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Ore 16.28.15
Giorno
07/06/07
Laveno- Una giornata in compagnia di un lettore col pallino del parapendio
«Il volo? Una questione di testa»

deltaplano1.jpg (17991 byte)Si chiama Patrizio e abita a Milano, ha superato da poco la trentina e fa il tecnico informatico; hobby: parapendio.

«Ho iniziato nell’87, quando questa attività era ancora agli albori, e solo mio cugino e una manciata di altri appassionati osavano lanciarsi, creando così l’alternativa vera e propria al deltaplano», dice Patrizio, appena atterrato a Laveno dopo un paio d’ore di volo iniziato dal decollo del Monte Nudo, in Valcuvia.

Diverse sono state le segnalazioni dei vigili del fuoco e delle forze dell’ordine, durante la bella stagione, circa episodi di atterraggio non proprio morbido da parte di alcuni appassionati di questo sport che hanno generato l’interesse – in negativo – da parte della stampa. Ed è per questo che Patrizio, interpretando il pensiero di molti altri amanti di queste discipline ha chiesto cortesemente di osservare questi sport sotto una luce che non sia esclusivamente quella della cronaca nera, comunicandolo a Varesenews con una mail.

«Ogni giorno leggiamo sui giornali di incidenti sportivi – continua Patrizio - : giusto un paio di settimane fa il caso di un bambino rimasto disgraziatamente ucciso durante una gara di rally in Piemonte. Eppure del Rally non si parla solo quando succedono incidenti, visto l’interesse che genera. Così dovrebbe essere per ogni attività sportiva, anche per quelle che - a torto – vengono definite più pericolose, come il parapendismo e il deltaplano: si tratta di sport in cui il buon senso è la regola principale. Per volare ci vuole prima di tutto testa, per valutare i propri limiti e le capacità; in quanto a pericolo, direi che è molto più rischioso attraversare la strada a Milano nell’ora di punta!».

Ma quanto costa "volare"?
«Una buona attrezzatura (vele, cordini, paracadute di emergenza, radio, gps e strumentazione tecnica) costa più o meno 5 milioni, ma prima è necessario fare un corso per apprendere le nozioni base del volo, e le conoscenze di meteorologia che servono a valutare le diverse possibilità di volo durante le uscite – spiega Patrizio - ; poi viene la pratica, che come per tutte le attività risulta essere la vera palestra per formare un buon parapendista».

Intanto a Laveno verso le 15.30 il cielo è costellato di veledeltaplano3.jpg (11834 byte) colorate; c’è chi è da poco decollato dal Monte Nudo o dal Sasso del Ferro, e chi sta preparandosi all’atterraggio, che avviene nella pista della Delta Club di Laveno, l’associazione che raccoglie tutti gli appassionati della zona.
Ma va sempre tutto liscio, quando si vola?

«Diciamo che a volte capita di bucare (essere costretti a compiere atterraggi fuori programma ndr) anche lontano dal luogo prestabilito: dipende spesso da fattori come l’assenza di termiche, cioè le correnti d’aria calda che permettono di salire di quota. In questi casi – continua Partizio – le alternative, oltre al taxi, rimangono l’autostop o gli amici che ti vengono a prendere. E’ anche possibile vedersela brutta, certo, se ad esempio si danneggia la vela e si perde quota, ma tutti siamo dotati di paracadute di emergenza che rappresenta un alto margine di sicurezza».
Sui cieli della Valcuvia, però, non volano solo parapendii…

deltaplani.jpg (18602 byte)«Sono presenti diversi modi di volare, primo fra tutti il deltaplano, che risulta essere un mezzo più "tecnico" del parapendio: i due sport convivono ma è bene fare attenzione, soprattutto se si vola vicini, date le differenze tecniche esistenti. Poi ci sono gli alianti e i veicoli a motore: qui vige regola generale dell’aeronautica, ovvero la precedenza che i veicoli lenti hanno sempre su quelli più veloci».

                                    Andrea Camurani

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