"La
presente per comunicare le mie formali dimissioni dal Comitato di redazione.
È increscioso constatare come capi servizio e capi redattori accettino di fare vere e
proprie "riunioni di redazione" con l'editore del giornale (anche in assenza del
direttore responsabile del quotidiano e in alcuni casi con la consulenza del direttore del
lunedì, Giorgio Minazzi) senza porsi il benché minimo problema deontologico.
È chiaro che la struttura dei capi si è ormai sostituita di fatto anche alla struttura
sindacale, così come voleva da tempo l'azienda.
Considero la progressiva "minazzizzazione" del giornale una sciagura per i
lettori innanzitutto, oltre che per la redazione.
Ringrazio tutti i colleghi che, a più riprese, mi hanno eletto nel Cdr. Come tutti sanno
ho sempre cercato di difendere i diritti di tutti, non i privilegi di pochi. Ma in queste
condizioni credo che non esistano più gli spazi possibili per un pur minimo lavoro
sindacale. Auguro ogni bene al prossimo Cdr.
Cordialmente"
Paolo Pozzi Con questa laconica, ma graffiante
lettera Pozzi lascia il Cdr della Prealpina. "È da maggio che non si riesce
ad incontrare l'editore. Un periodo così al giornale non si era mai visto". Il
redattore è amareggiato, ma non torna indietro nella sua scelta. Un altro componente del
Cdr, Diego Pisati preferisce non entrare nel merito delle affermazioni del collega, ma non
si nasconde il fatto che "in redazione c'è una scarsa coscienza sindacale".
Una notizia questa che è tutta interna alle vicende
di un'azienda. Ma dobbiamo tener presente del tipo di prodotto che questa realtà propone.
Un giornale non è un oggetto commerciale. Produce reddito e questo è vero, ma la sua
funzione prevalente è di tipo sociale. Un giornale storico, come lo è Prealpina,
è lo specchio di una città, di un territorio. Dovrebbe esserne un corpo vivo, che sa
raccontare le storie e i fatti. Uno strumento utile, ma non solo per conoscere i film
della serata o i conoscenti deceduti, ma anche per discutere e far discutere. Un luogo
dove si scambiano le idee e in cui si legga la vitalità del territorio.
Ecco allora perché abbiamo messo il naso dentro il lavoro dei colleghi. Un atto dovuto
per amicizia verso quanti lavorano giorno dopo giorno per far vivere questo importante
strumento, ma ancora di più per la trasparenza che i lettori meritano.
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