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Ore 16.28.13
Giorno
07/06/07
 
Valcuvia e Valtravaglia –  La protesta nasce dall'impossibilità dell'uso dei cani a causa della peste suina
In rivolta centinaia di cacciatori

Riceviamo e pubblichiamo

Centinaia di cacciatori di Valtravaglia e Valcuvia sono in rivolta. Il decreto regionale n.21713 - firmato il 14 settembre dall’Assessore all’Agricoltura, Viviana Beccalossi - vieta loro l’uso del cane per qualsiasi attività venatoria, ritenuto colpevole di poter diffondere isolati focolai di peste suina presente in alcuni capi di cinghiali. Il provvedimento regionale è stato preso per limitare la movimentazione sul territorio e sperare che il focolaio della malattia- che colpisce i cinghiali ma non è pericolosa per l’uomo - non si diffonda nei territori vicini (soprattutto in Svizzera dove è stata da poco debellata). Sin qui il significato del decreto regionale, che è stato il frutto di relazioni e pareri forniti dal servizio veterinario locale.

Nel Varesotto sono circa 5000 i cacciatori in attività, di cui circa 1600 esercitano l’hobby in Valtravaglia, Valcuvia, Valceresio, Valganna e Campo dei Fiori; tra questi sono 500 quelli specializzati nella caccia al cinghiale, divisi in squadre.

"A nostro giudizio, il provvedimento è assolutamente intempestivo ed immotivato – esordisce Vincenzo Botta, presidente provinciale Arcicaccia, una delle associazioni venatorie più dinamiche nel Varesotto -. Pensiamo solo al fatto che è stato annunciato solo alla vigilia dell’apertura ufficiale della caccia (domenica 17 settembre), dopo che ciascun cacciatore coscienzioso ha speso inutilmente denaro per licenze, tasse, attrezzature, oltre ad aver addestrato i cani per tutto la stagione".

E’ bene chiarire che il divieto all’uso del cane nei boschi da Mesenzana a Cuveglio, da Laveno a Portovaltravaglia, oggi è esteso anche alla caccia al fagiano, lepre e beccaccia e tutte le altre specie presenti nel territorio Nord Varesotto. E un folto gruppo di cacciatori, riunitosi ieri a Cuveglio per studiare una strategia comune di protesta ed analisi della situazione di stallo, ha dimostrato la propria contrarietà nei riguardi del divieto. "Siamo oltremodo irritati per l’incompetenza faunistica ed etologica che ha portato al decreto regionale e la superficialità del provvedimento che ci danneggia – intervengono Pietro Fabbri, caposquadra di Portovaltravaglia e Gianni Ciglia, caposquadra in Valcuvia - : tutti sanno bene che, dal fagiano alla beccaccia, si utilizzano cani da ferma, che nulla hanno a che fare con i cani per la caccia al cinghiale. Chi conosce l’etologia dei suidi sa bene che un animale in pericolo non abbandona mai i luoghi conosciuti, nei quali sa dove trovare riparo, siti dai quali durante la notte si allontana tranquillamente per alimentarsi, salvo farvi ritorno il mattino seguente. Ecco spiegato il motivo degli investimenti notturni di cinghiali su strade asfaltate, non certo perché inseguiti dai nostri cani>.

Gianni Ciglia e Pietro Fabbri continuano: <Dal ’97 ad oggi il servizio veterinario locale ha proposto varie misure di divieto o di libera caccia in palese contraddizione tra loro. L’anno scorso è stato richiesto il nostro intervento forzato per l’abbattimento di parecchie centinaia di capi da novembre fino a marzo, in un impegno estenuante per noi e le nostre famiglie. Quest’anno, senza aver mai sentito la base, giunge il divieto. Ci sentiamo letteralmente "usati" da tecnici incompetenti e, quando chiediamo per iscritto elementi di chiarezza e statistiche sui capi malati, le risposte non giungono. Questa secondo voi è trasparenza della Pubblica Amministrazione?>

<A quanto pare – continua la nota - l’anno scorso, dai prelievi effettuati sui circa 900 capi abbattuti, sono risultati tre soli casi positivi di peste suina, mentre due anni fa su 500 capi abbattuti i casi furono ben 150. L’esempio svizzero dovrebbe illuminare le nostre autorità: alcuni mesi fa Bellinzona provvide ad abbattimenti non frenati quando individuò focolai di peste. Tra l’altro, i 300 cacciatori di cinghiali di Valtravaglia e Valcuvia hanno già speso più di un milione di lire per licenze, tasse ed iscrizioni ai gruppi e alla vigilia della regolare apertura della caccia al cinghiale (solitamente da novembre a gennaio) a loro viene posto il divieto all’hobby senza l’uso dei cani sia nelle loro due valli, sia in Valceresio, Valganna e nel Campo dei Fiori. Un’ingiustizia bella e buona>. I cacciatori di Valcuvia e Valtravaglia chiudono con un interrogativo: "Perché, a differenza di quanto accaduto nel ’98, questo provvedimento di divieto non è stato varato con il parere positivo del Servizio Gestione Faunistica della Provincia di Varese?>

 

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