Il quartiere Sciaré aspetta con trepidazione le
decisioni sull'ampliamento dello scalo Hupac. Vagoni merci, binari e camion occuperanno
una zona al confine tra Gallarate, Busto Arsizio e Cassano Magnago ora destinata a verde.
Centocinquemila metri quadri di superficie, questa l'ampiezza del nuovo terminale. Un
progetto che suscita paure e speranze. Favorevoli gli operatori economici, allettati da un
miglioramento delle vie di trasporto merci. Il progetto é poi strategico per l'Hupac,
società elvetica che si candida a fornire un servizio fondamentale al proprio paese. (La
confederazione ha infatti sancito con un referendum del 1995 l'eliminazione del traffico
merci su gomma sul proprio territorio). Il quartiere Sciaré, invece, attende con
apprensione le decisioni della giunta comunale di Gallarate. Si spera nell'aumento dello
scambio gateway, da treno a treno. Ma i dubbi non mancano. "Come
faranno a garantire il passaggio dei camion solo sulla 336?" si chiede Eleonora
Tenconi, combattiva cittadina che vive da anni a Sciaré e che nel quartiere lavora, nel
settore agricolo. Da Sciaré a Hupac ci sono cinque minuti di auto per i campi. Sciaré,
adesso, é attraversato da una zona industriale di quattrocentomila metri quadri, che la
giunta Luini trasformò da strade di campagna a lunghi viali illuminati, con il contributo
della Comunità europea. Una rivoluzione. Dovevano essere insediate aziende ad alto
contenuto tecnologico, invece, per la maggior parte, sono aziende della zona che hanno
cambiato sede.
Inforchiamo
una stradina tra i boschi, l'antica "strada storta". All'inizio passa attraverso
campi di proprietà privata. Poi giunge fino ai terreni dell'Hupac. Vicino ai binari ci
sono le piante per il rimboschimento che proprio Hupac fece mettere due anni fa. Queste
andranno perse. Erba, pannocchie, robinie e alvei di torrentelli. Così ora si presenta
l'ambiente.
La "strada storta" prosegue fino a Cassano
Magnago. Un tempo era utilizzata dagli agricoltori della zona. Campi su un terreno che i
torrenti usano come sfogo quando si riempiono troppo. "Quando costruiranno i binari
toglieranno a questo territorio lo sfogo naturale delle acque - dice Eleonora Tenconi -
dovranno stare attenti, tanto é vero che Hupac si è già allagato altre volte".
La stradina nei campi gira e arriva fino alle vasche di Cassano Magnago, strutture
pensate per raccogliere l'acqua alluvionale. Lo studio ambientale fatto da Hupac
definisce questa zona di scarso valore ambientale. "Non é così - ci risponde la
signora - si tratta di zona verde e comunque con quelle caratteristiche che ho detto prima
ha una sua funzione importante".
Hupac ha promesso barriere antirumore lungo i binari. "Sì -
risponde Eleonora - questa potrebbe essere una buona soluzione, ma il vero problema che ci
preoccupa é il passaggio dei Tir. Dicono che passeranno solo dalla strada per Malpensa e
che incrementeranno il raccordo treno-treno. Siamo dubbiosi e poi crediamo che il sistema
ferroviario italiano sia impreparato ad un aumento degli scambi su rotaia. Nella rete c'é
solo un binario dedicato alle merci".
Seguendo tutto il percorso
della stradina sui campi si può ritornare a Sciaré, sulla via Pier Capponi. I
quattrocentomila metri quadri della cosiddetta area Pip sono molto vicini al confine con
il nuovo Hupac. Li divide solo una striscia di terreni privati. Proprio su questa si é
fermata la votazione nella commissione territorio della settimana scorsa. Il
vicecapogruppo di Forza Italia Massimo Bossi (che abita a Sciaré) ha chiesto che quei
terreni siano vincolati. Il perché é semplice. Hupac, oltre allo spazio previsto dal
progetto, possiede anche altri terreni intorno al futuro scalo. Molti cittadini temono che
la società possa acquistare ancora ed espandersi fino a Sciaré.
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