Aria da rompete le righe, o quasi, stasera al Palaignis. La grande a
tratti esaltante stagione del basket varesino targato Bulgheroni si
chiude stasera con una sconfitta preventivata. La speranza di arrivare
per il rotto della cuffia a giocarsi i play-off, auspicata da tutti, in
particolare dalla nuova gestione entrante, svanisce ben presto di
fronte ad una Treviso, a tutti gli effetti più squadra. Ma, a risultato
ancora in bilico, non è parso che la grinta e la cattiveria messa in
campo dagli uomini di Lombardi fosse quella che si ci aspettava.
Assente il Poz, fermato dalla tonsillite, anche il livello di
pericolosità e di e di imprevedibilità, nonché di spettacolarità,
scende in maniera fin troppo evidente. Così è. I detrattori del valore
aggiunto di Gianmarco, anche da questo giornale spesso pizzicato in
alcuni suoi vizi costitutivi, stasera avranno modo di ragionare, da qui
in avanti, su quanto la piazza e la squadra abbiano un disperato
bisogno che lui sia in campo; quanto una squadra, un gioco possa essere
tanto diverso, in presenza o meno di un protagonista come lui; per
carità non infallibile, non sempre vincente, in ogni modo carismatico.
Se allassenza di Pozzecco si aggiungono i postumi del trauma cranico
di Carlisle, oggi davvero annebbiato, lassenza di Wucherer, il tour de
force cui Lombardi costringe quattro quinti del quintetto (Davolio,
Carlisle, Burditt e Vescovi in campo tutti per 38 minuti) è facile
intuire quanto poco impegnativo sia stato per la squadra di Bucchi
continuare la corsa per il secondo posto nella griglia finale del
campionato.
La cornice di pubblico, che non esaurisce la capienza del palazzo ma fa
percepire limportanza del momento e il ritrovato affetto del tifoso
per la squadra, sembra essere un buon viatico ad una partita tirata. La
sensazione è confermata dallabbrivio del Roosters: i galletti
aggrediscono il match e con Vescovi dalla lunga e Burditt trovano
subito una fuga illusoria: 9-1 e poi 11-4. Saranno questi gli unici
minuti che vedono gli uomini di Lombardi davanti. Lo scossone dato da
Pittis, anche stasera il migliore dei suoi (100%, al tiro da 2, 7
assist, 6 rimbalzi e 3 palle recuperate, 27 di valutazione) mette in
bolla il match. Varese soffre sotto le plance, per tutto il match,
Nees è usato con il gontagocce, e Di Giuliomaria non riesce a dare ai
rimbalzi un contributo sostanzioso.
Ma il vero problema è, naturalmente, il vuoto didentità della squadra
senza il suo leader, là su dalle parti di chi deve creare gioco.
Nellanno della stella, Gianmarco si assentò per polmonite e già
allora, nonostante lo squadrone che era Varese si buscò 50 punti
proprio a Treviso per perdere poi in casa con Bologna. Con una squadra
diversa, il problema di identità si amplifica. Davolio sente troppo il
peso della responsabilità e mostra tutti i suoi limiti di personalità
pur con tutto limpegno profuso. Carlisle, con una vistosa benda in
testa, anarchico tatticamente, fa il play ma senza linventiva e il
know-how di un vero regista; se poi gli viene meno la precisione, come
è il caso di stasera, i benefici della sua presenza sono nulli.
Lombardi, ringraziato dalla curva, capisce lantifona ma non ha assi
nella manica. Partecipa, anzi della confusione collettiva. Fa entrare
Allegretti, al primo accenno di zona di Treviso, per toglierlo dopo
poco più che un minuto. Fa entrare Zanus, riservandogli la stessa
sorte. Cristiano non gradisce e approfitta della ultima partita a
Masnago per manifestare platealmente il suo disappunto covato per tutto
lanno. Di Giulio parte in quintetto base, ma lungo la strada si perde
e Cazzaniga, la sola nota a sopresa e positiva della serata, gli si fa
preferire, chiudendo peraltro con un ottimo 7/8 al tiro.
Già alla fine del primo quarto Varese sotto: 19-27. Allintervallo,
Treviso senza strafare, ma conservando il dominio dei tabelloni e
mantenendo più efficace larma del tiro da fuori, con Brown e il
solito Nicola, mantiene una decina di punti di vantaggio, 39- 48.
Vantaggio invariato alla terza frazione 58 71. Diventa difficile
ipotizzare una rimonta nellultimo quarto con una squadra in visibile
sofferenza e debito dossigeno e senza molte motivazioni.
Così è infatti. Non cè più partita. Carlisle e Davolio non sanno
trovare la via del canestro, Vescovi è come al solito encomiabile ma
non può davvero sopperire a tutto: esce a due minuti dalla fine, sotto
un diluvio di applausi e una standing ovation. Per lui lennesimo
arrivederci alla stagione successiva, sicura pedina fondamentale della
squadra che sarà. La Benetton intanto in surplace, gioca e diverte. Un
buon allenamento in vista dei play-off.
Per Varese diventa inutile lultimo match di campionato. E dopo il
pericolo della retrocessione scampato, è davvero un finale un po
malinconico.
|