| «Non ho
lavoro» «Sina Kazi!» («Non ho
lavoro»), ti senti dire di continuo. Soweto è solo un piccolo squarcio sulla drammatica
realtà dei poveri di Nairobi. Da Soweto a Korogocho, da Kariobangi a Dandora, da Mathare
a Kibera... è una ininterrotta serie di baraccopoli dove è concentrato il 60 per cento
della popolazione della capitale keniota. Queste bidonville di Nairobi sono solo una
piccola porzione del Pianeta baraccopoli del continente africano: dai cimiteri del Cairo a
Cross-Roads di Città del Capo, da Amakoko (Lagos, Nigeria) a Pakine (Dakar, Senegal):
Simboli di una marea immensa di oltre un miliardo di uomini e donne che nei paesi
impoveriti vivono in favelas, barrios, slums... In Africa siamo solo agli inizi di un
fenomeno che andrà assumendo proporzioni gigantsche. Si prevede che mezzo miliardo di
africani vivrà in baraccopoli fra 30 anni. L'Africa è destinata a difventare un'immensa
Soweto.
È il mondo, in continua espansione, degli «impoveriti»,
vittime di un sistema mondiale che permette ai pochi di diventare sempre più ricchi, a
spese di molti morti di fame. A ragione bisogna parlare non di poveri, ma di impoveriti
perché è un sistema che inesorabilmente li riduce ad essere sempre più poveri, mentre
pochi diventeranno sempre più ricchi. Il 23% della popolazione mondiale (il Nord)
detiene, infatti, l'80% delle risorse di questo mondo. Questo vi permette di vivere da
piccoli nababbi alle spalle degli impoveriti del Sud del mondo. E questo divario sta
diventando sempre più grande. Lo stesso vale all'interno dei paesi poveri, tra i pochi
super-ricchi (le élite al potere) e la stragrande maggioranza della popolazione che vive
di stenti.
Rimettere in discussione il sistema
Quando avremo il coraggio di proclamare a voce alta che
questo modello di sviluppo è immorale? Ritengo questo nostro tipo di sviluppo immorale
perché ci porta tutti inesorabilmente alla morte. È questa l'affermazione centrale
dell'enciclica Sollecitudo rei socialis di Giovanni Paolo II: «Se a tutto si
aggiunge il pericolo tremendo rappresentato dalle armi atomiche, la conclusione logica
appare questa: il panorama del mondo odierno, compreso quello economico, sembra destinato
ad avvicinarsi più rapidamente alla morte». fatto che abbiamo il coraggio di spendere in
armi 1200 miliardi di dollari all'anno (l'equivalente di oltre due miliardi di lire
italiane ogni minuto), mentre oltre 800milioni di uomini vivono sotto la soglia della
povertà assoluta (15-20 bambini sotto i 5 anni muoiono di fame ogni minuto), è il più
chiaro esempio della morte a cui il nostro sistema ci sta portando. Le spese annuali in
armi a livello mondiale equivalgono ai 250 miliardi di dollari di debito che i paesi
impoveriti devono pagare al club dei ricchi: nel 1988, i poveri hanno dovuto
sborsare 43 miliardi di dollari come tasso di interesse. I poveri sono così costretti a
lavorare per accrescere la ricchezza dei ricchi. Un sistema di morte, il nostro, che
sacrifica tutto e tutti al Moloch del denaro, a Mammona; anche la natura. Oggi
infatti, di conseguenza, il pianeta è gravemente minacciato di morte. Se Time - la
rivista così legata al potere economico americano- ha avuto l'ardire di scegliere la
terra (endangered planet- pianeta minacciato) come "Pianeta dell'anno"
(invece della rubrica fissa "uomo dell'anno") significa che la situazione
ecologica mondiale è davvero grave. Basta rileggere il rapporto 1988 sullo stato
del mondo, firmato dal celebre scienziato americano L. Brownr, per rendersene conto, a
Nord come a Sud. " Gli esperti, che usano il tenore di vita occidentale come metro-
afferma l'indiano Amupam Mishra, in una critica serrata al notevole documento Il nostro
comune futuro, conosciuto anche come" Rapporto Brundtland "- non comprendono
che la vera causa della distruzione della popolazione sta proprio nell'imposizione di un
tenore di vita occidentale per tutti, e non viceversa. Purtroppo tutti i governi odierni,
sia democratici che dittatoriali, sia socialisti che islamici, fanno ogni sforzo per
raggiungere un tenore di vita occidentale per la loro gente. E per questo sono pronti a
vendere il loro suolo, l'acqua, le foreste, l'aria, ma anche le donne e i bambini ai
mercanti e speculatori occidentali.
(Da "Inno alla vita" Emi, Bologna 2000, pp.36-38)
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