| Strappa gli applausi, padre Alex. Tra il pubblico, circa trecento persone,
cè chi lo ha già sentito parlare due, tre o più volte. Anche a Verona, domenica
scorsa, con il suo amico Beppe Grillo. Cè persino chi è andato a trovarlo a
Korogocho, tra le baracche ai margini di Nairobi dove vive. Eppure, per due ore
lattenzione della platea non è mai calata.
Ma non vuole battimani: "Non mettetemi
sul piedistallo, non metteteci nessuno. Chi lo fa è perché vuole scaricarsi dalle
proprie responsabilità". E non vuole essere definito profeta "I veri
profeti sono gli emarginati, sono i poveri che vivono nei sotterranei della storia".
Ogni volta torna in Italia lasciando la sua
missione Alex Zanotelli, comboniano, passa da un convegno allaltro, da una città
allaltra, richiama centinaia di credenti e non, gente impegnata nel volontariato e
semplici cittadini: tutti si entusiasmano nel sentire le sue lucide e spietate analisi
della società moderna e si commuovono nellascoltare le struggenti storie di vita e
di morte che lo accompagnano nel suo slum. Con grande caparbietà gli organizzatori del
convegno (ACLI, ANOLF, Ass. Christian, Sir John e Migrando) sono riusciti a convincerlo a
partecipare a questa serata. E ne è valsa la pena.
La sala conferenze del Museo del Tessile è
già stracolma quando Zanotelli entra, reduce da un convegno con Serge Latouche a Sesto S.
Giovanni. Si comincia con una proiezione di splendide foto di Enrico Mascheroni, immagini
di Korogocho, dei suoi volti, della sua discarica, della sua confusione.
Quindi padre Alex prende il microfono e, come sua abitudine, invita ciascuno
dei presenti a rivolgersi al vicino e a dargli il benvenuto: così si fa ogni domenica
nella sua parrocchia. "Non volevo venire in Italia, ma la mia congregazione ha
insistito che prendessi parte al convegno di Verona, il Giubileo degli Oppressi. E ora
sono contento di averlo fatto, perché da quello che ho visto credo che possa nascere una
nuova stagione della speranza".
È un fiume in piena il suo discorso. Cita
teologi non allineati, poeti, filosofi e anche Marx "Ha raccontato un sacco di balle
ma una cosa lha vista giusta: leconomia è al primo posto nella nostra
società. E da lì dobbiamo partire per cambiarla". Poi dà una lettura diversa della
Bibbia, più vicina al suo significato originale e questo la rende attuale, applicabile
alla storia dei nostri giorni. "È quello che deve fare la chiesa oggi, deve essere
coscienza critica partendo dal Vangelo".
"Viviamo in una civiltà come quella
egiziana" continua, "Il faraone e Clinton sono uguali, gli imperi di ogni epoca
si assomigliano perché si basano su tre principi: lopulenza di poche persone, la
politica oppressiva ed una religione dove Dio è prigioniero del sistema". Mosè
riesce a rendere libero il suo popolo ma "quando Salomone costruisce il tempio e
cerca di rinchiudervi il suo Signore, ecco che Dio non è più con lui ma sta con gli
oppressi".
Si deve partire da loro, gli oppressi, gli
ultimi, i poveri che, come recita il titolo di uno dei suoi libri più noti, non ci
lasceranno dormire. "Non sono qui a colpevolizzare nessuno, non ce lho con voi.
I ricchi li trovo a Nairobi a soli 3 Km da Korogocho". Però non dobbiamo sfuggire
alle nostre responsabilità e invita ad agire proponendo degli esempi: "imparate ad
acquistare in modo critico" - dice, mostrando la nuova edizione della Guida al
consumo critico - "e imparate a boicottare" e segnala lesempio degli
ananas della Del Monte, un campagna che lui ha seguito da vicino e che ha avuto successo
in pochi mesi. Ritiene fondamentale organizzarsi tra realtà di base (cita la Rete di
Lilliput) e chiede "che dietro ogni bottega del commercio equo ci siano famiglie che
si incontrano, che si scambiano le esperienze di resistenza. Ripartite guardandovi in
volto, perché è da lì che nasce la speranza. Ognuno di noi è unico, irripetibile e
può fare cose grandi".
E alla fine lovazione che dura qualche minuto, lui si siede, stanco ma
felice di avere portato un po di carica ad un territorio dove, così gli hanno
detto, "è inutile andare a parlare, tanto non combinano niente". Ma lui non ci
crede. Si conclude, tenendosi per mano, intonando Freedom. Il tempo di un saluto,
un abbraccio per tutti coloro che gli si avvicinano e poi via verso l'Umbria: domani c'è
la Marcia Nonviolenta da Perugia ad Assisi e Alex ci sarà.
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