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Ore 16.33.35
Giorno
07/06/07
Il sito della facoltà di economia dell'Insubria
Varese - Per la prima volta in Italia all'ateneo dell'Insubria è stato istituito un corso specifico sulla fiscalità transregionale realizzato dalla facoltà di Economia e dall’Associazione bancaria ticinese

Tutti i segreti del frontalierato finanziario


Il frontalierato tra Italia e Svizzera non riguarda solo i lavoratori, ma anche, storicamente, investimenti e risparmio. Seguendo per i grandi capitali, la proverbiale segretezza delle banche svizzere, ma anche un mito - resistente soprattutto nelle nostre zone - di convenienza ed efficienza degli investimenti.

Valutarne però davvero i vantaggi non è affatto facile, soprattutto per l'intricato sistema fiscale tra i due paesi, e le profonde differenze tributarie tra Italia e Svizzera: ne sanno qualcosa tutti coloro che hanno provato ad aprire un conto in svizzera, o hanno investito in maniera "trasparente", denunciando cioè i fondi investiti, o hanno acceso una polizza vita o aderito ai fondi pensione svizzeri.

Un mistero, quello del trattamento fiscale dei prodotti finanziari, non del tutto chiarito nemmeno tra gli operatori economici, cioè proprio tra coloro che danno consulenza in questo settore: commercialisti, legali, consulenti finanziari. Proprio per questo vale la pena di segnalare una iniziativa di fresca delibera da parte del senato accademico dell'Insubria: il progetto di un Corso di perfezionamento e aggiornamento, in collaborazione con il Centro di Studi Bancari dell'Associazione Bancaria Ticinese, sul trattamento fiscale dei nuovi strumenti finanziari, assicurativi e previdenziali, destinato ad operatori professionali.

"L'idea centrale è quella di è di realizzare un corso che coinvolga "fifty fifty" Italia e Svizzera per quel che riguarda i due regimi - spiega Alberto Sdralevich, preside della facoltà di economia dell'Insubria - tant'è vero che l'abbiamo organizzato con il centro di studi economici di Vezia, che fa capo all'associazione bancaria ticinese, l'organismo che si occupa di formazione di personale bancario e finanziario in Ticino. Un corso di alto livello, ma attento all'applicazione concreta".

"I destinatari del corso sono principalmente professionisti come avvocati, commercialisti, o in genere persone che danno consulenza sulla gestione del risparmio, funzionari di banca. Il suo scopo non è tanto di dare una infarinatura generale ma di andare in profondità su tematiche specifiche, presupponendo perciò un minimo di conoscenza di base - spiega Rossella Locatelli, docente di economia dell'intermediazione finanziaria - Serve per diradare un pò la nebbia nella zona grigia dei trattamenti fiscali dei due paesi, in particolare per aluni tipi di prodotti finanziari, come sicav, strumenti derivati, prodotti assicurativi a finalità finanziaria eccetera". 

Tra i relatori, proprio per l'obiettivo di concretezza del corso, è previsto un  mix equilibrato tra quelli di matrice accademica e gli operatori del settore,  come esponenti del ministero delle finanze, esperti fiscali di istituti bancari, o la responsabile fiscale dell'Ania, con l'obiettivo di lavorare su casi concreti, magari già accaduti a chi seguirà le lezioni, tra le quali nel programma compare anche la "chicca" della giornata dedicata al problema dei reati fiscali, argomento per nulla infondato.

Il Comitato Scientifico del corso è composto da Marco Bernasconi, esperto in materia tributaria e docente presso l'Università dell'Insubria nonché direttore del Centro di Studi Tributari recentemente costituito presso il Centro Studi Bancari di Vezia, René Chopard, direttore del Centro Studi Bancari di Vezia, Rossella Locatelli, associato di Economia degli Intermediari Finanziari della Facoltà di Economia e Alberto Sdralevich, preside della Facoltà di Economia. Il suo avvio è previsto per settembre 2001 e la durata prevista è di circa 220 ore, con lezioni pensate per professionisti e perciò  concentrate su due fine settimana al mese, in particolare nell'intera giornata del venerdì e al sabato mattina.

Stefania Radman

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