"Innanzitutto questa è la prima ristrutturazione in undici
anni di esperienza aziendale" Tiene a precisare Pierangelo Cerana (nella
foto), direttore delle relazioni industriali per l'Italia e direttore
delle risorse umane per i paesi emergenti della Whirlpool, parlando dell'annuncio di mobilità per 247 lavoratori italiani
dell'azienda, di cui quasi 200 solo nelle sedi varesine di Comerio e Cassinetta di
Biandronno.
Quella di Cerana è una lunga carriera nella multinazionale
americana che ha preso il posto, senza eliminarne la storia -campeggiano infatti ancora
all'entrata i busti di bronzo dei fondatori - della gloriosa sede Ignis dei Borghi. Una
carriera fino ad ora vissuta in periodi luminosi, malgrado le diffidenze iniziali:
"Ricordo ancora bene quante paure c'erano riguardo l'arrivo di una multinazionale
americana... Noi eravamo in 6000 allora, e in questo decennio il settore metalmeccanico ha
visto una diminuzione di occupazione del 37%. Per noi invece la storia è stata tutta
diversa: non solo abbiamo mantenuto l'occupazione in Italia (sono ancora 6067 i lavoratori
in Italia, di cui 3800 solo nelle sedi varesine, n.d.r.), e in Europa siamo diventati
quasi 15.000. E questa, dopo 11 anni di presenza, è la prima volta che chiediamo aiuto
alle parti sociali. Mi permetta queste precisazioni: mi fa piacere fare un pochino di
storia di questa azienda, tanto per ridare le giuste proporzioni al caso in
questione".
Il "caso in questione" è appunto l'annuncio della
richiesta di mobilità per 250 persone. Meglio sarebbe dire 250 impiegati, perchè proprio
tra i colletti bianchi scatteranno i licenziamenti "morbidi". Qual'è stata la
molla che ha portato alla mobilità? "E' da ammettere:
negli ultimi cinque mesi le performances finanziarie del gruppo Europa si sono rivelate
non in linea con le aspettative: noi siamo convinti di averne individuato i motivi.
e avere identificato le cause: ora dobbiamo agire e avere una adeguata velocità di
reazione, per poter curare fin dall'inizio questa "malattia". Che, se di
malattia si tratta, voglio pensare che si tratti di raffreddore, che perciò va curato
subito e circoscritto".
E come pensa di curarlo, l'azienda, questo "raffreddore"?
"Gli obiettivi su cui ci siamo focalizzati per risolvere il problema sono
principalmente tre: accelerare il recupero sul margine di
guadagno, che negli anni si è eroso; ridurre i costi; ridurre il working capital. In
questo contesto, abbiamo affrontato il problema della struttura, e non siamo partiti dal
basso, ma dalla struttura dirigenziale, tant'è che una dozzina di dirigenti è già
uscita, con dei buoni accordi. Ma non si può dire che la questione sia conclusa: stiamo
ancora completando questo tipo di analisi.Ora abbiamo affrontato il problema impiegatizio,
chiedendo la mobilità per 245 persone, su di un totale di 2000 impiegati in Italia: se
ragioniamo in percentuale si parla del 10%circa, perfettamente in linea con le previsioni
iniziali"
In che modo vi muoverete in questa questione così delicata?
"Non ci sfugge, come non ci è mai sfuggito, che in queste questioni ci sono
valori importanti: e per noi il valore portante è il rispetto verso la gente e la cura
nei confronti dell'impatto umano e sociale di certe decisioni. Siamo fortemente motivati a
perseguire la strada dell'accordo con i sindacati: la legge non ci obbliga, ma noi
vogliamo farlo, e farlo in fretta. Con costi sociali ridotti, ma senza dover tornare però
sui nostri passi per ciò che concerne i costi aziendali".
Proporrete ai sindacati qualche alternativa ad una riduzione dei
numeri proposti?
