La soddisfazione dei dirigenti della
Confesercenti, associazione di categoria che raggruppa alcune migliaia di piccoli
commercianti era palpabile. Hanno ripreso con forza il tema della sicurezza e sono
riusciti ad assicurarsi addirittura la presenza del ministro della giustizia. A loro si
sono comunque uniti i magistrati e i consiglieri comunali per affrontare altre spinose
questioni.
Nel pomeriggio alle 16 Fassino si è incontrato in Tribunale con il presidente Mancini e i
magistrati. Questi gli hanno fatto presente le carenze di organico con cui sono costretti
a lavorare. Il ministro a questo riguardo ha garantito che verranno effettuate diverse
assunzioni, ma l'iter burocratico è piuttosto lungo e ci vorranno ancora parecchi
mesi.
Sul carcere il ministro è stato piuttosto moderato perché al momento se non si
costruisce un'altra struttura non è affatto possibile pensare di chiudere i Miogni.
Fassino ha comunque "buttato lì" la proposta di un projet financing per
realizzare la nuova struttura di Varese: potrebbero essere raccolti da privati i soldi per
costruire il nuovo carcere con la promessa agli imprenditori che poi potranno usufruire
dellarea dismessa dei Miogni. Al termine del convegno il ministro ha incontrato i
capigruppo del consiglio comunale che gli hanno illustrato la mozione approvata
allunanimità lunedì notte; Fassino ha detto che se cè una volontà unanime
(del consiglio comunale) di costruire un nuovo carcere, se esiste già unarea
indicata dal piano regolatore, il progetto può entrare nella fase esecutiva. Si è quindi
impegnato a sentire il sindaco Fumagalli per avviare le procedure del caso. La parte centrale del pomeriggio l'ha presa il
convegno della confesercenti a cui hanno preso la parola il presidente Simonetto, Attilio
Fontana, il senatore Piero Pellicini e il consigliere regionale Daniele Marantelli. Ha poi
chiuso gli interventi il ministro.
I discorsi sono stati un po' gli stessi di sempre. Nessuna vera proposta solida e
realizzabile in tempi brevi se non quella di unificare le energie in tema di sicurezza e
di creare un clima di certezza della pena e della sua eseguibilità.
Il presidente del consiglio regionale Fontana ha invece centrato l'attenzione sulla
scarsità di mezzi che le forze dell'ordine hanno sul nostro territorio. Ha fatto
l'esempio della caserma dei carabinieri di Arcisate che su un territorio di 25mila
abitanti opera con 3 addetti. "Occorre agire sul piano locale con una polizia
locale e con una vera prevenzione anche sociale".
Il senatore Pellicini ha fatto presente come questa situazione porta alla difficoltà di
operare per chi lavora e secondo lui la sicurezza non è solo legata alla repressione.
Daniele Marantelli ha buttato acqua sul fuoco rispetto al carcere dicendo che "i
Miogni non sono certo un paradiso, ma nemmeno un inferno come si vorrebbe far
credere". Un altro aspetto importante della relazione del segretario dei Ds è
stato quello che riguarda le classi dirigenti. "Queste non possono dividersi su una
questione così cruciale per la vita dei cittadini".
L'intervento del ministro ha poi chiuso il dibattito.
"La sicurezza non è questione di parte. Non è ne di destra ne di sinistra".
Gli interventi vanno realizzati su più fronti. Esiste un problema di organici del
personale tutto della realtà giudiziaria. Occorre lavorare anche sulla prevenzione e
sulla valorizzazione del personale esistente. Il ministro ha poi incontrato la
delegazione dei consiglieri comunali per affrontare la questione del carcere.
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