Al Sindaco di Luino alle Consigliere e ai Consiglieri
comunali di Luino
Egregio Sindaco, Gentili Consigliere/i,
vorrei anzitutto scusarmi per il tempo trascorso dal mio rientro senza
che sia riuscita a ringraziare attraverso di Voi la Vostra città, il Vostro comune che ha
voluto conferirmi la cittadinanza onoraria. Purtroppo i grandi cambiamenti, legati
soprattutto all'isolamento, nel nuovo regime detentivo in
Italia, hanno enormemente complicato ogni mia possibilità di acclimatamento
e comunicazione.
Il mio ritorno in Italia è stato possibile grazie all'impegno di molte
donne e uomini che hanno saputo unirsi, nonostante molte e diverse sensibilità, per il
rispetto dei valori di umanità e civiltà giuridica che sono alla base della nostra Costituzione e della Convenzione
internazionale di Strasburgo sul trasferimento dei detenuti condannati. Enorme è stato in questo senso il contributo
arrivato dai comuni grandi e
piccoli che da ogni parte d'Italia hanno deciso di
conferirmi la cittadinanza onoraria. La presenza con decine di gonfaloni e rappresentanti
istituzionali alla manifestazione davanti all'Ambasciata
Usa di Roma nel luglio 1997, in occasione della Parole Board;
e la presenza altrettanto numerosa e significativa alle manifestazioni di Strasburgo nel
giugno 1999, in occasione del ricorso italiano al Consiglio d'Europa
che provocò la condanna della gestione del mio caso per il governo statunitense, hanno
rappresentato dei momenti fondamentali per arrivare al mio rimpatrio. E per tutto questo
vorrei manifestarvi tutta la mia riconoscenza.
Ma a questo sento di dover aggiungere un altro sentimento, quello della
gratitudine per la condivisione che ho con Voi e con la vostra comunità di un impegno
nella lotta contro le violazioni dei diritti umani, la pena di morte, le torture ed i
trattamenti disumani e degradanti, la prigionia politica e di coscienza. La mia vicenda ha
aggregato realtà diverse sul concreto obiettivo del mio
rimpatrio, ma ha avuto come sfondo quello della lotta per i diritti di tutti. Tante donne
e uomini soffrono pene ingiuste, e la più terribile e disumana, la pena di morte, è a
tutt'oggi un terreno di impegno primario per tutti noi, un impegno nel quale sono onorata
di poter dare anch'io il mio modesto contributo. Sò che in questo spirito, solidale nei
miei confronti, ma che supera la mia persona, è stata richiesta dal Coordinamento
Nazionale dei comitati di solidarietà per il mio rimpatrio la cittadinanza onoraria. Ed
è in questo spirito che è stata molte volte accolta con il voto unanime delle assemblee,
anche se in qualche caso la polemica di parte ha preso il sopravvento sul merito di una
questione che si situa su un terreno più alto, quello dei valori (che si spererebbe siano
condivisi).
Attualmente le condizioni in cui mi trovo costretta dall'accordo di
estradizione (con clausole inaccettabili e giuridicamente illegali imposte dagli Usa,
ma che in quel momento né da parte mia , né da parte del governo italiano si potevano
rifiutare) non mi offrono molte possibilità, e ferma restando la mia grande soddisfazione
per il rientro nel mio paese, continua il mio percorso verso il ritorno alla libertà e a
mia vita produttiva.
Spero nel futuro di avere occasione per rinnovare il mio ringraziamento
personalmente, e di poter partecipare dell'impegno della comunità che mi ha onorato
concedendomi la cittadinanza per l'affermazione universale dei diritti umani sanciti dalla
carta dell'0nu del 1948.
Con i saluti più cordiali
SILVIA BARALDINI
Carcere femminile di Rebibbia Roma, 24 agosto 2000