| Solo il Premio per la Miglior
Sceneggiatura a I Cento Passi. Delusione per il cinema
italiano a Venezia. Dopo le acclamazioni della critica e le ottime recensioni su tutti i
giornali sia per il film di Marco Tullio Giordana che per La lingua del santo di
Carlo Mazzacurati, ci si aspettava qualcosa di più.
Lambito Leone dOro e andato alliraniano, già
vincitore della Camera dOr a Cannes nel 95 con Il palloncino bianco,
Jafar Panahi con il film Il Cerchio che narra della situazione della donna nel suo
paese, dove, se una donna non ha un marito, non è nessuno. Il Cerchio si può
quindi considerare parte di quel cinema iraniano che tanto sta facendo parlare di sé
negli ultimi anni, confermando la tendenza di un neorealismo mediorientale. Si teme molto
per luscita in sala nella sua nazione di origine, in quanto tocca temi, per la
cultura iraniana, molto delicati. Il vincitore di Venezia comunque batte anche bandiera
italiana, infatti questo film, anche se è girato totalmente in Iran, è prodotto da due
italiani: Cicutto e Lionello Cerri.
Nonostante le ottimistiche dichiarazioni del direttore della mostra
Alberto Barbera che si è dichiarato fiero delle scelte fatte, ci si aspettava qualcosa di
più per i quattro film italiani in concorso: se non per i deludenti Il partigiano
Johnny di Guido Chiesa e Denti di Gabriele Salvatores, per il bel I cento
Passi e per linterpretazione di Antonio Albanese (definito da molti il pioniere
della nuova comicità italiana) in La lingua del santo, le speranze erano molte.
Sarebbe piaciuta qualche sorpresa.
Ma la giuria, presieduta da Milos Forman (regista di Qualcuno volò
sul nido del cuculo e Amadeus), ha preferito premiare più un cinema di denuncia
internazionale. Oltre a Il cerchio, il Gran premio speciale della giuria è andato a Before
The Night Falls, la forte storia di uno scrittore cubano omosessuale perseguitato da
Castro che si aggiudica anche la Coppa Volpi per la miglior interpretazione maschile di
Xvier Bardem. La Coppa Volpi per la miglior attrice, cui era data favorita Isabelle
Huppert, è invece andata a Rose Byrne per The Goddees of 1967 per la sua
interpretazione della ragazza cieca che compie un viaggio nei bellissimi paesaggi
australiani.
Un Festival che ha perso molte star che per strada hanno dato
forfait, ma che ha dimostrato, grazie anche alla determinazione e al coraggio del
direttore, di credere in un cinema italiano ancora alla ricerca di una sua identità.
Buona occasione di rinascita anche per la Mostra.
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