"La nostra città è aperta al mondo, noi non cacciamo
mai uno straniero". Parole risuonate 2500 anni fa, e che sono state ripetute anche al
Museo del Tessile, ultima tappa della manifestazione, organizzata da Cgil-Cisl-Uil
Varese-Ticino Olona e dall'Anpi, di "Insieme coloriamo il mondo" per rilanciare
l'iniziativa sui temi dell'immigrazione nel territorio della provincia di Varese. "Un
altro volto della società varesina" come ha rilevato Ivana Brunato, segretario
provinciale della Cgil, che ha raccolto intorno a sé un migliaio di persone, che hanno
attraversato, tra musica e slogan la città, riuscendo a stupire in un sabato pomeriggio
piovoso la città addormentata dall'indifferenza e la sacralità dello shopping. Tra i mille visi dipinti dai colori dell'arcobaleno, erano
presenti anche numerose associazioni - il Coordinamento comunità immigrate della
provincia di Varese Salaam, Sir John, l'Opera nomadi, tutti i partiti del centro-sinistra
con i rappresentanti candidati per la kermesse politica del 13 maggio: Renato Pagnan, per
la Camera, e Giovanni Canziani, per il Senato.
"Siamo riusciti a far sentire la nostra voce, e spero che possa contribuire a
cambiare una mentalità gretta e chiusa", ha lanciato nell'aula del Museo Michel,
immigrato marocchino, evidenziando il pieno successo della manifestazioni. "Una
manifestazione riuscita - Giovanni Bonometti, Rifondazione Comunista - con un risultato al
di sopra delle previsioni, importante anche per cancellare l'indegna parata leghista da K.
K. Klan e per aggregare cittadini e giovani".
Una risposta al clima di intolleranza e di odio -
Marco Molteni, segretario provinciale della Uil - che fa parte non solo di una "certa
politica, ma anche della gente comune".
"Ma la società italiana è in grado di garantire rispetto alla stato di diritto - ha
replicato un rappresentante del coordinamento comunità immigrate - e noi immigrati
chiediamo alla società italiana di conoscerci".
Ma non è un problema solo di solidarietà, hanno evidenziato tutti i relatori presenti -
perché "le migrazioni in Italia e nel nostro territorio sono ormai un fenomeno
inarrestabile".
E l'Italia, per il decrescente tasso di natalità, e per il rifiuto di occupazioni
considerate "degradanti" o troppo faticose, anche quando sono ben pagate, da una
parte di italiani,o semplicemente "per pagarci le pensioni" come si dice sempre
più spesso con cinismo, non può chiudere le porte di fronte a migliaia di lavoratori del
Sud del mondo che bussano alle porte del benessere occidentale.
Ma
per rendere l'immigrazione socialmente accettata, in un Paese che lega ancora paura della
criminalità e xenofobia, non basta dare solo stipendi decenti e lavori più o meno utili
ma "va rispettata la cultura dei nuovi arrivati e assecondata la loro aspirazione a
divenire cittadini a pieno titolo" - Luigi Maffezzoli, segretario Cisl Ticino Olona
" perché la cittadinanza non può essere subordinata al colore della pelle".
E così gli obiettivi e gli impegni che hanno sottoscritto e ripetuto ancora una volta i
Sindacati in collaborazione con il vasto mondo dell'associazionismo e del volontariato si
rivolgeranno a "sensibilizzare l'opinione pubblica per arginare il clima di
intolleranza e razzismo, per far emergere il lavoro irregolare anche degli immigrati che
danneggia tutti i lavoratori e soprattutto propone che sul territorio le istituzioni, le
comunità locali, le forze sociali sviluppino il massimo sforzo coordinato per un'efficace
e vantaggiosa integrazione degli immigrati".
Avviare, quindi, un reale percorso di
integrazione , nel rispetto delle differenze, applicando la legge e permettendo che il
Consiglio territoriale per l'immigrazioni inizi a funzionare e affermando il diritto di
voto nelle consultazioni amministrative, non solo con i comuni che hanno aderito alla
Consulta provinciale sull'Immigrazione, ma anche insieme a Busto e Varese, che hanno
opposto una ferma opposizione.
Un atteggiamento di chiusura che l'amministrazione di Busto ha, indirettamente, affermato
anche in occasione della manifestazione, facendo pervenire ai rappresentanti delle
organizzazioni una lettera a firma di Aldo Stefanazzi, Assessore all'Economia, che ha
proibito ai manifestanti, citando l'art.155 del codice della strada e art.20 del Comune,
l'uso degli impianti acustici e la pubblicità, anche se la manifestazione non aveva
nessuna connotazione politica.
E che in ogni caso è stato ignorata dai manifestanti "una disobbedienza civile -
hanno ripetuto i vertici dell'organizzazione - per affermare il diritto universale a
manifestare opinioni e idee".
Un diritto sancito dalla Costituzione italiana.
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