| Per loro puzzava
troppo. Troppo per stare sulla loro auto, troppo per frequentare lo stesso circolo
ricreativo. E così, dopo avergli offerto un passaggio a casa, hanno tentato di ucciderlo.
Ciò, almeno, stando alle prime ricostruzioni dei carabinieri di Besozzo. Che stamattina,
attorno alle 6, hanno notificato l'ordinanza di custodia cautelare a tre giovani di
Cocquio Trevisago. Accusati di tentato omicidio in concorso per futili motivi ai danni di
un clochard del loro stesso paese. L'inquietante episodio,
però, è accaduto mesi fa. Sette, per l'esattezza. Tutti quelli, cioè, che ci sono
voluti a V.G., 56enne che risiede con i suoi cani in una roulotte a Cocquio Trevisago, per
trovare il coraggio di denunciare i suoi aggressori. Ed è per questo motivo che soltanto
ora il gip Ottavio D'Agostino, su richiesta del pm Domenico Novara, ha disposto gli ordini
di custodia cautelare. E.B., 24enne con precedenti penali per droga che avrebbe inferto la
coltellata al collo, è stato portato nel carcere varesino dei Miogni. Per P.B., del '67
ed R.P. del '71, sono invece scattati gli arresti domiciliari.
«È una vicenda tutta da discutere, tutta da vedere» si
limita a commentare l'avvocato difensore dei tre giovani, Alfonso Brighina, in
attesa dell'udienza di convalida dell'arresto, fissata per giovedì. E, in effetti,
l'episodio non risulta ancora del tutto chiaro. All'epoca dell'aggressione, infatti, V.G.
non andò immediatamente all'ospedale. Vi si recò soltanto qualche giorno più tardi, con
la camicia ancora sporca di sangue per la ferita al collo. Fu allora che i medici si
resero conto di quello che era accaduto e informarono i carabinieri.
A quanto pare, la sera del tentato omicidio, tutti e quattro i
protagonisti di questa triste storia - che si conoscono da tempo - si trovavano al circolo
ricreativo di Cocquio Trevisago. Verso le 21, però, i tre giovani offrirono un passaggio
a casa al clochard. Fu sull'auto che, di colpo, i ragazzi - forse anche a causa di qualche
bicchiere di troppo - si misero a insultare l'uomo. Il tutto con il pretesto dello
sgradevole odore che emanava. In realtà, però sembra che il gruppetto di amici non lo
volesse più vedere al bar proprio per la sua vita ai margini della società. Quale sia
l'esatto ruolo che ognuno degli accusati svolse nella vicenda è però ancora da chiarire.
Sempre ammesso, naturalmente, che alla fine vengano giudicati colpevoli.
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