"Alla stessa ora, il prossimo anno, merita molta
attenzione. Le ragioni di questa affermazione non stanno solo nella bella interpretazione
di Maria Amelia Monti e Marco Columbro, che, ieri sera al Teatro Impero, è stata
suggellata dagli applausi e dal divertimento degli spettatori, ma anche nella struttura di
questo testo. La storia scritta da Bernard Slade ricalca una tradizione nella quale gli
americani sono maestri. Si puo' parlare di un contesto sociale, degli accadimenti che
plasmano la Storia, partendo dal privato, dalle piccole vicende che compongono il
puzzle più complesso del mondo? Si puo'. Lo sanno bene i due protagonisti, George e
Doris, la cui vicenda di amanti per caso, si colloca temporalmente nel quarto di secolo
più caldo e complesso della storia del Secondo Dopoguerra. La ripetitività di quel primo incontro galeotto, per ben 25 anni,
diventa l'unica certezza nelle loro esistenze di amanti, unico punto fermo della loro
vita. L'appuntamento ideale dove poter gioire della maternità e soffrire per la scomparsa
di un figlio è solo apparentemente gestito dal caso. Paradossalmente Doris e George
riescono a raggiungere una stabilità di coppia grazie alla loro dimensione clandestina.
Una lettura provocatoria quella di Slade, che ha ben presente il clima bacchettone e
perbenista che impregna la società americana.
Stessa ora, il prossimo anno, è stata rappresentata
più volte in Italia a cominciare dalla celebre produzione targata Garinei e Giovannini
nel 1978, interpretata da Enrico Maria Salerno e Giovanna Ralli. La seconda edizione
invece è del 1989, prodotta da Lucio Ardenzi con protagonisti Ivana Monti e Andrea
Giordana. La traduzione di Nino Marino (terza edizione)
è sapiente e fedele, mentre la regia di Patrick Rossi Gastaldi tende a privilegiare i
toni comici e grotteschi del rapporto tra i due - ma forse non c'era altra
scelta di fronte all'innata simpatia dei due interpreti- su quelli
drammatico-esistenziali, pur presenti nel testo. Forse "consumata" la scelta
degli innesti filmati che raccontano il mondo che gira intorno alle vicende della coppia,
ma senz'altro molto efficace dal punto di vista narrativo. Impeccabile l'interpretazione
dei due attori, forse un pizzico più protagonista la Monti, meno condizionata dalla
fiction e più padrona del palco e della scena teatrale rispetto ad un Columbro, che,
seppur bravo nell'interpretare un ruolo non sempre brillante (vedi la scena della morte
del figlio in Vietnam), rimane legato ad una recitazione più vicina ai tempi televisivi.
10, 11, 12 aprile
Teatro Impero
Di Bernard Slade (versione italiana di Nino Marino)
Con Marco Columbro, Maria Amelia Monti
Regia di Patrick Rossi Gastaldi
Scene di Alessandro Chiti
Costumi di Mariolina Bono
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