| Riceviamo e pubblichiamo Centinaia di
cacciatori di Valtravaglia e Valcuvia sono in rivolta. Il decreto regionale n.21713 -
firmato il 14 settembre dallAssessore allAgricoltura, Viviana Beccalossi -
vieta loro luso del cane per qualsiasi attività venatoria, ritenuto colpevole di
poter diffondere isolati focolai di peste suina presente in alcuni capi di cinghiali. Il
provvedimento regionale è stato preso per limitare la movimentazione sul territorio e
sperare che il focolaio della malattia- che colpisce i cinghiali ma non è pericolosa per
luomo - non si diffonda nei territori vicini (soprattutto in Svizzera dove è stata
da poco debellata). Sin qui il significato del decreto regionale, che è stato il frutto
di relazioni e pareri forniti dal servizio veterinario locale.
Nel Varesotto sono circa 5000 i cacciatori in attività, di cui
circa 1600 esercitano lhobby in Valtravaglia, Valcuvia, Valceresio, Valganna e Campo
dei Fiori; tra questi sono 500 quelli specializzati nella caccia al cinghiale, divisi in
squadre.
"A nostro giudizio, il provvedimento è assolutamente
intempestivo ed immotivato esordisce Vincenzo Botta, presidente provinciale
Arcicaccia, una delle associazioni venatorie più dinamiche nel Varesotto -. Pensiamo solo
al fatto che è stato annunciato solo alla vigilia dellapertura ufficiale della
caccia (domenica 17 settembre), dopo che ciascun cacciatore coscienzioso ha speso
inutilmente denaro per licenze, tasse, attrezzature, oltre ad aver addestrato i cani per
tutto la stagione".
E bene chiarire che il divieto alluso del cane nei
boschi da Mesenzana a Cuveglio, da Laveno a Portovaltravaglia, oggi è esteso anche alla
caccia al fagiano, lepre e beccaccia e tutte le altre specie presenti nel territorio Nord
Varesotto. E un folto gruppo di cacciatori, riunitosi ieri a Cuveglio per studiare una
strategia comune di protesta ed analisi della situazione di stallo, ha dimostrato la
propria contrarietà nei riguardi del divieto. "Siamo oltremodo irritati per
lincompetenza faunistica ed etologica che ha portato al decreto regionale e la
superficialità del provvedimento che ci danneggia intervengono Pietro Fabbri,
caposquadra di Portovaltravaglia e Gianni Ciglia, caposquadra in Valcuvia - : tutti sanno
bene che, dal fagiano alla beccaccia, si utilizzano cani da ferma, che nulla hanno a che
fare con i cani per la caccia al cinghiale. Chi conosce letologia dei suidi sa bene
che un animale in pericolo non abbandona mai i luoghi conosciuti, nei quali sa dove
trovare riparo, siti dai quali durante la notte si allontana tranquillamente per
alimentarsi, salvo farvi ritorno il mattino seguente. Ecco spiegato il motivo degli
investimenti notturni di cinghiali su strade asfaltate, non certo perché inseguiti dai
nostri cani>.
Gianni Ciglia e Pietro Fabbri continuano: <Dal 97 ad oggi
il servizio veterinario locale ha proposto varie misure di divieto o di libera caccia in
palese contraddizione tra loro. Lanno scorso è stato richiesto il nostro intervento
forzato per labbattimento di parecchie centinaia di capi da novembre fino a marzo,
in un impegno estenuante per noi e le nostre famiglie. Questanno, senza aver mai
sentito la base, giunge il divieto. Ci sentiamo letteralmente "usati" da tecnici
incompetenti e, quando chiediamo per iscritto elementi di chiarezza e statistiche sui capi
malati, le risposte non giungono. Questa secondo voi è trasparenza della Pubblica
Amministrazione?>
<A quanto pare continua la nota - lanno scorso, dai
prelievi effettuati sui circa 900 capi abbattuti, sono risultati tre soli casi positivi di
peste suina, mentre due anni fa su 500 capi abbattuti i casi furono ben 150.
Lesempio svizzero dovrebbe illuminare le nostre autorità: alcuni mesi fa Bellinzona
provvide ad abbattimenti non frenati quando individuò focolai di peste. Tra laltro,
i 300 cacciatori di cinghiali di Valtravaglia e Valcuvia hanno già speso più di un
milione di lire per licenze, tasse ed iscrizioni ai gruppi e alla vigilia della regolare
apertura della caccia al cinghiale (solitamente da novembre a gennaio) a loro viene posto
il divieto allhobby senza luso dei cani sia nelle loro due valli, sia in
Valceresio, Valganna e nel Campo dei Fiori. Uningiustizia bella e buona>. I
cacciatori di Valcuvia e Valtravaglia chiudono con un interrogativo: "Perché, a
differenza di quanto accaduto nel 98, questo provvedimento di divieto non è stato
varato con il parere positivo del Servizio Gestione Faunistica della Provincia di
Varese?>
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