtà é l'autunno il periodo in cui da noi si rivolgono più persone, il periodo in cui ricomincia il lavoro, in cui si fanno i progetti e in cui chi vive una situazione di marginalità si trova più spiazzato. Ma il nostro é un centro di bassa soglia, i casi più gravi li tratta il Centro psico-sociale dell'Asl".

Maria Luisa Bernardi, caposala del Centro psico-sociale del distretto Asl di Gallarate, aggiunge qualche elemento alla nostra lettura: "Bisogna stare molto attenti a creare un legame tra depressione e suicidio. Può capitare, ma, attenzione, per giungere al suicidio in genere bisogna arrivare ad uno stato psicotico grave. Credo sia un luogo comune quello dell'estate. Per quel che ci risulta sono gennaio e luglio i mesi più difficili". 

A ben guardare non si tratta di due periodi qualsiasi. Da una parte il natale, dall'altra l'estate. Comunque due momenti in cui bisogna essere felici, se si ha qualcuno con cui esserlo. 

R.R.

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