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| Varese In
attesa di tornare a visitare Villa Cagnola a Gazzada il noto critico d'arte promuove il
Guggenheim di Biumo |
| «Complimenti al
conte Panza» Parola di Vittorio Sgarbi |
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No, non è il genere di arte che
predilige. E non lo nasconde. Eppure anche un critico "ipercritico" come
Vittorio Sgarbi non è rimasto insensibile al fascino "tribale" di Villa Panza
di Biumo. Tanto che, lontano dai clamori della visita presidenziale della scorsa
settimana, ha deciso di andare ad ammirare il Guggenheim varesino. Anzi, di tornare ad
ammirarlo. Perché lui, Villa Panza, l'aveva già vista anni fa. E adesso - da una
poltrona del Majestic Hotel di Diano Marina (Imperia) dove ha incontrato i soci della
Junior Chamber Italiana, presieduta dall'imprenditore gallaratese Fabio Lunghi - non ha
dubbi: «Il mio giudizio su Villa Panza di Biumo è sicuramente il migliore che possa
esprime un tradizionale antagonista di questa espressione artistica, quale sono io»,
sentenzia ripercorrendo mentalmente le stanze del settecentesco scrigno di capolavori di
arte contemporanea americana. Il che, detto da lui, vale praticamente quanto una
promozione a pieni voti. «Anche se parto da una posizione
estetica molto diversa, devo riconoscere che si tratta di un museo assai importante, che
si colloca all'interno di una cornice affascinante - illustra il "maestro", come
lo chiama la ragazza dal profilo greco seduta accanto a lui nella hall dell'albergo ligure
- La disposizione delle luci non poteva essere migliore. E anche il resto dell'ambiente
rappresenta una felice intuizione per instaurare un positivo rapporto con l'arte
primitiva, anticlassica. A partire dal giardino, da quelle siepi che fanno pensare a un
disegno geometrico».
Il tutto avvalorato dal fatto che, come sottolinea lo
stesso Sgarbi, «in Italia esistono poche espressioni di arte contemporanea: indubbiamente
il conte Panza di Biumo è stato per gli artisti americani quello che Peggy ha
rappresentato per il Guggenheim di Venezia». Un paragone di certo lusinghiero. Ma c'è un
altro parallelo che, spostando l'attenzione sulle bellezze artistiche del Varesotto, viene
spontaneo al critico. Quello con Villa Cagnola a Gazzada, altro "tempio"
dell'arte sorto all'ombra delle Prealpi. «Entrambi fotografano un interessante momento di
transizione, ossia la fase di cambiamento di gusto estetico tra due epoche», sentenzia
Sgarbi. Ed è proprio qui, in quel di Gazzada, che il vulcanico «maestro» vorrebbe
tornare al più presto per ammirare nuovamente un'altra perla artistica locale.
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Chiara Milani
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