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Ore 16.28.30
Giorno
07/06/07
Luino –  Cittadina onoraria di Luino, la Baraldini ha mandato una lettera al gruppo RedAzione
Un impegno per Silvia Baraldini

Il Gruppo politico RedAzione (Luino) ha ricevuto in questi giorni una lettera di Silvia Baraldini.
La Baraldini, incarcerata da 14 anni negli Stati Uniti, è diventata, nel 1997, cittadina onoraria di Luino in seguito ad una nostra pressante richiesta che coinvolse, nella sua interezza, l’intera amministrazione di centrosinistra di cui facevamo parte.
Ora, a poco più di tre anni dalla concessione della cittadinanza onoraria, della Baraldini si sono dimenticati tutti. A Luino addirittura, alcuni componenti della nuova amministrazione di centrodestra, stanno in questi giorni, raccogliendo firme contro l’onorificenza concessa alla stessa. Con un’operazione demagogica Alleanza Nazionale ed Azione Giovani hanno messo in campo una squallida manovra di populismo a basso prezzo.
Chiediamo a tutte le forze democratiche, e soprattutto ai componenti del centrosinistra presenti in consiglio Comunale, un forte impegno a sostegno di Silvia Baraldini.
Non lasciamo che le destre possano indisturbate modificare la realtà dei fatti. La signora Baraldini, che non ha mai commesso atti di sangue, è, di fatto, incarcerata nel Penitenziario di Rebibbia per reati d’opinione.
Risolleviamo il caso Baraldini: una donna ammalata di tumore dovrebbe, in qualsiasi caso, essere messa nelle condizioni di potersi curare. Togliere una persona, in precarie condizioni di salute, dalle disumane e incivili condizioni delle carceri italiane dovrebbe rappresentare un atto di coraggio e di civiltà per tutti.
Alleghiamo qui di seguito la lettera di Silvia Baraldini, che abbiamo prontamente inoltrato al nuovo Sindaco di Luino e ai Consiglieri.


Gruppo Politico RedAzione Luino (Va)

 

 

Al Sindaco di Luino alle Consigliere e ai Consiglieri comunali di Luino

Egregio Sindaco, Gentili Consigliere/i,

vorrei anzitutto scusarmi per il tempo trascorso dal mio rientro senza che sia riuscita a ringraziare attraverso di Voi la Vostra città, il Vostro comune che ha voluto conferirmi la cittadinanza onoraria. Purtroppo i grandi cambiamenti, legati soprattutto all'isolamento, nel nuovo regime detentivo in Italia, hanno enormemente complicato ogni mia possibilità di acclimatamento e comunicazione.

Il mio ritorno in Italia è stato possibile grazie all'impegno di molte donne e uomini che hanno saputo unirsi, nonostante molte e diverse sensibilità, per il rispetto dei valori di umanità e civiltà giuridica che sono alla base della nostra Costituzione e della Convenzione internazionale di Strasburgo sul trasferimento dei detenuti condannati. Enorme è stato in questo senso il contributo arrivato dai comuni grandi e piccoli che da ogni parte d'Italia hanno deciso di conferirmi la cittadinanza onoraria. La presenza con decine di gonfaloni e rappresentanti istituzionali alla manifestazione davanti all'Ambasciata Usa di Roma nel luglio 1997, in occasione della Parole Board; e la presenza altrettanto numerosa e significativa alle manifestazioni di Strasburgo nel giugno 1999, in occasione del ricorso italiano al Consiglio d'Europa che provocò la condanna della gestione del mio caso per il governo statunitense, hanno rappresentato dei momenti fondamentali per arrivare al mio rimpatrio. E per tutto questo vorrei manifestarvi tutta la mia riconoscenza.

Ma a questo sento di dover aggiungere un altro sentimento, quello della gratitudine per la condivisione che ho con Voi e con la vostra comunità di un impegno nella lotta contro le violazioni dei diritti umani, la pena di morte, le torture ed i trattamenti disumani e degradanti, la prigionia politica e di coscienza. La mia vicenda ha aggregato realtà diverse sul concreto obiettivo del mio rimpatrio, ma ha avuto come sfondo quello della lotta per i diritti di tutti. Tante donne e uomini soffrono pene ingiuste, e la più terribile e disumana, la pena di morte, è a tutt'oggi un terreno di impegno primario per tutti noi, un impegno nel quale sono onorata di poter dare anch'io il mio modesto contributo. Sò che in questo spirito, solidale nei miei confronti, ma che supera la mia persona, è stata richiesta dal Coordinamento Nazionale dei comitati di solidarietà per il mio rimpatrio la cittadinanza onoraria. Ed è in questo spirito che è stata molte volte accolta con il voto unanime delle assemblee, anche se in qualche caso la polemica di parte ha preso il sopravvento sul merito di una questione che si situa su un terreno più alto, quello dei valori (che si spererebbe siano condivisi).

Attualmente le condizioni in cui mi trovo costretta dall'accordo di estradizione (con clausole inaccettabili e giuridicamente illegali imposte dagli Usa, ma che in quel momento né da parte mia , né da parte del governo italiano si potevano rifiutare) non mi offrono molte possibilità, e ferma restando la mia grande soddisfazione per il rientro nel mio paese, continua il mio percorso verso il ritorno alla libertà e a mia vita produttiva.

Spero nel futuro di avere occasione per rinnovare il mio ringraziamento personalmente, e di poter partecipare dell'impegno della comunità che mi ha onorato concedendomi la cittadinanza per l'affermazione universale dei diritti umani sanciti dalla carta dell'0nu del 1948.

Con i saluti più cordiali

SILVIA BARALDINI

Carcere femminile di Rebibbia Roma, 24 agosto 2000

                                    

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