"Il sistema della mobilità è già dotato di una serie di ammortizzatori, si tratta
cioè in sè stessa di un'uscita morbida. Chiedendo la messa in mobilità seguiamo la
legge, e lo spirito della legge tutela i lavoratori. Per quanto riguarda i numeri, la
quantità dei lavoratori per cui abbiamo chiesto la mobilità deriva da uno studio ben
preciso, perciò è difficile da modificare. Ma se ci sono considerazioni ben ponderate
dei sindacati, noi siamo qui ad ascoltarle, nessuno in questo caso ha il Vangelo in
mano".
Basterà questo per aggiustare i conti dell'azienda?
"L'obiettivo è di riuscire a centrare al più presto i tre punti che abbiamo
definito: se riusciamo nell'intento, già nel prossimo trimestre si noteranno sicuramente
molte differenze. Il problema dell'azienda, infatti, non è strutturale. La verità è che
il 1999 era stato per noi un anno particolarmente positivo, e i competitors hanno
reagito aggressivamente, con politiche spinte che tendevano ad abbassare fortemente i
prezzi di acquisto. E in più c'è stato il grosso aumento delle materie prime: un
problema per tutti, ma che rappresenta una concausa importante per una azienda. La
riduzione dei costi, ovviamente, non toccherà soltanto la forza lavoro:quella sarà
solo una parte delle operazioni di contenimento dei costi. Ci sono molte altre iniziative,
come la razionalizzazione degli stock di magazzino, il recupero dei crediti ancora
insoluti, piuttosto che a pensare a videoconferenze al posto di viaggi per le
riunioni..."
Ora però il discorso del taglio dei costi coinvolge i lavoratori..."Il problema del taglio dei costi riguarda tutti. Tant'è vero che noi abbiamo
affrontato il problema dall'alto, nel pieno rispetto delle individualità, come è sempre
stata la nostra filosofia: io non ho avuto un arbitrato in 20 anni di professione, e meno
che meno adesso, in cui i dirigenti che si sono allontanati dall'azienda nell'ultimo
periodo sono stati una dozzina. E ora, della categoria
degli impiegati, sono state toccate tutte le funzioni, senza aver colpito una classe
in particolare, e progettando di ripartire la mobilità in modo omogeneo.Comunque noi
intendiamo affrontare il problema nel modo più aperto. Per quanto attiene la parte
operaia, i problemi di mercato sono di portata limitata, come quello che ha portato a
queste scelte, si possono assorbire con una politica saggia di assunzioni in sede di
contratti temporanei. Un sistema che ci ha permesso di non chiedere troppi soldi al
governo e di non trovarci costretti a licenziare. Se ci fossero in ogni caso delle
riduzioni da fare in sede di produzione operando con i temporanei, e salvaguardando
invece i rapporti di lunga durata. Un modo di lavorare che non ha impedito, negli ultimi
tre-quattro anni, di assumere lavoratori a tempo indeterminato a partire da assunzioni
temporanee".
Quella della mobilità per gli impiegati della Whirlpool è una
notizia psicologicamente dirompente, specialmente per i varesini: quello del lavoro
impiegatizio a Comerio era una specie di mito positivo, che si pensava non sarebbe mai
stato colpito... "Dobbiamo imparare a convivere con il sweet and sour, il dolce e
l'amaro, che è l'essenza del nuovo mercato del lavoro. Proprio l'altro ieri abbiamo
siglato l'accordo per l'assunzione temporanea di 250 persone".
E' l'effetto della nuova economia... "Certo,
il mercato del lavoro ha avuto delle evoluzioni impensabili negli ultimi anni: io ho dei
nipoti appena laureati che hanno già cambiato 3 lavori... c'è una tendenza marcata
soprattutto per certe figure e professionalità ad avere un rapporto con il datore di
lavoro totalmente diverso dal passato. I giovani con una certa cultura tendono a scegliere
con criteri diversi dal guadagno o dalla sicurezza, si spostano loro da un lavoro
all'altro scegliendo dove hanno più possibilità di essere se stessi. Cercano perciò
flessibilità, per esempio poter lavorare da casa la mattina o alcuni giorni della
settimana. E' vero che c'è ancora sul mercato del lavoro una classe che vuole
l'impiego stabile, ma il mercato ha subito negli ultimi anni ha subito evoluzioni
velocissime, più che negli ultimi 40 anni".
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