| Riceviamo e pubblichiamo La proposta
di trasformazione societaria di Aspem in discussione da lunedì prossimo prefigura uno
scenario diverso da quello fin qui ipotizzato nel corso degli ultimi anni.
Nel febbraio 1999, il Consiglio Comunale di Varese, nell'affidare l'incarico al consulente
per la trasformazione, aveva stabilito alcuni principi e indirizzi fondamentali tra i
quali:
- controllo societario in capo al Comune di Varese in misura non inferiore al 51%
- riserva di una partecipazione azionaria (indicativamente 2%-10%) da destinarsi ad enti
pubblici territoriali
- individuazione di una quota azionaria (8%-20%) da destinarsi ad investitori
istituzionali (banche, fondi, ecc.)
- individuazione di una quota azionaria indicativamente 19%-39% da destinarsi
all'azionariato diffuso, con riserva di una quota ai dipendenti dell'Azienda.
I primi due punti, abbandonati nel corso della presentazione della prima ipotesi (la
Giunta aveva pensato di scorporare Aspem in tre aziende da vendere separatamente), sono
stati recuperati, invece l'idea di una società che cercasse consenso e risorse mediante
ricorso al mercato azionario è stata definitivamente sostituita con l'offerta del 40% di
Aspem a una società operante nel settore dei servizi pubblici mediante una gara di
evidenza pubblica.
Si è scelto di apportare "finanza alle casse comunali (il più possibile ed in tempi
brevi) accantonando la possibilità di far diventare Aspem una vera e propria risorsa per
la collettività.
Con questo tipo di impostazioni, si è scelto di accantonare, di mettere in secondo piano
un altro problema che abbiamo sollevato da tempo e che avrebbe dovuto trovare risposte
molto diverse proprio in questa fase.
La frammentazione delle gestioni corrisponde perfettamente alla fragilità dimensionale
delle aziende di gestione sia pubbliche sia private e impedisce un vero e proprio sviluppo
industriale: quando si è troppo piccoli le economie di scala che si possono raggiungere
sono molto gracili e si è in difficoltà nei grandi investimenti di ammodernamento delle
reti, nel migliorare la qualità del prodotto, nel soddisfare crescenti aspettative
contenendo i costi.
Questo sarà il problema dei prossimi anni ed è evidente che non si tratta di un problema
di procedure bensì di di orientamento culturale e di scelta politica.
Ne consegue che l'obiettivo della creazione di una holding provinciale delle pubbliche
utilità doveva essere messo a fuoco e doveva essere individuato come punto saliente del
piano d'azione Aspem.
Le recenti notizie circa il manifestarsi di una comune volontà di ricercare possibili
intese tra le Aziende trasformate in S.p.A. di varese, Busto Arsizio, Gallarate e Legnano
dovevano essere colte positivamente e si dovevano incoraggiare ulteriori passi in avanti
in questa direzione.
Azionariato diffuso e dimensione economico/territoriale non escludono la ricerca di
alleanze strategiche con soci in grado di rafforzare la capacità concorrenziale: sono
tappe necesarie per dare ad Aspem la solidità e la credibilità sufficienti per competere
nel nuovo scenario.
Democratici di Sinistra
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