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Ore 16.28.07
Giorno
07/06/07
 

 

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Busto Arsizio - Entusiasmo per l’atteso ritorno di padre Alex Zanotelli
"Non chiamatemi profeta" 

Strappa gli applausi, padre Alex. Tra il pubblico, circa trecento persone, c’è chi lo ha già sentito parlare due, tre o più volte. Anche a Verona, domenica scorsa, con il suo amico Beppe Grillo. C’è persino chi è andato a trovarlo a Korogocho, tra le baracche ai margini di Nairobi dove vive. Eppure, per due ore l’attenzione della platea non è mai calata.

Ma non vuole battimani: "Non mettetemi sul piedistallo, non metteteci nessuno. Chi lo fa è perché vuole scaricarsi dalle proprie responsabilità". E non vuole essere definito profeta "I veri profeti sono gli emarginati, sono i poveri che vivono nei sotterranei della storia".

Ogni volta torna in Italia lasciando la sua missione Alex Zanotelli, comboniano, passa da un convegno all’altro, da una città all’altra, richiama centinaia di credenti e non, gente impegnata nel volontariato e semplici cittadini: tutti si entusiasmano nel sentire le sue lucide e spietate analisi della società moderna e si commuovono nell’ascoltare le struggenti storie di vita e di morte che lo accompagnano nel suo slum. Con grande caparbietà gli organizzatori del convegno (ACLI, ANOLF, Ass. Christian, Sir John e Migrando) sono riusciti a convincerlo a partecipare a questa serata. E ne è valsa la pena.

La sala conferenze del Museo del Tessile è già stracolma quando Zanotelli entra, reduce da un convegno con Serge Latouche a Sesto S. Giovanni. Si comincia con una proiezione di splendide foto di Enrico Mascheroni, immagini di Korogocho, dei suoi volti, della sua discarica, della sua confusione.

Quindi padre Alex prende il microfono e, come sua abitudine, invita ciascuno dei presenti a rivolgersi al vicino e a dargli il benvenuto: così si fa ogni domenica nella sua parrocchia. "Non volevo venire in Italia, ma la mia congregazione ha insistito che prendessi parte al convegno di Verona, il Giubileo degli Oppressi. E ora sono contento di averlo fatto, perché da quello che ho visto credo che possa nascere una nuova stagione della speranza".

È un fiume in piena il suo discorso. Cita teologi non allineati, poeti, filosofi e anche Marx "Ha raccontato un sacco di balle ma una cosa l’ha vista giusta: l’economia è al primo posto nella nostra società. E da lì dobbiamo partire per cambiarla". Poi dà una lettura diversa della Bibbia, più vicina al suo significato originale e questo la rende attuale, applicabile alla storia dei nostri giorni. "È quello che deve fare la chiesa oggi, deve essere coscienza critica partendo dal Vangelo".

"Viviamo in una civiltà come quella egiziana" continua, "Il faraone e Clinton sono uguali, gli imperi di ogni epoca si assomigliano perché si basano su tre principi: l’opulenza di poche persone, la politica oppressiva ed una religione dove Dio è prigioniero del sistema". Mosè riesce a rendere libero il suo popolo ma "quando Salomone costruisce il tempio e cerca di rinchiudervi il suo Signore, ecco che Dio non è più con lui ma sta con gli oppressi".

Si deve partire da loro, gli oppressi, gli ultimi, i poveri che, come recita il titolo di uno dei suoi libri più noti, non ci lasceranno dormire. "Non sono qui a colpevolizzare nessuno, non ce l’ho con voi. I ricchi li trovo a Nairobi a soli 3 Km da Korogocho". Però non dobbiamo sfuggire alle nostre responsabilità e invita ad agire proponendo degli esempi: "imparate ad acquistare in modo critico" - dice, mostrando la nuova edizione della Guida al consumo critico - "e imparate a boicottare" e segnala l’esempio degli ananas della Del Monte, un campagna che lui ha seguito da vicino e che ha avuto successo in pochi mesi. Ritiene fondamentale organizzarsi tra realtà di base (cita la Rete di Lilliput) e chiede "che dietro ogni bottega del commercio equo ci siano famiglie che si incontrano, che si scambiano le esperienze di resistenza. Ripartite guardandovi in volto, perché è da lì che nasce la speranza. Ognuno di noi è unico, irripetibile e può fare cose grandi".

E alla fine l’ovazione che dura qualche minuto, lui si siede, stanco ma felice di avere portato un po’ di carica ad un territorio dove, così gli hanno detto, "è inutile andare a parlare, tanto non combinano niente". Ma lui non ci crede. Si conclude, tenendosi per mano, intonando Freedom. Il tempo di un saluto, un abbraccio per tutti coloro che gli si avvicinano e poi via verso l'Umbria: domani c'è la Marcia Nonviolenta da Perugia ad Assisi e Alex ci sarà.

 

.Luca Bertoni

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