Quella prima visita in fabbrica, a lume di candela, con gli operai barricati
in mezzo ai macchinari, non se la scorderà facilmente. Da quell'aprile é passata molta
acqua sotto i ponti. Per Alberto Falini, commissario giudiziale nominato dal Ministero
dell'Industria e dal tribunale di Busto Arsizio per resuscitare lo storico calzificio di
Solbiate, é stato un lavoro duro ma fin qui fruttuoso. Con lui é arrivata
l'amministrazione staordinaria, la speranza di ricominciare a produrre. Nel frattempo il
commissario si é anche sposato. Una settimana di viaggio di nozze con il cellulare sempre
acceso e il pensiero a quelle mura e a quelle macchine che dovevano ricominciare a
funzionare. Oggi il tempo che é passato non ha cambiato il suo modo di pensare, la sua
logica razionalità, ma certamente ha fatto riflettere un territorio varesino, scosso da
una vicenda troppo brutta per essere vera: una multinazionale che si mangia la fabbrica di
casa e che la manda allo sbaraglio. Finalmente siamo alla vigilia di una scadenza
importante. Mercoledì 20 settembre scade il bando d'affitto pubblicato a fine agosto sul
"Sole 24 ore" e sul "Corriere delle sera". "Una misura che mi serve per testare la ricettività del
mercato" spiega Falini. Le proposte che giungeranno sul suo tavolo potrebbero
cambiare la carte nel mazzo. In ogni caso Falini va avanti. L'amministrazione
straordinaria impone dei passaggi formali obbligati. La vera scadenza importante é il 30
settembre, il giorno in cui consegnerà nelle mani del Ministro dell'Industria il
programma di dodici mesi, prorogabile di tre, con la quale chiuderà l'intera questione.
Si tratta di una sorta di piano industriale semplificato. E sarà il disegno strategico
che rappresenterà il biglietto da visita dell'azienda di fronte al mercato. O la va o la
spacca. Ma questa volta forse va.
Dottor Falini, Siamo arrivati a un momento
decisivo?
"Sì, é il primo di alcuni passaggi formali molto
importanti. Chiariamo subito che io sto lavorando per elaborare un programma come se
dovessimo fare da soli, ma, certamente, se giungessero proposte interessanti le dovremo
valutare. Come dicevo il bando di affitto é uno strumento che potrà aiutarmi a capire
gli orientamenti del mercato. L'abbiamo fatto pubblicare da due importanti quotidiani
perché la normativa ci obbliga alla pubblicità delle nostre azioni".
Perché ha scelto il bando di affitto?
"Perché non potevo fare quello di cessione. Al
momento della presentazione del bando non erano ancora stati completati due passaggi
necessari: la nomina del Comitato di sorveglianza, che ora é stata fatta, e
l'approvazione del programma di lavoro da parte del Ministero dell'industria. Il sì o il
no del Ministero lo sapremo dopo la presentazione del programma stesso il 30
settembre".
Come si é arrivati alla procedura finalizzata alla
cessione?
"Nel momento in cui sono stato nominato commissario
giudiziale avevo due strade: o lavorare per la ristrutturazione o per la cessione. La
prima presentava dei problemi oggettivi. Avevo 24 mesi di tempo per pagare tutti i debiti
e poi restituire le chiavi in mano all'ultimo proprietario. Con la procedura finalizzata
alla cessione ho 12 mesi di tempo per trovare una nuova proprietà. Mi sembrava la scelta
migliore".
Cosa ha trovato al Carabelli quando é arrivato ad
aprile?
"La luce tagliata, i fornitori che non volevano più
lavorare con noi, una struttura manageriale che aveva perso molti uomini. E' stata molto
dura all'inizio e devo dire che sono stati mesi molto intensi. Ho ereditato un'azienda
complessa e sinceramente non é stato uno scherzo razionalizzare il tutto".
Quali risultati positivi é riuscito a portare a
casa finora?
"Certamente il risultato simbolico di aver riaperto lo
spaccio, un messaggio importante per il territorio. Poi abbiamo centrato un obiettivo
concreto con la cassa integrazione per i mesi di aprile e maggio e siamo alla vigilia
della firma dell'accordo per i mesi successivi. Un altro buon risultato é che abbiamo
ricominciato la produzione di calze, con una fornitura per l'esercito che era rimasta
inevasa. E' stata un po' dura convincere i fornitori a lavorare ancora per noi ma ce
l'abbiamo fatta".
Come procede ora il lavoro all'interno della
fabbrica?
"Sono ancora pochi dipendenti, organizzati con un
sistema di turnazione, ma comunque é stata riavviata la produzione".
Possiamo dire che ci sono delle speranze concrete
per il futuro?
"Posso dire questo: io sto lavorando come pubblico
ufficiale a tutela dei creditori. Nel momento in cui dovessi avere la certezza che le cose
vanno male avrei il dovere di chiedere il fallimento".
Invece lei sta lavorando in tutt'altra
direzione...
"Esatto".
Cosa potrà succedere nei prossimi giorni se ci
sarà un offerta d'affitto convincente?
"Innanzitutto la legge sull'amministrazione
straordinaria pone delle condizioni non solo economiche per valutare la serietà di un
interessamento. Bisogna anche valutare la situazione dell'azienda interessata e suoi piani
futuri, per evitare infortuni come quello capitato l'anno scorso al Carabelli. Se ci sarà
un'offerta credibile credo che sia inutile aspettare ad esempio tre mesi, ma che sia
necessario agire subito, anche perché abbiamo davanti un anno circa di tempo. Se non ci
saranno proposte interessanti andremo comunque avanti. Ripeto, io sto lavorando come se
dovessimo rimettere in piedi l'azienda da soli, perché questo ci dà una base da cui
partire. Tutto quello che verrà in più in questo momento sarà oggetto di valutazione.
Ora, aspettando quei passaggi formali di cui le dicevo prima, baderemo a rinforzare i vari
comparti dell'azienda, a cominciare da struttura commerciale e rete di vendita".
Come sono stati i rapporti con i lavoratori?
"Si é lavorato molto bene, e da parte di tutti c'é
stato un vero spirito di abnegazione, nonostante la situazione così difficile".
E quello con le istituzioni e il territorio?
"Ho trovato una buona disponibilità nelle istituzioni
locali e negli operatori del settore. E devo dire che sono stato anche supportato sia
dall'Univa che dai sindacati. Ognuno ha giocato il suo ruolo".
Un pensiero infine al suo ruolo. Che esperienza é
stata per lei?
"Mi ha assorbito tantissimo. Ora sono in un momento in
cui devo concentrarmi più sulla cessione, che é il vero cuore del problema. Per questo
sto cercando di delegare ad altri problemi più contingenti come l'Enel, i fornitori o
altro. Di certo un'esperienza significativa".
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