Il frontalierato tra Italia e Svizzera non riguarda solo i lavoratori, ma
anche, storicamente, investimenti e risparmio. Seguendo per i grandi capitali, la
proverbiale segretezza delle banche svizzere, ma anche un mito - resistente soprattutto
nelle nostre zone - di convenienza ed efficienza degli investimenti.
Valutarne però davvero i vantaggi non è
affatto facile, soprattutto per l'intricato sistema fiscale tra i due paesi, e le profonde
differenze tributarie tra Italia e Svizzera: ne sanno qualcosa tutti coloro che hanno
provato ad aprire un conto in svizzera, o hanno investito in maniera
"trasparente", denunciando cioè i fondi investiti, o hanno acceso una polizza
vita o aderito ai fondi pensione svizzeri.
Un mistero, quello del trattamento fiscale
dei prodotti finanziari, non del tutto chiarito nemmeno tra gli operatori economici, cioè
proprio tra coloro che danno consulenza in questo settore: commercialisti, legali,
consulenti finanziari. Proprio per questo vale la pena di segnalare una iniziativa di
fresca delibera da parte del senato accademico dell'Insubria: il progetto di un Corso di perfezionamento e aggiornamento, in
collaborazione con il Centro di Studi Bancari dell'Associazione Bancaria Ticinese, sul
trattamento fiscale dei nuovi strumenti finanziari, assicurativi e previdenziali,
destinato ad operatori professionali.
"L'idea
centrale è quella di è di realizzare un corso che coinvolga "fifty fifty"
Italia e Svizzera per quel che riguarda i due regimi - spiega Alberto Sdralevich, preside
della facoltà di economia dell'Insubria - tant'è
vero che l'abbiamo organizzato con il centro di studi economici di Vezia, che fa capo
all'associazione bancaria ticinese, l'organismo che si occupa di formazione di personale
bancario e finanziario in Ticino. Un corso di alto livello, ma attento all'applicazione
concreta".
"I destinatari del corso sono
principalmente professionisti come avvocati, commercialisti, o in genere persone che danno
consulenza sulla gestione del risparmio, funzionari di banca. Il suo scopo non è tanto di
dare una infarinatura generale ma di andare in profondità su tematiche specifiche,
presupponendo perciò un minimo di conoscenza di base - spiega Rossella Locatelli, docente
di economia dell'intermediazione finanziaria - Serve per diradare un pò la nebbia nella zona grigia dei trattamenti
fiscali dei due paesi, in particolare per aluni tipi di prodotti finanziari, come sicav,
strumenti derivati, prodotti assicurativi a finalità finanziaria eccetera".
Tra i relatori, proprio per l'obiettivo di
concretezza del corso, è previsto un mix equilibrato tra quelli di matrice
accademica e gli operatori del settore, come esponenti del ministero delle finanze,
esperti fiscali di istituti bancari, o la responsabile fiscale dell'Ania, con l'obiettivo
di lavorare su casi concreti, magari già accaduti a chi seguirà le lezioni, tra le quali
nel programma compare anche la "chicca" della giornata dedicata al problema dei
reati fiscali, argomento per nulla infondato.
Il Comitato Scientifico
del corso è composto da Marco Bernasconi, esperto in
materia tributaria e docente presso l'Università dell'Insubria nonché direttore del
Centro di Studi Tributari recentemente costituito presso il Centro Studi Bancari di Vezia,
René Chopard, direttore del Centro Studi Bancari di Vezia, Rossella Locatelli, associato
di Economia degli Intermediari Finanziari della Facoltà di Economia e Alberto Sdralevich,
preside della Facoltà di Economia. Il suo avvio è previsto per settembre 2001 e la
durata prevista è di circa 220 ore, con lezioni pensate per professionisti e
perciò concentrate su due fine settimana al mese, in particolare nell'intera
giornata del venerdì e al sabato mattina.
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