| Un Premio Tenco nel 1999 come "Migliore Autore
Emergente" ("un premio nell'armadio", come dice Davide Bernasconi); una
raccolta di poesie del 1997 pubblicate con il titolo di "Perdonato dalle
lucertole"; un poema epico, e dialettale, in divenire ("La balada del Toni e del
Pirata Slaff"); collaborazioni con il Corriere del Ticino con racconti fantastici
stile Tolkien. Poesia e versi, metriche e
incubi.
Venerdì sera (ore 21.30) la Van De Sfroos Band
farà tappa al Blue Sun di Luvinate: il 17 sarà al Caffè Teatro di Verghera di Samarate
mentre il 20 al Teatro Smeraldo di Milano. Verrebbe da dire, prove generali in provincia
prima di raggiungere la grande città. Da qui comincia la storia: quanto è bello scrutare
il lago da lontano; si adagia la nebbia e si scorge il Battello del Diavolo superare
"La fruntiera" del piccolo paese. Fantasia e racconti di realtà microscopiche,
lontane dalla globalizzazione (perché del globale non saprebbero che farsene), escluse da
Internet (ma in fondo, perché sentirsi esclusi?); ancora accovacciati su un vecchio
camino tra tabarri e mezzi toscani. Polvere di stelle tra le righe: quelle di Davide, per
l'appunto, che nasce a Monza ma se ne va a vivere a Porlezza, sulle rive del lago di Como
(quel ramo
ecc., ecc., ecc.) per intingere la sua creatività nelle pozze di una vita
governata dal tempo antico. Cadenze calcolate che è bello invidiare perché per
apprezzarle le si deve conoscere.
Poi il successo: una partenza sottovoce, prima con i
"Potage" (band post-punk famosa nel comasco) e poi con la Van De Sfroos Band
che, già nel nome, tradisce la simpatia per il dialetto tramezzino (de sfroos significa
di frodo o, secondo la preferenza, di contrabbando). Un nome che è divenuto dagli anni
Novanta (a quelli risale la costituzione del quintetto-sestetto) la cifra stilistica del
gruppo: canzoni sempre e solo in dialetto (ma Davide ci aveva confessato che non avrebbe
problemi a scrivere in tedesco, spagnolo o francese se la natura di un brano lo
richiedesse) ma con una marcia in più. Esclusa la retorica del linguaggio del posto come
marchiatura di ideali politici, la filosofia della band è riconoscibile: sapori semplici
e parole semplici per sentimenti che non necessitano spiegazioni. Il pubblico li ama:
"Breva e Tivan" (cd pubblicato nel 1999) raggiunge le 35mila copie e da il via
ad un tour di 60mila spettatori; "Per una poma" (per una mela: probabilmente
quella di Adamo ed Eva perché il lavoro si ispira a scritti biblici), mini-album con soli
tre brani è a quota 20mila (ma le vendite non si sono ancora interrotte).
Insomma, per i Van De Sfross è un momento
particolarmente fortunato. Lo è, in effetti, da quando nel 1997 diedero alle stampe
"Manicomi", prodotto fatto di visioni, rapide sortite dello spirito, narrazioni
eloquenti e seguendo il tema - "nevrotiche". Nello stesso tempo, però,
fatte di una dolcezza discreta ma senza alcun ricamo intellettualistico come si può
ricavare dall'"Ave Maria", preghiera che non parte dai breviari ma dalle piccole
imbarcazioni dei pescatori o dalle case delle mogli, sempre pronte ad attenderli. Venerdì
sera, con Davide Bernasconi (voce e chitarra) vedremo Davide Brambilla (fisarmonica e
tromba), Alessandro Parilli (basso), Diego Scaffidi (batteria) e Claudio Beccaceci
(chitarre). Da parte nostra aspetteremo "La Curiera" (l'hit che fece impazzire
le heavy-rotation delle radio ticinesi) per salirci, seguire le curve e magari incontrare
la donna dai bei seni.
|