| Se qualcosa a Malpensa
deve cambiare é bene che lo si faccia in fretta. I giudizi del rapporto Ue sull'aeroporto
sono infatti poco meno di un accusa: il sistema di procedure antirumore in vigore da
marzo, infatti, é confuso e crea problemi di sicurezza. «E' opinione dei Consulenti -
recita il report riassuntivo - che l'attuale sistema sia complicato e abbia implicazioni
sulla sicurezza operativa, in quanto prevede cambiamenti alla pianificazione degli arrivi
e delle partenze con difficoltà a pianificare in anticipo quale pista di rullaggio sarà
presa dall'aereo per andare dalla pista al parcheggio». Stessa musica per le misure relative agli aerei in partenza. La attuali procedure
chiedono di ridurre la spinta di decollo a circa 1000 piedi, mentre la maggior parte dei
piloti starebbe ignorando questa raccomandazione. Il motivo é semplice. Il normale punto
di riduzione della spinta é 1500 piedi. Abbassando la leva 500 piedi prima, in caso di
avaria, si ridurrebbe considerevolmente il margine di sicurezza.
Argomenti che non
destano sorpresa, almeno tra coloro i quali seguono da tempo la vicenda Malpensa, ma non
per questo trascurabili. In generale é la concreta applicazione delle procedure
antirumore a vacillare. Da una parte la Cranfield University (la società che ha
radiografato l'hub per conto della Ue) dice sì all'idea di distribuire il rumore su un
territorio più vasto, per diminuire l'intensità dello stesso. Ma dall'altra, osserva che
molte di queste misure sono largamente inapplicate. In particolare il divieto ai voli
notturni («Malpensa é ancora aperta la notte»). Discutibile sarebbe anche l'eccessivo
uso delle cosiddette "finestre" e delle "circostanze eccezionali" che
consentono la deroga all'uso alternato delle piste secondo orari prestabiliti.
|