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Ore 16.28.12
Giorno
07/06/07
Busto Arsizio - Da "Inno alla vita" di padre Alex Zanotelli
Rimettere in discussione il sistema globale

«Non ho lavoro» 

«Sina Kazi!» («Non ho lavoro»), ti senti dire di continuo. Soweto è solo un piccolo squarcio sulla drammatica realtà dei poveri di Nairobi. Da Soweto a Korogocho, da Kariobangi a Dandora, da Mathare a Kibera... è una ininterrotta serie di baraccopoli dove è concentrato il 60 per cento della popolazione della capitale keniota. Queste bidonville di Nairobi sono solo una piccola porzione del Pianeta baraccopoli del continente africano: dai cimiteri del Cairo a Cross-Roads di Città del Capo, da Amakoko (Lagos, Nigeria) a Pakine (Dakar, Senegal): Simboli di una marea immensa di oltre un miliardo di uomini e donne che nei paesi impoveriti vivono in favelas, barrios, slums... In Africa siamo solo agli inizi di un fenomeno che andrà assumendo proporzioni gigantsche. Si prevede che mezzo miliardo di africani vivrà in baraccopoli fra 30 anni. L'Africa è destinata a difventare un'immensa Soweto.

È il mondo, in continua espansione, degli «impoveriti», vittime di un sistema mondiale che permette ai pochi di diventare sempre più ricchi, a spese di molti morti di fame. A ragione bisogna parlare non di poveri, ma di impoveriti perché è un sistema che inesorabilmente li riduce ad essere sempre più poveri, mentre pochi diventeranno sempre più ricchi. Il 23% della popolazione mondiale (il Nord) detiene, infatti, l'80% delle risorse di questo mondo. Questo vi permette di vivere da piccoli nababbi alle spalle degli impoveriti del Sud del mondo. E questo divario sta diventando sempre più grande. Lo stesso vale all'interno dei paesi poveri, tra i pochi super-ricchi (le élite al potere) e la stragrande maggioranza della popolazione che vive di stenti.

Rimettere in discussione il sistema

Quando avremo il coraggio di proclamare a voce alta che questo modello di sviluppo è immorale? Ritengo questo nostro tipo di sviluppo immorale perché ci porta tutti inesorabilmente alla morte. È questa l'affermazione centrale dell'enciclica Sollecitudo rei socialis di Giovanni Paolo II: «Se a tutto si aggiunge il pericolo tremendo rappresentato dalle armi atomiche, la conclusione logica appare questa: il panorama del mondo odierno, compreso quello economico, sembra destinato ad avvicinarsi più rapidamente alla morte». fatto che abbiamo il coraggio di spendere in armi 1200 miliardi di dollari all'anno (l'equivalente di oltre due miliardi di lire italiane ogni minuto), mentre oltre 800milioni di uomini vivono sotto la soglia della povertà assoluta (15-20 bambini sotto i 5 anni muoiono di fame ogni minuto), è il più chiaro esempio della morte a cui il nostro sistema ci sta portando. Le spese annuali in armi a livello mondiale equivalgono ai 250 miliardi di dollari di debito che i paesi impoveriti devono pagare  al club dei ricchi: nel 1988, i poveri hanno dovuto sborsare 43 miliardi di dollari come tasso di interesse. I poveri sono così costretti a lavorare per accrescere la ricchezza  dei ricchi. Un sistema di morte, il nostro, che sacrifica tutto e tutti  al Moloch del denaro, a Mammona; anche la natura. Oggi infatti, di conseguenza, il pianeta è gravemente minacciato di morte. Se Time - la rivista così legata al potere economico americano- ha avuto l'ardire di scegliere la terra (endangered planet- pianeta minacciato) come "Pianeta dell'anno" (invece della rubrica fissa "uomo dell'anno") significa che la situazione ecologica mondiale è davvero grave. Basta  rileggere il rapporto 1988 sullo stato del mondo, firmato dal celebre scienziato americano L. Brownr, per rendersene conto, a Nord come a Sud. " Gli esperti, che usano il tenore di vita occidentale come metro- afferma l'indiano Amupam Mishra, in una critica serrata al notevole documento Il nostro comune futuro, conosciuto anche come" Rapporto Brundtland "- non comprendono che la vera causa della distruzione della popolazione sta proprio nell'imposizione di un tenore di vita occidentale per tutti, e non viceversa. Purtroppo tutti i governi odierni, sia democratici che dittatoriali, sia socialisti che islamici, fanno ogni sforzo per raggiungere un tenore di vita occidentale per la loro gente. E per questo sono pronti a vendere il loro suolo, l'acqua, le foreste, l'aria, ma anche le donne e i bambini ai mercanti e speculatori occidentali.

(Da "Inno alla vita" Emi, Bologna 2000, pp.36-38)

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