Aveva paura dell'acqua. Poi, un giorno, i genitori
comprarono una casa a Voltorre, a pochi metri dal lago di Varese. E la vita di Elia Luini
cambiò. Vide i vogatori che macinavano fatica dal balcone della sua stanza. La signora
Enrica pensò che poteva essere la strada giusta per il figlio. Era il 1991 ed Elia faceva
la prima media. In famiglia non pensavano che sarebbe diventato un campione. Ma il piccolo
cominciò a fare sul serio: «voglio arrivare alle olimpiadi» disse un giorno a mamma e
papà. Alla Canottieri Gavirate incontrò Guerrino Zingaro, l'allenatore che lo portò con
se a Piacenza e che tuttora lo segue. Scelsero il doppio
leggero. Per chiudere il cerchio mancava il compagno giusto. Un "magrolino",
come lui. Gli trovarono Luciano Pettinari da Pontedera, canottiere con l'hobby del
ciclismo. Insieme hanno lottato come leoni per recuperare quei metri che li dividevano dai
due polacchi. Non ce l'hanno fatta a prendere l'oro, ma sono saliti sul secondo gradino
del podio, ebbri di felicità. «Quando mi ha telefonato stanotte - racconta la mamma
Enrica - sembrava quasi deluso, poi ha realizzato la grande impresa che avevano compiuto
ed era contentissimo». Questo varesino biondissimo per arrivare a Sidney ha sgobbato come
un mulo. Negli anni della scuola (ha appena preso il diploma di informatica) si alzava
alle sei di mattina per allenarsi. Poi andava a scuola. Pranzo. Poi ancora ad allenarsi.
Sul lago, il "suo lago", e in palestra. E i pomeriggi di corsa fino al Campo dei
fiori. Dove si arriva in cima con il cuore che batte a mille, ci si gira, e si vede la
spianata di Varese e dei suoi colli e laghetti. Infine arrivava l'allenatore, in macchina,
e se li riportava tutti giù alla canottieri.
Elia aveva praticato altri sport. Una famiglia che crede nel valore
formativo dell'attività fisica, la sua. Mamma Enrica, casalinga, papà Lorenzo,
fotolitista, la sorella Fulvia, studentessa del Liceo Artistico. Provò col nuoto, con
l'atletica, poi venne il basket e il judo. «Sembrava che stesse cercando la sua strada -
spiega la mamma - fino a quando andammo ad abitare a Voltorre, vicino al lago. Io gli
dissi di provare con la Canottieri Gavirate. Lui ci pensò e poi andò. Da quel momento
quello fu il suo chiodo fisso». Elia é un ragazzo normale. Il pochissimo tempo libero lo
dedica agli amici, al corso Matteotti, al Free-time, il suo bar preferito. Accende lo
stereo a tutto volume per scaricarsi. Musica tosta. «Ma sa apprezzare anche le cose
dolci» precisa la signora Enrica. Non ha una fidanzata. Non ne ha tempo. «Prima di
partire per Sidney era molto convinto di poter andar forte. Ora, conoscendolo, credo che
vorrà continuare e tentare di vincere la prossima olimpiade». Al ritorno da Sidney Elia
dovrà scegliere con quale corpo armato gareggiare. Fino ad ora lo ha aiutato uno sponsor,
la Cartografica Mira di Cardano al Campo. «Lo scriva, perché ci hanno davvero dato una
mano» si raccomanda la signora Enrica. Che questa notte non si è risparmiata ("non
ho dormito per niente"). Era troppo tesa per la gara olimpica. Era nervosa anche
prima che Elia partisse. Il giovane canottiere l'ha guardata e le ha detto la frase
classica dei campioni che lasciano a casa le famiglie: "le gare é meglio farle che
vederle". E' vero, si soffre. Ma poi si stappano le bottiglie davanti al televisore,
no? «Certo - annuisce Enrica Luini - ora sono appagata e contenta. Sto pensando a mio
figlio che ha coronato il suo sogno».
|