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07/06/07
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E=Mc2, la chiave che ha aperto la cassaforte dell'universo

Altri percorsi 

 
Teatro - Fermi, Oppenheimer, Majorana e i ragazzi di via Panisperna erano i pionieri di una nuova frontiera scientifica, destinata a cambiare la concezione del mondo: la fisica nucleare. Il monologo, prodotto da Rossotiziano, porta in scena quella straordinaria avventura 
 "Gli apprendisti stregoni" ad Altri percorsi

C'è stato un periodo della storia, agli inizi del Novecento, in cui un gruppo di scienziati si preparava a rivoluzionare il mondo. La fisica atomica era la nuova frontiera, questi scienziati i nuovi pionieri. Einstein, Heisenberg, Fermi, Oppenheimer, Majorana e i ragazzi di via Panisperna avevano trovato la chiave per aprire la cassaforte che conservava i segreti dell'universo. Un percorso scientifico e umano affascinante, ricostruito e portato sulla scena dal gruppo teatrale Rossotiziano nel monologo  "Gli apprendisti stregoni", ovvero come un pugno di pacifisti diede il via alla costruzione della bomba atomica. Antonio Marfella, autore, regista e interprete, racconta quei momenti di grande esaltazione scientifica e allo stesso tempo di grande trepidazione per le sorti dell'umanità.
(sopra: Ettore Majorana)

Marfella, che tipo di spettacolo è "Gli apprendisti Stregoni"? 
«Lo spettacolo fa parte di una trilogia nella quale abbiamo affrontato il discorso sulla scienza, in particolare la fisica e gli uomini che agli inizi di questo secolo l'hanno cambiata. Siamo partiti con la storia di Ettore Majorana, grandissimo fisico che faceva parte del gruppo di via Panisperna, scienziati che stavano cambiando il modo di leggere mondo. "Gli apprendisti stregoni" narra le vite di alcuni scienziati della fisica che con le loro scoperte hanno segnato la storia, e non solo quella scientifica. Mi riferisco ai Curie, Oppenheimer, Fermi, Heisenberg allo stesso Majorana. Molti di questi erano dei ragazzi poco più che ventenni.
Abbiamo indagato in quelle giovani e straordinarie esistenze, cercando di far venir fuori l'umanità che c'era dietro questi scienziati. E' stata una scoperta anche per noi, con alcuni aspetti divertenti e paradossali»

Che persone erano? vivevano solo di libri?
«Erano persone spiritosissime, estremamente creative. Il lato umano è affascinante quanto le loro formule, perché non scontato e pieno di paradossi. In un certo senso erano degli artisti, perché la scienza fisica, all'epoca, era una frontiera, ci voleva un'immaginazione non comune. Proviamo a pensare al principio di indeterminazione enunciato nel 1927 da  Heisenberg, secondo il quale è impossibile determinare esattamente e contemporaneamente la posizione e la velocità di una particella. L'altro aspetto straordinario è che la fisica atomica è nata dalla rete di relazioni che gli scienziati, in quegli anni, avevano stabilito tra loro. Il gruppo di via Panisperna e quello di Heisenberg erano in costante contatto. Le teorie fisiche che hanno cambiato il mondo non nascevano dai libri, ma dalle loro infinite discussioni e anche da interminabili partite a ping-pong. Erano loro a scrivere i libri sulla fisica nucleare, perché erano i primi, dei veri pionieri». 

Quali sono le fonti che vi hanno ispirato questo testo?
«Il punto di partenza è il saggio di Robert Jungk, "Gli apprendisti Stregoni, storia degli scienziati atomici", che poi dà il titolo anche allo spettacolo. Uno dei paradossi a cui mi riferivo è racchiuso nel sottotitolo: "come un pugno di pacifisti diede il via alla costruzione della bomba atomica". La ricerca è continuata comunque in più direzioni e su più testi. Per lo spettacolo su Ettore Majorana il pamphlet di partenza è stato il libro di Leonardo Sciascia "la scomparsa di Majorana"»

E con la fisica come ve la cavate?
«Questo è un dato curioso, perché, dei cinque che formano il nostro gruppo teatrale, nessuno ha studiato fisica e quindi ci siamo confrontati anche con le nozioni teoriche che a scuola mal si digerivano. Certo che la scoperta di vite e aspetti umani così interessanti ha reso tutto più facile. Il mondo della fisica di quegli anni era qualcosa di affascinante, non solo formule».

Come è stato accolto lo spettacolo nell'ambito scientifico e universitario?
«Con molto interesse, proprio per gli aspetti umani che lo caratterizzano. Lo spettacolo piace agli addetti ai lavori, ai professori e anche agli studenti. Recentemente lo abbiamo portato alla Facoltà di fisica dell'università di Napoli e molti ragazzi presenti ci hanno detto che lo avevano già visto in teatro. Stessa cosa è accaduta a Milano, dove tra gli spettatori c'erano anche professori universitari, tra cui Erasmo Recami, docente di Struttura della materia presso l'Università di Bergamo,  che si è occupato e ha scritto sulla vicenda scientifica di Ettore Majorana».

Si puo' parlare di un " teatro epistemologico"?
«Il nostro intento è quello divulgativo. Noi resteremo degli eterni umanisti. Questo tipo di teatro è affabulazione, è racconto, si avvicina molto ad un tradizione che affonda le radici nel passato, basti pensare a Dario Fo, e che si sta riscoprendo grazie ad attori come Baliani e Paolini».

27 aprile Salone Estense, ore 21.00
Rassegna Altri percorsi
"Gli apprendisti stregoni" – come un pugno di pacifisti diede il via alla costruzione della bomba atomica"
Di e con: Antonio Marfella
Regia: Antonio Marfella, Giuliana Pisano
ingresso libero

Michele Mancino

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