Sette
piccole bare bianche dipinte a mano, con fiorellini e angioletti. E, sopra a ognuna, un
mazzolino di margherite, legato con due nastrini rosa e azzurri. I bambini mai nati sono
stati salutati così, questa mattina verso le 10, al cimitero centrale di Busto Arsizio.
Una cerimonia composta, ma intensa. Una cerimonia che, comunque si consideri
l'interruzione della gravidanza, rappresenta un momento di riflessione. Perché oggi, per
la prima volta nella provincia di Varese, in quel campo 21 che si trova alle spalle della
chiesetta sono stati seppelliti i feti abortiti in modo spontaneo o volontario.
Raggruppati, a cinque alla volta, in feretri lunghi mezzo metro ciascuno.A seguire la cerimonia funebre, concelebrata da monsignore Claudio Livetti e
da don Maurizio Gagliardini, una cinquantina di cittadini. Nessuna autorità civile.
Bensì, un gruppo di uomini e donne di tutte le età ed estrazioni sociali. Ma accomunati
dal desiderio di dare una degna sepoltura a quelle che, per loro, erano vite umane.
«Piccoli fratelli», come sussurra qualcuno, per i quali qualche mamma non riesce a
trattenere le lacrime. Alcuni sgranano il rosario, altri depositano un fiore o un lumicino
sulla terra appena rimossa. Tutti ascoltano in silenzio le parole dei due sacerdoti.
Parole
che, nelle intenzioni di chi le pronuncia, non intendono essere un atto di denuncia o di
accusa. «Vogliamo agire nella massima discrezione e nel rispetto di tutti», evidenzia
infatti don Maurizio dell'Associazione difendere la vita con Maria, promotrice
dell'iniziativa. Ma, a tratti, le frasi si fanno inesorabilmente più dure. «Nella festa
degli arcangeli Gabriele, Michele e Raffaele - prosegue il religioso - noi ribadiamo il
valore della vita con questo atto di pietà verso i bambini non nati per una morte
ingiusta e violenta. E speriamo che la nostra preghiera e il loro sacrificio servano a far
ricevere la misericordia e il perdono di Dio ai colpevoli». Parole che pesano come
macigni. Seguite da quelle di monsignore Livetti. «Secondo noi - si limita a sottolineare
il decano di Busto - la sepoltura è un gesto dovuto. Perché per noi quelle contenute in
queste piccole bare sono vite umane e non possiamo accettare che finiscano tra i rifiuti
speciali». Poi lo sfogo dei religiosi lascia subito posto alle letture, le
preghiere e i canti che scandiscono la cerimonia funebre.
Funerale che, nelle intenzioni dell'Associazione difendere la vita
con Maria, si ripeterà ogni ultimo venerdì del mese. Con lo stesso spirito. Pregando,
cioè, «per le autorità statali affinché promuovano lo sviluppo e la salvezza
dell'infanzia, per chi violenta e sfrutta i bambini e per chi ignora i principi
fondamentali della vita». Senza dimenticare, però, di ringraziare l'Asl, la Regione e il
Comune per aver permesso che i funerali dei bambini mai nati possano aver luogo. Anche se
l'iter burocratico per arrivare alla sepoltura degli embrioni è stato lungo e le
difficoltà molteplici. Perché questo, inutile negarlo, è un tema delicato. Che come
tale, comunque la si pensi, merita di essere trattato.
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