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Ore 16.28.01
Giorno
07/06/07
Varese – La posizione dei DS sul piano di privatizzazione dell'azienda di servizi varesina
Le scelte su ASPEM

Riceviamo e pubblichiamo

La proposta di trasformazione societaria di Aspem in discussione da lunedì prossimo prefigura uno scenario diverso da quello fin qui ipotizzato nel corso degli ultimi anni.
Nel febbraio 1999, il Consiglio Comunale di Varese, nell'affidare l'incarico al consulente per la trasformazione, aveva stabilito alcuni principi e indirizzi fondamentali tra i quali:
- controllo societario in capo al Comune di Varese in misura non inferiore al 51%
- riserva di una partecipazione azionaria (indicativamente 2%-10%) da destinarsi ad enti pubblici territoriali
- individuazione di una quota azionaria (8%-20%) da destinarsi ad investitori istituzionali (banche, fondi, ecc.)
- individuazione di una quota azionaria indicativamente 19%-39% da destinarsi all'azionariato diffuso, con riserva di una quota ai dipendenti dell'Azienda.
I primi due punti, abbandonati nel corso della presentazione della prima ipotesi (la Giunta aveva pensato di scorporare Aspem in tre aziende da vendere separatamente), sono stati recuperati, invece l'idea di una società che cercasse consenso e risorse mediante ricorso al mercato azionario è stata definitivamente sostituita con l'offerta del 40% di Aspem a una società operante nel settore dei servizi pubblici mediante una gara di evidenza pubblica.
Si è scelto di apportare "finanza alle casse comunali (il più possibile ed in tempi brevi) accantonando la possibilità di far diventare Aspem una vera e propria risorsa per la collettività.
Con questo tipo di impostazioni, si è scelto di accantonare, di mettere in secondo piano un altro problema che abbiamo sollevato da tempo e che avrebbe dovuto trovare risposte molto diverse proprio in questa fase.
La frammentazione delle gestioni corrisponde perfettamente alla fragilità dimensionale delle aziende di gestione sia pubbliche sia private e impedisce un vero e proprio sviluppo industriale: quando si è troppo piccoli le economie di scala che si possono raggiungere sono molto gracili e si è in difficoltà nei grandi investimenti di ammodernamento delle reti, nel migliorare la qualità del prodotto, nel soddisfare crescenti aspettative contenendo i costi.
Questo sarà il problema dei prossimi anni ed è evidente che non si tratta di un problema di procedure bensì di di orientamento culturale e di scelta politica.
Ne consegue che l'obiettivo della creazione di una holding provinciale delle pubbliche utilità doveva essere messo a fuoco e doveva essere individuato come punto saliente del piano d'azione Aspem.
Le recenti notizie circa il manifestarsi di una comune volontà di ricercare possibili intese tra le Aziende trasformate in S.p.A. di varese, Busto Arsizio, Gallarate e Legnano dovevano essere colte positivamente e si dovevano incoraggiare ulteriori passi in avanti in questa direzione.
Azionariato diffuso e dimensione economico/territoriale non escludono la ricerca di alleanze strategiche con soci in grado di rafforzare la capacità concorrenziale: sono tappe necesarie per dare ad Aspem la solidità e la credibilità sufficienti per competere nel nuovo scenario.

                                                                    Democratici di Sinistra

                                     

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