Marco Baliani ci ha felicemente abituati, da alcuni anni, ad un
teatro del racconto, fatto di impegno civile e grande partecipazione alle cose e ai fatti
del mondo. Non si puo' non ricordare lo splendido e struggente kohlhaas, di
Heinrich Von Kleist, spettacolo che ben esemplifica il percorso dell'attore. O ancora il
coraggioso Corpo di stato: il delitto Aldo Moro, trasmesso anche da Rai Due, grazie
ad un Carlo Freccero che ha capito e valorizzato la forza evocativa di questo tipo di
teatro. Sono lì a dimostrarlo gli indici di ascolto delle performance di Paolini, con Vajont,
e della Curino con Olivetti. Marco
Baliani è un attore che ben interpreta il suo tempo. La scena diventa la piazza, lo
spazio dove il racconto diventa fatto, realtà. E' il capostipite di una generazione di
attori che hanno fatto del teatro una questione pubblica e collettiva, di denuncia e
presa di coscienza.
Questa sera nella rassegna "Gallar'arte" nella sala Planet Soul,
dell'università del Melo, in via Magenta 3, l'attore sarà in scena con Tracce di
Ernst Bloch. La rassegna dedicata all'affabulazione, non poteva avere inizio più
azzeccato. Il "Pensare affabulando" di Bloch trova nella recitazione di
Baliani la giusta dimensione narrativa e recitativa. Nello spettacolo l'attore darà
voce ad autori diversi, da Dylan Thomas a Dante, ripercorrendo avvenimenti e personaggi
che diventano le tracce della memoria collettiva.
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