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Ore 16.28.13
Giorno
07/06/07
Varese – In attesa di tornare a visitare Villa Cagnola a Gazzada il noto critico d'arte promuove il Guggenheim di Biumo
«Complimenti al conte Panza»   Parola di Vittorio Sgarbi

No, non è il genere di arte che predilige. E non lo nasconde. Eppure anche un critico "ipercritico" come Vittorio Sgarbi non è rimasto insensibile al fascino "tribale" di Villa Panza di Biumo. Tanto che, lontano dai clamori della visita presidenziale della scorsa settimana, ha deciso di andare ad ammirare il Guggenheim varesino. Anzi, di tornare ad ammirarlo. Perché lui, Villa Panza, l'aveva già vista anni fa. E adesso - da una poltrona del Majestic Hotel di Diano Marina (Imperia) dove ha incontrato i soci della Junior Chamber Italiana, presieduta dall'imprenditore gallaratese Fabio Lunghi - non ha dubbi: «Il mio giudizio su Villa Panza di Biumo è sicuramente il migliore che possa esprime un tradizionale antagonista di questa espressione artistica, quale sono io», sentenzia ripercorrendo mentalmente le stanze del settecentesco scrigno di capolavori di arte contemporanea americana. Il che, detto da lui, vale praticamente quanto una promozione a pieni voti.

«Anche se parto da una posizione estetica molto diversa, devo riconoscere che si tratta di un museo assai importante, che si colloca all'interno di una cornice affascinante - illustra il "maestro", come lo chiama la ragazza dal profilo greco seduta accanto a lui nella hall dell'albergo ligure - La disposizione delle luci non poteva essere migliore. E anche il resto dell'ambiente rappresenta una felice intuizione per instaurare un positivo rapporto con l'arte primitiva, anticlassica. A partire dal giardino, da quelle siepi che fanno pensare a un disegno geometrico».

Il tutto avvalorato dal fatto che, come sottolinea lo stesso Sgarbi, «in Italia esistono poche espressioni di arte contemporanea: indubbiamente il conte Panza di Biumo è stato per gli artisti americani quello che Peggy ha rappresentato per il Guggenheim di Venezia». Un paragone di certo lusinghiero. Ma c'è un altro parallelo che, spostando l'attenzione sulle bellezze artistiche del Varesotto, viene spontaneo al critico. Quello con Villa Cagnola a Gazzada, altro "tempio" dell'arte sorto all'ombra delle Prealpi. «Entrambi fotografano un interessante momento di transizione, ossia la fase di cambiamento di gusto estetico tra due epoche», sentenzia Sgarbi. Ed è proprio qui, in quel di Gazzada, che il vulcanico «maestro» vorrebbe tornare al più presto per ammirare nuovamente un'altra perla artistica locale.

Chiara Milani

                                       

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