La questione dei risarcimenti materiali agli italiani che hanno prestato
lavoro coatto nella Germania nazifascista, dopo tante incertezze, illusioni e marce
indietro sembra arrivata ad una svolta importante. Se il problema principale era quello di
individuare la norma tedesca che statuiva il risarcimento, il problema è ora risolto
perché, il 12 agosto scorso, il parlamento tedesco ha approvato la legge. L'annuncio è
stato dato dalla segreteria della Cgil e dallo Spi-Cgil di Varese, davanti ad un nutrito
gruppo di lavoratori che, durante il secondo conflitto mondiale, furono portati
coattivamente in Germania per lavorare nei cantieri e nelle industrie del Terzo
Reicht. Alla convocazione
dellassociazione sindacale presso la Camera del lavoro di Via Nino Bixio hanno
risposto in molti, più di sessanta, segno che sulla questione non si erano affievolite le
speranze di ottenere un giusto risarcimento. Sguardi che si sono ritrovati un po' straniti
e imbiancati dal tempo, ciascuno con la propria storia e i propri ricordi, attenti in ogni
modo a cogliere tutte le novità normative e i passaggi burocratici per ottenere il
risarcimento. Tra loro anche molti eredi, figli e nipoti, presenza e testimonianza
importante in nome di quelli che non ci sono più. E
proprio gli eredi riguarda la prima importante modifica della legge, intervenuta appena
due settimane dopo lapprovazione. Infatti se inizialmente la norma li escludeva dal
risarcimento, dopo la modifica del 28 agosto, gli eredi fino al quarto grado sono stati
inseriti tra gli aventi diritto al risarcimento, a condizione che il lavoratore sia
deceduto dopo il 15 febbraio 1999. Restano invece esclusi dalla previsione normativa i
lavoratori coatti che lavorarono in Austria. Decisione questa molto discutibile,
considerato che dopo lAnschluss, lannessione alla Germania del marzo 1938,
lAustria divenne una provincia del Reich tedesco.
«È
chiaro che le aspettative di risarcimento sono molte- dice Ivana Brunato, segretaria
generale della Cgil di Varese - e questo è un aspetto che rimane legato alle disposizioni
dei ministeri interessati, soprattutto quelli tedeschi. Io sono molto soddisfatta per la
risposta che queste persone hanno dato al nostro appello, perché è sì una questione di
risarcimento materiale, ma non si puo' ignorare l'importanza che tale testimonianza ha per
la memoria storica collettiva. Cio' che è successo durante il nazifascismo, tutto quello
che hanno patito queste persone deve essere trasmesso alle nuove generazioni. E'
importante, dunque, che accanto alla fase burocratica delle pratiche, cui noi teniamo e
alla quale daremo gratuitamente tutta lassistenza possibile, ci sia anche una fase
di raccolta delle testimonianze.»
Allinsegna
della fiducia e del realismo, lintervento di Alessandro Carrera direttore del
patronato INCA. Carrera ha illustrato la procedura tecnica da seguire per istruire le
pratiche. «Le domande giacciono ancora da noi perché pur essendo stata individuata la
norma tedesca, deve essere ancora individuata la procedura precisa da seguire in Germania.
Siamo in continuo contatto con lINCA tedesco e abbiamo individuato nellOIM
(Organizzazione Internazionale Migranti) lente a cui inviare le domande di
risarcimento, ad occuparsene non sarà la sezione italiana, ma la sezione stranieri. Siamo
in attesa di ricevere la modulistica. Queste pratiche hanno grande valore in quanto
testimonianza storica, però non bisogna dimenticare che vanno incontro alle regole della
burocrazia. Noi abbiamo comunque raccolto e raccoglieremo tutte le domande, comprese
quelle che hanno poche possibilità di accoglimento.»
Fernando Cerutti e Gino Torno dello Spi-Cgil hanno ribadito
il loro impegno nellassistere gli aventi diritto. «Abbiamo fatto il massimo
possibile- ha detto Cerutti- il problema è morale e politico allo stesso tempo. Il
sindacato pensionati della Cgil ha fatto proprio questo dramma, ha lottato fin
dallinizio per ottenere cio che oggi è realtà. La Germania fa questa azione
come azione politica interna, per contrastare i rigurgiti nazifascisti che ha in casa, un
problema reale, sentito anche dalla chiesa cattolica che non a caso si è offerta di
rimpinguare le casse del fondo. La CGIL farà di tutto per evitare che la questione sia
oggetto di speculazioni e delle attenzioni dei maneggioni. Le richieste dovranno essere
individuali, non sono ammessi patrocini. Lo SPI-CGILcon il patronato INCA aiuterà ad
istruire e a raccogliere le pratiche, dando gratuitamente tutta lassistenza
necessaria.»
Listruzione e la raccolta delle pratiche è
completamente gratuita. Per ulteriori informazioni contattare i seguenti numeri:
0332 276245 (Patronato INCA)
0332 276233 (SPI-CGIL)
0332 276111 - fax 0332 262002 (CGIL via Nino Bixio n.37 Varese )
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