| Presso la Camera di Commercio
si è svolta una tavola rotonda nellambito degli appuntamenti del Premio Chiara che
ha visto come ospiti tre importanti personaggi: leditore Luigi Brioschi, la
scrittrice Marta Morazzoni e il critico Armando Torno. Il tema dibattuto è stato posto
dalla domanda "Dove va il romanzo?" alla quale, comera prevedibile, non è
stato facile dare una risposta. Vediamo in sintesi i tre interventi, brevi, precisi e di
grande interesse. Così Brioschi « considero quello attuale
un buon periodo per il romanzo e sottolineo come le migliori produzioni provengano dalle
periferie più che dal centro, individuando come aree periferiche culturalmente fertili
LAmerica Latina in primis ma anche lIrlanda, lIslanda, la Scandinavia,
LIndia. Un paesaggio caotico come devessere, vitale, con diversissime
personalità e motivi. Un elemento che sembra però essere comune è un ritorno forte alla
oggettività narrativa, una fuga dalla soggettività americana tipica di alcuni decenni
fa. Cè anche un ritorno al locale, alla provincia, una ripresa del gergo
dialettale. Autori diversi ma di una sola generazione (hanno 40-42 anni), accomunati dal
forte proposito di tornare al narrare, di radicarsi in una tradizione.»
Per Torno invece «il romanzo è un genere già espresso dalla
letteratura greca, latina, bizantina e medievale in varie forme. Dal mondo greco a oggi
cè uno spazio creativo per il romanzo. Ciò che marca la differenza oggi è il
diverso approccio del lettore che, avendo meno tempo di un lettore dellottocento o
degli anni cinquanta, predilige una prosa nervosa, scattante, ansiosa.. Lindustria
editoriale deve cogliere ciò che può piacere al pubblico. Il tavolo di un libraio è
come una scala mobile: solo se cè una reazione immediata il libro può rimanere
esposto più a lungo. I tempi si accorciano, i generi si accavallano. Lo scrittore diventa
sempre più specchio del tempo. Non sappiamo dove va il romanzo attuale; il romanzo
nidifica dove cè qualcosa da scrivere, un contrasto sociale, una storia da
raccontare.»
Infine la Morazzoni «riprendendo la definizione data da Brioschi di
periferia posso dire di essere fortunata perché sono periferica rispetto al centro
culturale e da questa mia posizione ho tratto solo vantaggi nel mio discorso letterario.
Unaltra mia fortuna è stato un incontro editoriale davvero importante, quello con
Longanesi. Come lettore non risento del rapporto con il tempo e considero come
fondamentali per la mia formazione quattro romanzi di ampio respiro: lOrlando
Furioso, il Tristram Shandy, il capolavoro di Proust e i Promessi Sposi. Opere di grande
compagnia, contenitori di vita che oggi non si realizzano più perché chi scrive oggi
sente il passo del tempo. I ragazzi, questo lo posso dire dalla mia esperienza come
insegnante, conoscono le opere attraverso il cinema e spesso gli scrittori attuali
scrivono apposta per il cinema. Lopera del narratore che scrive oggi si traduce
spesso in una sorta di congestione, di nevrosi: il romanzo è più breve, conciso, non per
questo più denso.»
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