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Ore 16.28.18
Giorno
07/06/07
Speciale Carabelli
Solbiate Arno - Parla il commissario Alberto Falini. Mercoledì 20 scade il primo bando per valutare le offerte di aziende interessate. Atmosfera di fiducia
Carabelli, porte aperte ai primi compratori

carabelliingresso1.jpg (11021 byte)Quella prima visita in fabbrica, a lume di candela, con gli operai barricati in mezzo ai macchinari, non se la scorderà facilmente. Da quell'aprile é passata molta acqua sotto i ponti. Per Alberto Falini, commissario giudiziale nominato dal Ministero dell'Industria e dal tribunale di Busto Arsizio per resuscitare lo storico calzificio di Solbiate, é stato un lavoro duro ma fin qui fruttuoso. Con lui é arrivata l'amministrazione staordinaria, la speranza di ricominciare a produrre. Nel frattempo il commissario si é anche sposato. Una settimana di viaggio di nozze con il cellulare sempre acceso e il pensiero a quelle mura e a quelle macchine che dovevano ricominciare a funzionare. Oggi il tempo che é passato non ha cambiato il suo modo di pensare, la sua logica razionalità, ma certamente ha fatto riflettere un territorio varesino, scosso da una vicenda troppo brutta per essere vera: una multinazionale che si mangia la fabbrica di casa e che la manda allo sbaraglio. Finalmente siamo alla vigilia di una scadenza importante. Mercoledì 20 settembre scade il bando d'affitto pubblicato a fine agosto sul "Sole 24 ore" e sul "Corriere delle sera".

"Una misura che mi serve per testare la ricettività del mercato" spiega Falini. Le proposte che giungeranno sul suo tavolo potrebbero cambiare la carte nel mazzo. In ogni caso Falini va avanti. L'amministrazione straordinaria impone dei passaggi formali obbligati. La vera scadenza importante é il 30 settembre, il giorno in cui consegnerà nelle mani del Ministro dell'Industria il programma di dodici mesi, prorogabile di tre, con la quale chiuderà l'intera questione. Si tratta di una sorta di piano industriale semplificato. E sarà il disegno strategico che rappresenterà il biglietto da visita dell'azienda di fronte al mercato. O la va o la spacca. Ma questa volta forse va.

Dottor Falini, Siamo arrivati a un momento decisivo?

"Sì, é il primo di alcuni passaggi formali molto importanti. Chiariamo subito che io sto lavorando per elaborare un programma come se dovessimo fare da soli, ma, certamente, se giungessero proposte interessanti le dovremo valutare. Come dicevo il bando di affitto é uno strumento che potrà aiutarmi a capire gli orientamenti del mercato. L'abbiamo fatto pubblicare da due importanti quotidiani perché la normativa ci obbliga alla pubblicità delle nostre azioni".

Perché ha scelto il bando di affitto?

"Perché non potevo fare quello di cessione. Al momento della presentazione del bando non erano ancora stati completati due passaggi necessari: la nomina del Comitato di sorveglianza, che ora é stata fatta, e l'approvazione del programma di lavoro da parte del Ministero dell'industria. Il sì o il no del Ministero lo sapremo dopo la presentazione del programma stesso il 30 settembre".

Come si é arrivati alla procedura finalizzata alla cessione?

"Nel momento in cui sono stato nominato commissario giudiziale avevo due strade: o lavorare per la ristrutturazione o per la cessione. La prima presentava dei problemi oggettivi. Avevo 24 mesi di tempo per pagare tutti i debiti e poi restituire le chiavi in mano all'ultimo proprietario. Con la procedura finalizzata alla cessione ho 12 mesi di tempo per trovare una nuova proprietà. Mi sembrava la scelta migliore".

Cosa ha trovato al Carabelli quando é arrivato ad aprile?

"La luce tagliata, i fornitori che non volevano più lavorare con noi, una struttura manageriale che aveva perso molti uomini. E' stata molto dura all'inizio e devo dire che sono stati mesi molto intensi. Ho ereditato un'azienda complessa e sinceramente non é stato uno scherzo razionalizzare il tutto".

Quali risultati positivi é riuscito a portare a casa finora?

"Certamente il risultato simbolico di aver riaperto lo spaccio, un messaggio importante per il territorio. Poi abbiamo centrato un obiettivo concreto con la cassa integrazione per i mesi di aprile e maggio e siamo alla vigilia della firma dell'accordo per i mesi successivi. Un altro buon risultato é che abbiamo ricominciato la produzione di calze, con una fornitura per l'esercito che era rimasta inevasa. E' stata un po' dura convincere i fornitori a lavorare ancora per noi ma ce l'abbiamo fatta".

Come procede ora il lavoro all'interno della fabbrica?

"Sono ancora pochi dipendenti, organizzati con un sistema di turnazione, ma comunque é stata riavviata la produzione".

Possiamo dire che ci sono delle speranze concrete per il futuro?

"Posso dire questo: io sto lavorando come pubblico ufficiale a tutela dei creditori. Nel momento in cui dovessi avere la certezza che le cose vanno male avrei il dovere di chiedere il fallimento".

Invece lei sta lavorando in tutt'altra direzione...

"Esatto".

Cosa potrà succedere nei prossimi giorni se ci sarà un offerta d'affitto convincente?

"Innanzitutto la legge sull'amministrazione straordinaria pone delle condizioni non solo economiche per valutare la serietà di un interessamento. Bisogna anche valutare la situazione dell'azienda interessata e suoi piani futuri, per evitare infortuni come quello capitato l'anno scorso al Carabelli. Se ci sarà un'offerta credibile credo che sia inutile aspettare ad esempio tre mesi, ma che sia necessario agire subito, anche perché abbiamo davanti un anno circa di tempo. Se non ci saranno proposte interessanti andremo comunque avanti. Ripeto, io sto lavorando come se dovessimo rimettere in piedi l'azienda da soli, perché questo ci dà una base da cui partire. Tutto quello che verrà in più in questo momento sarà oggetto di valutazione. Ora, aspettando quei passaggi formali di cui le dicevo prima, baderemo a rinforzare i vari comparti dell'azienda, a cominciare da struttura commerciale e rete di vendita".

Come sono stati i rapporti con i lavoratori?

"Si é lavorato molto bene, e da parte di tutti c'é stato un vero spirito di abnegazione, nonostante la situazione così difficile".

E quello con le istituzioni e il territorio?

"Ho trovato una buona disponibilità nelle istituzioni locali e negli operatori del settore. E devo dire che sono stato anche supportato sia dall'Univa che dai sindacati. Ognuno ha giocato il suo ruolo".

Un pensiero infine al suo ruolo. Che esperienza é stata per lei?

"Mi ha assorbito tantissimo. Ora sono in un momento in cui devo concentrarmi più sulla cessione, che é il vero cuore del problema. Per questo sto cercando di delegare ad altri problemi più contingenti come l'Enel, i fornitori o altro. Di certo un'esperienza significativa".

Roberto Rotondo

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