| E' bastato un intervento del
presidente della Commissione regionale sanità, Massimo Buscemi, a far sollevare un
piccolo caso politico intorno alla casa di riposo. Questa volta, sul banco degli accusati,
non é stata la dirigenza della Camelot (così si chiama la struttura dei Ronchi), bensì
l'ufficio che deve concedere l'autorizzazione all'utilizzo delle cucine. In questo
momento, i pasti, vengono cucinati all'esterno dei Ronchi, con un comprensibile disagio
per gli anziani, ai quali vengono distribuite non di rado pietanze fredde. Cucina sì, cucina no. Un tira e molla che, denunciava Buscemi, impediva ai
dirigenti della 3Sg (l'azienda dei Ronchi) di fare al meglio il proprio lavoro. Ebbene,
dopo la protesta sui giornali, si sono presentati l'altro ieri due ufficiali sanitari per
concedere il nulla osta. Un intervento tempestivo.
Andrea Bagaglio, responsabile della "Unità territoriale del
servizio prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro", spiega così la vicenda:
"in data nove agosto abbiamo ricevuto la richiesta della ditta Onama, il gestore
delle mensa, per poter utilizzare dei locali seminterrati come mensa. Il primo settembre
io e un tecnico siamo stati nella casa di riposo, rilevando che il piano spogliatoi era
alto due metri e trentotto in punto e due metri e trentacinque in un altro, mentre la
normativa prevede un altezza minima di due metri e quaranta. Allora, per facilitare la
casa di riposo, ho detto a voce al direttore che avrebbero avuto bisogno di una richiesta
di deroga, evitando di mandare comunicazione scritta, cosa che avrebbe ancora allungato i
tempi. Il quattro settembre é arrivata la richiesta da parte della Onama. Questa è stata
soddisfatta il dodici settembre. Mi pare che ci si sia mossi con celerità e con la
massima volontà di collaborazione. E' tutto quel che ho da dire".
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