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| Busto Arsizio
- Una fetta di
città che in modo nuovo, creativo, pacifico ha voluto mostrare il suo forte NO al
RAZZISMO |
| I colori degli altri, con
"Bella ciao" in versione rap |
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| Non è stata dimpedimento la fitta
pioggerellina che è scesa sulla festa di colori e musica durante la manifestazione di
sabato scorso.
Non ha potuto niente contro la forte volontà dessere
presenza viva ai tanti che allegramente hanno sfilato. Una
pacifica invasione ha percorso così le vie centrali di Busto Arsizio dando alla città un
segno meno razzista. Oltre un migliaio, le persone che
hanno risposto allappello che le tre confederazioni Sindacali CGIL, CISL, UIL e
lANPI ha lanciato sotto il programma "insieme coloriamo il mondo".
E la folla era lì, a colori. Non solo perché insieme agli ormai anziani
ex partigiani, dai capelli bianchi, sfilavano ragazzi e ragazze con le guance colorate,
con i capelli rossi, viola, o giallo carota e insieme cerano gli immigrati
senegalesi, dallintensa pelle color ebano, o i più chiari e riccioluti marocchini,
i biondi moldavi, gli albanesi e i rumeni, gli olivastri cingalesi, le colf latino
americane dalla pelle color rosso terra.
Una folla intensa. Ununica umanità.
A rivendicare con la loro presenza il diritto ad unesistenza. A dire, con i loro
diversi colori dabito, di pelle, la loro appartenenza al mondo. Nonostante il tempo uggioso. Nonostante il sabato riservato al week-
end.
Hanno sfilato in tanti sabato pomeriggio dalle ore 16 alle ore 18, prima
di concludere liniziativa solidaristica nel parco del Museo del Tessile e
nellattiguo salone delle Conferenze. Sfilavano
con gioia e alla Busto apparentemente distratta dallo shopping o immersa dentro la
povertà culturale imposta dal silenzio leghista contrapponevano pacificamente
unaltra Busto. Una fetta di città che in modo nuovo, creativo, pacifico ha voluto
mostrare il suo forte NO al RAZZISMO, allo sfruttamento, al lavoro nero e soprattutto
affermare che i diritti per lintegrazione, la solidarietà, la coesione sociale sono
le uniche proposte serie e fattibili da perseguire in campo politico. Poiché è nel
ricercare valori come il rispetto dellaltro, lattenzione allaltro, la
solidarietà verso laltro che si pongono le giuste basi per un serio sviluppo
economico e per una maggior sicurezza sociale.
Lo dicevano le colorate bandiere delle
organizzazioni sindacali, lo dicevano ai cittadini i diversi suoni dei più giovani che
animavano il corte, lo dicevano i mille volti della lunga sfilata. Una manifestazione che doveva essere mantenuta nel silenzio per il
volere di una Giunta incapace di vedere al di là dal portone del Palazzo di Citta.
Ma proprio dal Palazzo Civico è partita la testa della sfilata. Lì davanti al portone chiuso si sono concentrati giovani e meno
giovani e al ritmo del merenghe o dei suoni afro-cubani o latino-americani, tra giocolieri
di strada improvvisati e slogan solidaristici ( "siamo tutti stranieri")si è
alzata nei canti la gioia della solidarietà sociale.
Ci piace allora ricordare, anche per
esorcizzare il lungo vuoto di questi tempi, il suono di una canzone da tempo tenuta
lontana dalle piazze, come quella "Bella Ciao", proposta in versione rap, che ha
scandito il percorso.
Emblema sonoro di una storia di libertà che oggi la destra politica e
leghista vuole cancellare dai libri scolastici perchè ormai sono passati
cinquantanni e il tempo annulla i lutti e le loro cause. La verità è che si vuole cancellare una memoria perché da lei e con lei è
sorta la nostra nazione, con quella costituzione nella quale il valore della solidarietà,
dellintegrazione, del rispetto del diverso è il forte cemento di una più solida
costruzione sociale.
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| Antonio
Maria Pecchini
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