Joshua Morgan è arrivato, con
tre mesi di anticipo sulla media di attesa, al punto finale della sua attesa per ottenere
lo status di rifugiato in Italia: è stato infatti convocato a Roma presso la commissione
centrale per il riconoscimento dello stato di rifugiato, la commissione che valuta se gli
stranieri giunti in Italia da paesi in guerra o dove sono lesi i diritti umani sono nelle
condizioni di godere della protezione del nostro Stato.
La convocazione di Joshua, che è stato protagonista di una triste vicenda
di cronaca proprio nei giorni di ferragosto, è arrivata con celerità dopo i fatti a
lui successi: si può dire che, per caso o interessamento particolare, l'accoltellamento
di un piccolo delinquente del varesotto abbia "portato fortuna" al giovane della
Sierra Leone, che aveva avuto dalla fuga dalla sua patria e fino ad allora una vita
assai travagliata."Sono contento per lui - dice
Mario Lotti, il consulente del Consiglio Italiano per i Rifugiati che segue le pratiche
dei circa cento stranieri in attesa di una decisione dal Governo italiano sul loro status
- La convocazione è avvenuta in tempi celeri: sono passati infatti circa 9 mesi mentre di
solito uno straniero attende di più, circa 12 o 13 mesi".
Dalla convocazione a Roma alla conoscenza delle sue sorti,
quanto tempo passerà per Joshua?
"Dopo un mese, un mese e mezzo circa dalla convocazione a Roma, dovrebbe essere
chiamato dalla questura di Varese, che gli comunicherà ufficialmente la decisione che la
commissione ha preso su di lui"
Saprà così se per l'Italia è un rifugiato oppure no...
"Sì: in quel caso gli daranno comunicazione della decisione negativa oppure, in caso
affermativo potrà ottenere direttamente il permesso di soggiorno oppure la
"striscetta" che lo invita a ritirare il permesso pochi giorni dopo. Ma, in
realtà, c'è una terza possibilità: che la commissione centrale neghi lo status di
rifugiato, ma contestualmente "raccomandi" alla questura di rilasciargli un
permesso di soggiorno per motivi umanitari, proprio a causa della situazione nel suo paese
di origine".
Insomma tra circa un mese saprà se potrà lavorare qui in Italia...
"Lo status di rifugiato è molto più che un semplice permesso di lavoro:
chi lo ottiene è di fatto equiparato ad un cittadino italiano, eccezion fatta per il
diritto di voto".
Quanto sono i rifugiati del vostro sportello ancora in attesa della
convocazione a Roma?
"Tutti... Faccia il conto: di persone che si sono rivolte al nostro sportello
quest'anno sono circa una settantina. Ad aver già ricevuto risposta sono stati in
tre".
Per Joshua, se le risposte della commissione saranno almeno parzialmente positive, c'è
già in attesa una proposta di lavoro: una azienda di Olgiate Comasco, la SISME, ha
già dato la disponibilità ad assumere il ragazzo nel caso ottenga il permesso di
soggiorno "Ho letto un trafiletto su "La Provincia" di quello che era
successo a questo ragazzo - spiega Alessandro Baietti, responsabile Risorse Umane
dellazienda olgiatese - e siccome ho capito che aveva dimestichezza con l'area
meccanica (Joshua è ingegnere n.d.r.), e la nostra azienda sta effettuando assunzioni, mi
è sembrato giusto dargli un'opportunità".
Tutto è bene quello che finisce bene, quindi, per Joshua Morgan. "Ma è una bella
storia solo se questo caso può essere occasione di sensibilizzazione per la condizione di
tutti gli stranieri in attesa di risposta dallo stato italiano ammonisce il
responsabile per gli stranieri della Cgil di Varese Flavio Nossa molto meno se
invece si è velocizzata una sola pratica al solo scopo di lavarsi la coscienza in un caso
eclatante come quello di Joshua Morgan. Ci sono disegni di legge che dovrebbero recepire
la convenzione di Ginevra che giacciono da anni in parlamento, senza le quali i tempi per
i rifugiati continuano ad essere biblici".
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