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07/06/07
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Musica - Bagno di folla per Luciano Ligabue nell'ultimo appuntamento del suo tour. Il rocker, alla fine del concerto, ha annunciato una lunga pausa
Il Liga, Emergency e Zibi venditore di lumini

L'uomo che è riuscito a sposare il rock con le piadine, la Fiat 850 special con la Cadillac, l'uomo che ha perso le parole ha chiuso il suo live tour a Varese. Dodicimila persone, molte delle quali venute da fuori, sono accorse all'ippodromo cittadino per seguire il concerto di Luciano Ligabue che, alla fine della performance, ha annunciato una lunga pausa di riflessione. 

Quasi tre ore tirate di concerto, con tutto il meglio del repertorio da Viva a Libera nos a malo, passando per il primo 45 giri accompagnato dal primo videoclip, imbarazzante e casereccio, sparato sul megaschermo. Un concerto tra le pazzie annunciate dei tecnici che, come vuole la tradizione dell'ultimo spettacolo, hanno imperversato con scherzi e improvvisazioni. La sensazione è che tutta la band si sia molto divertita, una grande festa su e giù dal palco.
Ma tutti erano in vena di pazzie, compreso lo stesso Ligabue che, circa a metà concerto, ha chiamato sul palco il fratello Marco, il più piccolo della famiglia, che ha cantato una sua canzone dal titolo Questa terra. L'Italia è piena di fratelli volenterosi, ma francamente, stante l'esibizione, per il Liga junior, come cantante, non sembra esserci un futuro. 

Mentre un futuro come manager potrebbe sorridergli, visto che è proprio il giovane Ligabue a occuparsi del fans club del fratellone. Funziona bene, è una macchina rodata e anche nella tappa varesina ha fatto sentire la sua importanza. I fedeli del rocker di Correggio li riconosci subito: cappello, maglietta, gilè rigorosamente griffati Ligabue. Come Roberto (nella foto a sinistra), 44 anni, di Casale Monferrato iscritto al fans club da oltre un lustro. «Quando posso lo seguo dappertutto. Al concerto di Varese non potevo mancare, perché me lo aspettavo che, dopo tante fatiche, questo sarebbe stato l'ultimo appuntamento prima di una lunga pausa, quindi non si poteva perdere».

I dodicimila hanno cantato a squarciagola e ballato sul mondo come il Liga insegna loro da quasi dieci anni. Lo hanno seguito nelle sue scorribande  a bordo della 850 scappottata e piena di lustrini spinta a mano sulla pedana, che arrivava nel cuore della folla direttamente dal Bar Mario. Insomma uno show in piena regola a partire dal palco imponente: tre giorni per montarlo e una struttura che impegna, tra tecnici e manovali, 120 persone, una comunità variegata che per tre mesi vive in simbiosi. «Questa per me è una famiglia- dice Fabrizio  Dammico, tecnico audio- è un mestiere che ti fa sentire un po' zingaro, ma molto gratificante ed emozionante.» 

Il rock è un grande calderone, si sa, ci entra di tutto, è una macchina complessa e contraddittoria. È sempre stato così, senza distinzioni, vale per i Rolling Stones, come per i più nostrani rockettari. Non c'è solo la musica, ma anche il business e  Ligabue non fa eccezione. Bancarelle con gadgets di ogni tipo delineano il perimetro dello show e Zibi, giovane polacco di Varsavia, gira tra la gente offrendo i suoi lumini a forma di cuore e di stella. Sorride Zibi che, non solo nel nome, ricorda l'ala sinistra juventina. Mostra con orgoglio il suo pass di riconoscimento. «Seguo anche gli 883- dice- la musica mi piace, ma guadagno poco.» ll business system è anche lì, nello sguardo e nei lumini di Zibi, pronto a far cadere in contraddizione chiunque lo contesti, seppur con una canzone.  E mentre sul palco si attacca Il mio nome è mai più, sul video compare il viso di Gino Strada, angelo del bisturi e anima di Emergency, organizzazione umanitaria che si occupa di interventi di emergenza in favore di tutte le vittime civili delle guerre. La sua testimonianza e le immagini dello scempio della guerra sono il momento più emozionante del concerto, quello in cui vale la pena di dire "ho perso le parole".

Michele Mancino

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