| È un personaggio scomodo.
Scomodo perché, da missionario comboniano, ha sempre voluto vivere in maniera coerente
con le sue scelte religiose. Combattendo molteplici battaglie contro il commercio delle
armi, l'apartheid sudafricano e la negazione dei diritti dei popoli. Ed è con questo
spirito di giustizia che sabato padre Alex Zanotelli, già direttore della rivista
Nigrizia, parlerà al Museo del Tessile di Busto Arsizio. Dove, dalle 21 in avanti,
l'appuntamento è con il Giubileo degli Oppressi. Un
titolo provocatorio che riflette un contenuto che si annuncia provocatorio. «Diciamo no
al Giubileo della globalizzazione - spiegano gli organizzatori - vista come legge suprema
del mercato che divora le persone, le culture, le stesse possibilità di sopravvivenza sul
pianeta. Diciamo sì al Giubileo del sogno di Dio, celebrato da tutti gli uomini di buona
volontà, in profonda solidarietà di vita con tutti gli "oppressi e gli sconfitti
della storia"». A promuovere l'iniziativa, diversi gruppi locali: Acli, Anolf, Sir
John, Associazione Christian Marelli e Bottega Migrando.
Legato all'oratorio San Luigi tramite l'Associazione Christian - con
la quale ha inaugurato il poliambulatorio di Korogocho, nella capitale del Kenya - padre
Zanotelli è già stato a Busto qualche anno fa. Quando, nella basilica di San Giovanni,
celebrò la messa domenicale. E già allora - ricordano gli organizzatori - la sua predica
colpì nel segno, scuotendo le coscienze di molti cittadini bustesi. Sabato il
missionario, che da dieci anni vive in una baraccopoli di Nairobik, torna dunque in città
per lanciare un nuovo messaggio. In linea, naturalmente, con quello che è stato fin
dall'inizio il suo programma: «Essere al servizio dell'Africa, in particolare "voce
dei senza voce", per una critica radicale al sistema politico-economico del Nord del
mondo, che crea al Sud sempre nuova miseria e distrugge i valori africani più belli,
autentici e profondi».
Il compito di introdurre la relazione di padre Zanotelli sabato
spetterà al fotoreporter Enrico Mascheroni. Che, per conto della Caritas, ha anche
realizzato un reportage sui profughi della zona dei Grandi Laghi, nel Sudan.
Un'impressionante serie di immagini che, prossimamente, dovrebbe venire esposto anche in
città.
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