Una particolare impresa sportiva è stata compiuta dal pilota Angelo
D'Arrigo, che, per la prima volta in assoluto, ha attraversato in deltaplano il
Mediterraneo.
Il volo è avvenuto nel Canale di Sicilia, più precisamente nel braccio di mare compreso
tra Capo Bon (Tunisia) e l'isola. Angelo D'Arrigo, ha vissuto molti anni in Francia dove
si è laureato all' Università dello Sport di Parigi. (sopra: D'Arrigo
sorvola il canale di Sicilia affiancato a sinistra da un rapace migratore proveniente
dall'Africa) Rientrato in Italia, ha conseguito i
titoli di istruttore di volo libero, quello che si effettua senza motore con il deltaplano
e il parapendio, ed ha fondato una Scuola Nazionale di Volo Sportivo sulle pendici
dell'Etna, dove, si racconta, abbia volato anche durante le eruzioni del vulcano a
beneficio di una troupe televisiva francese. Dopo anni di agonismo e due titoli mondiali
conseguiti con il deltaplano a motore, Angelo decide di allontanarsi dal circuito delle
competizioni per potersi dedicare ai voli record, facendo parte del "No Limits Sector
Team". Il viaggio di D'Arrigo ha riscosso grande interesse soprattutto per la
notevole quota raggiunta dal pilota prima di impostare la lunga planata verso la spiaggia
Tre Fontane nei pressi di Selinunte, dove è avvenuto l'atterraggio.
L'attraversamento del canale
era la quarta di una serie di sei tappe con le quali D'Arrigo ha coperto il percorso dalle
dune sahariane di Ong Jemal, che si trovano tra i due villaggi sud tunisini di Nefta e di
Tozeur vicino al confine con l'Algeria, fino a Catania. Il tutto è durato due settimane,
compresi i giorni spesi a terra in attesa che le condizioni meteorologiche consentissero
il decollo del mezzo ed ha impegnato uno staff di quindici persone. La rotta seguita dal
pilota ha coinciso con quella seguita dagli uccelli durante le migrazioni tra l'Africa e
l'Europa. Per attraversare il Canale di Sicilia il deltaplano di Angelo D'Arrigo è stato
trainato alla quota di 6800 mt da un altro deltaplano a motore che lo ha poi seguito fino
alla meta. All'equipaggiamento tradizionale del mezzo era stato aggiunto un sistema di
respirazione in quanto la rarefazione dell'aria nelle quote alte causa seri problemi
fisici, come l'ipossia.
Le ali del deltaplano erano state ermeticamente sigillate per
garatirne il galleggiamento, mentre altre attrezzature avrebbero permesso la sopravvivenza
in caso di caduta in mare, quali tuta stagna, giubbotti salvagente, polvere antisqualo,
razzi di egnalazione, polvere fluorescente per segnalare la presenza in acqua e canotto
gonfiabile. La temperatura in quota era di circa 20° sotto zero, contro i + 30 a terra;
pertanto si è reso necessario far indossare al pilota giacca, pantaloni e guanti
isotermici, uguali a quelli usati dagli alpinisti impegnati ad alta quota. Gran parte
dell'equipaggiamento è stato fornito dalla Marina Militare italiana che ha fattivamente
collaborato all'impresa ed ha seguito sui radar la trasvolata di D'Arrigo, pronta ad
intervenire con un elicottero in caso di pericolo. La salita in quota sopra Capo Bon è
durata oltre un'ora anche a causa dell'aria piuttosto turbolenta. Lo sgancio a 6800 mt ha
permesso a D'Arrigo di sfruttare il vento da sud-ovest in coda, facilitando
l'avvicinamento alla Sicilia. La velocità del deltaplano stimata al suolo ha superato per
alcuni minuti i 200/220 kmh ed il mezzo, ormai libero dal vincolo di traino, è schizzato
verso l'Europa. Tuttavia, questo valore si è poi ridotto molto rapidamente con la perdita
di quota, con l'aumento della densità dell'aria ed a causa della diminuzione del vento,
che comunque è rimasto quasi di poppa durante tutta la traversata. Il primo conttato
radio con le unità della Marina è avvenuto mentre la terra non era ancora in vista:
infatti il vento aveva portato molta foschia e solo negli ultimi 50 km nubi cumuliformi
all'orizzonte indicavano la posizione della Sicilia.
Infine il sospirato atterraggio, avvenuto dopo oltre tre ore
di volo durante le quali sono stati coperti 171 km in mare aperto, dove non esistono le
cosiddette "termiche", cioè colonne d'aria calda che permettono ai deltaplani
di risalire in quota e quindi guadagnare maggiori possbilità di allungare il percorso.
Per il futuro il sogno di Angelo D'Arrigo resta quello di seguire in volo libero le
migrazioni degli uccelli, sopratutto i rapaci che sfruttano per istinto termiche e
correnti d'aria, le stesse che i piloti di volo libero cercano anch'essi di sfruttare, ma
con studi tecnici e non poche difficoltà.
|