| Le centinaia e
centinaia di persone che ieri pomeriggio alle quattro erano assiepate al cimitero di
Giubiano per dare l'ultimo saluto a Chicco Gallina hanno avuto l'ultima sorpresa di questi
due ultimi giorni che più ancora che dolorosi, sono stati, appunto, sorprendenti: una
messa in suffragio del professore, che se n'è andato improvvisamente ieri mattina a causa
di un infarto. Non era prevista (Chicco era famoso per il suo
laicismo), e ha colto di sprovvvista persino il prete, don Pino Gamalero, che alla messa
non ci sperava nemmeno più ("temo di essere stato poco previdente con le
particole" ha sospirato sconsolato mentra annunciava che avrebbe dato la comunione a
chi, della gran folla riunita, l'avesse voluto).
Ma quella della messa, in una folla densa di laici, è stato il più
bel saluto all'amatissimo Chicco: con l'unico rito funebre, cioè, che considera quello di
oggi non un addio ma un arrivederci. Un saluto fortemente voluto dalla sua compagna
Pinuccia, distrutta ma determinata (anche a costo di sconvolgere tutto il tran tran di
queste occasioni) a salutare davvero il suo uomo nel grande abbraccio di tutti gli amici e
delle persone che l'avevano nel corso degli anni apprezzato e stimato.
In certi casi è luogo comune dire: c'erano tutti. Purtroppo spesso
i funerali sono tristi parate per far dire "c'ero anch'io". Ma il dolore
stampato sui ragazzi del liceo Cairoli era lo stesso di quello del segretario della Cgil
lombarda Agostinelli, il buio in volto dei tanti compagni dellle sue battaglie politiche
era lo stesso di quello dell'ex presidente della SEA Giuseppe Bonomi, e persino la
presenza di Ghiringhelli, il preside del liceo classico con cui Chicco si era cordialmente
scontrato in più momenti della sua vita, non era strana o inopportuna, ma un
riconoscimento della stima per l'uomo e per il professore. Tutti attoniti di fronte alla
sua bara e di fronte a Dio, bizzarro invitato dell'ultim'ora e, anche Lui, per nulla fuori
posto.
La figlia Marta, in coda ad una serie di interventi e di ricordi dei
suoi più cari amici, ha letto "per i suoi alunni" la lettera che Che
Guevara ha scritto ai figli perchè la leggessero dopo la sua morte: in essa c'erano
piccole grandi raccomandazioni, come ad esempio "studiate molto, per dominare
la tecnologia che domina la natura".
Il sunto della sua passione per l'insegnamento e per la lotta
civile, e un ricordo che non abbandonerà i suoi alunni straziati dallo strazio della
famiglia, sorretta fino ad oggi dal sorriso e dalla forza di Chicco e da domani invece
(così ha provato a rincuorarli don Pino in conclusione della predica) "di fronte ad
una nuova vita, che non è solo perdita".
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