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Ore 16.28.09
Giorno
07/06/07
Infortuni sul lavoro maglia nera all'edilizia
Varese – Intervista a Crescenzo Tiso responsabile del Servizio prevenzione e sicurezza ambienti di lavoro dell'Asl
Infortuni sul lavoro, una guerra combattuta da pochi soldati

Il servizio prevenzione e sicurezza ambienti di lavoro (SPSAL) si trova al secondo piano del padiglione Tanzi , nel vecchio edificio di via Ottorino Rossi, dove ha sede l'Asl. Un ufficio che ricopre un ruolo delicato: tutelare la salute dei lavoratori negli ambienti di lavoro. Farlo in una provincia ad altissima densità produttiva come la nostra, non è cosa facile, e le cifre sono lì a dimostrarlo. Dal 1995 al 1999 si sono verificati annualmente novemila infortuni sul lavoro, di cui 400 con conseguenze gravi, cioè inabilità permanenti, e 48 con esito letale. Quasi un bollettino di guerra. Gli uomini chiamati a combatterla sono quelli del Spsal, coordinati dal dottor Crescenzo Tiso, (nella foto sotto) responsabile di questo servizio.

Dottor Tiso com'è organizzato il vostro servizio?
«È in atto ormai da due anni un lavoro di aggregazione sul territorio, dovuto agli effetti della recente riforma. C'è una direzione centrale del servizio, di cui io sono responsabile,  con quattro unità operative sul territorio che coincidono con le vecchie Ussl.»

Che tipo di vantaggi e quali svantaggi ha comportato per voi  questo accorpamento?
«Il vantaggio è che la centralizzazione ha portato ad una programmazione uniforme, facendo muovere il servizio come un corpo unico, con effetti di maggior coordinamento ed efficacia negli interventi. Un esempio è l'istituzione del servizio di emergenza, costituito da un medico specializzato in medicina del lavoro che ha a disposizione quattro tecnici, uno per zona. Il coordinamento e l'ottimizzazione di questo ulteriore servizio è possibile solo con una direzione centrale.» 

Ha funzionato anche nell'incidente di Venegono Superiore?
«Certo, sul posto, appena è accaduto il fatto, c'era il nostro medico facente parte di questa unità. Questo servizio funziona anche di notte e durante i week end. La sua funzione è importante perché l'immediatezza permette di non disperdere prove ed elementi utili per capire le dinamiche e le responsabilità degli incidenti sul lavoro.»

Che tipo di interventi fate?
«Il nostro è un servizio sia di prevenzione
che di repressione allo stesso tempo. Abbiamo funzioni di vigilanza e ispezione, servizi che svolgiamo in coordinamento anche con altri istituti che si occupano di problemi simili come l'Inail, l'Ispettorato del lavoro e anche con la magistratura, che richiede i nostri pareri. Poi c'è la funzione sanitaria svolta dai medici, come le visite mediche agli apprendisti e ai minori, il controllo del lavoro dei medici di fabbrica e le commissioni medico legali. C'è anche una attività più di carattere amministrativo, non meno importante, come i pareri ai sindaci sugli insediamenti produttivi e comunque a tutti coloro che per ragioni di lavoro o altro hanno bisogno di avere informazioni. A volte ci accusano di essere dei burocrati, ed effettivamente è il rischio che si corre, però in molti casi le forme sono sinonimo di sostanza. E' un servizio interdisciplinare complesso ma interessante.»

Quanti lavorano in questo servizio?
«Cinquanta persone. Possono sembrare molte, ma in realtà non lo sono se pensiamo alla densità produttiva e abitativa di questo territorio, e anche alla quantità di competenze. Bisogna poi tener conto che una parte di questi fanno gli amministrativi per cui il personale veramente operativo è ridotto all'osso. »

Veniamo ai numeri. Quante indagini fate in un anno?
«L'anno scorso 399 su richiesta e su iniziativa d'infortuni, e 1262 sopralluoghi. Noi vorremmo aumentare le indagini su iniziativa, per il momento prevalgono quelle su richiesta della magistratura. Complessivamente dal nostro ufficio sono passate 2515 persone per consigli vari. Solo nel '99 abbiamo ispezionato 201 cantieri, sembrano tanti, ma in realtà sono pochi in relazione al territorio. Ne nascono un'infinità e poi anche su di noi si è abbattuto l'effetto Malpensa con i suoi 14mila addetti.»

L'ottica aziendale dell'ente che cosa ha comportato per voi?
«L'essere inseriti in un ente che è azienda, e deve perciò realizzare obbiettivi che abbiano una valenza economica, fa sentire il suo peso. La nostra azione e i suoi riflessi positivi si possono valutare solo nel lungo periodo. Percio' non si puo' fare una valutazione del nostro lavoro nel breve e solo in termini di bilancio economico. Di positivo c'è che la Regione ha di recente approvato un progetto che prevede interventi mirati anche per il nostro settore e, nonostante non abbia ancora approvato il piano tecnico finanziario, l'Asl ci sta già aiutando nel perseguirli e svilupparli.»

Michele Mancino

                                       

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