C'è stato un periodo della storia, agli inizi del Novecento, in
cui un gruppo di scienziati si preparava a rivoluzionare il mondo. La fisica atomica era
la nuova frontiera, questi scienziati i nuovi pionieri. Einstein, Heisenberg, Fermi, Oppenheimer, Majorana e i ragazzi di via Panisperna avevano trovato
la chiave per aprire la cassaforte che conservava i segreti dell'universo. Un percorso
scientifico e umano affascinante, ricostruito e portato sulla scena dal gruppo teatrale
Rossotiziano nel monologo "Gli apprendisti stregoni", ovvero come un pugno
di pacifisti diede il via alla costruzione della bomba atomica. Antonio Marfella, autore,
regista e interprete, racconta quei momenti di grande esaltazione scientifica e allo
stesso tempo di grande trepidazione per le sorti dell'umanità.
(sopra: Ettore Majorana) Marfella, che tipo di
spettacolo è "Gli apprendisti Stregoni"?
«Lo spettacolo fa parte di una trilogia nella quale abbiamo affrontato il discorso sulla
scienza, in particolare la fisica e gli uomini che agli inizi di questo secolo l'hanno
cambiata. Siamo partiti con la storia di Ettore Majorana, grandissimo fisico che faceva
parte del gruppo di via Panisperna, scienziati che stavano cambiando il modo di leggere
mondo. "Gli apprendisti stregoni" narra le vite di alcuni scienziati della
fisica che con le loro scoperte hanno segnato la storia, e non solo quella scientifica. Mi
riferisco ai Curie, Oppenheimer, Fermi, Heisenberg allo stesso Majorana. Molti di questi
erano dei ragazzi poco più che ventenni. Abbiamo
indagato in quelle giovani e straordinarie esistenze, cercando di far venir fuori
l'umanità che c'era dietro questi scienziati. E' stata una scoperta anche per noi, con
alcuni aspetti divertenti e paradossali»
Che persone erano? vivevano solo di libri?
«Erano persone spiritosissime, estremamente creative. Il lato umano è affascinante
quanto le loro formule, perché non scontato e pieno di paradossi. In un certo senso erano
degli artisti, perché la scienza fisica, all'epoca, era una frontiera, ci voleva
un'immaginazione non comune. Proviamo a pensare al principio di indeterminazione enunciato
nel 1927 da Heisenberg, secondo il quale è impossibile determinare esattamente e
contemporaneamente la posizione e la velocità di una particella. L'altro aspetto
straordinario è che la fisica atomica è nata dalla rete di relazioni che gli scienziati,
in quegli anni, avevano stabilito tra loro. Il gruppo di via Panisperna e quello di
Heisenberg erano in costante contatto. Le teorie fisiche che hanno cambiato il mondo non
nascevano dai libri, ma dalle loro infinite discussioni e anche da interminabili partite a
ping-pong. Erano loro a scrivere i libri sulla fisica nucleare, perché erano i primi, dei
veri pionieri».
Quali sono le fonti che vi hanno ispirato questo testo?
«Il punto di partenza è il saggio di Robert Jungk, "Gli apprendisti Stregoni,
storia degli scienziati atomici", che poi dà il titolo anche allo spettacolo. Uno
dei paradossi a cui mi riferivo è racchiuso nel sottotitolo: "come un pugno di
pacifisti diede il via alla costruzione della bomba atomica". La ricerca è
continuata comunque in più direzioni e su più testi. Per lo spettacolo su Ettore
Majorana il pamphlet di partenza è stato il libro di Leonardo Sciascia "la scomparsa
di Majorana"»
E con la fisica come ve la cavate?
«Questo è un dato curioso, perché, dei cinque che formano il nostro gruppo teatrale,
nessuno ha studiato fisica e quindi ci siamo confrontati anche con le nozioni teoriche che
a scuola mal si digerivano. Certo che la scoperta di vite e aspetti umani così
interessanti ha reso tutto più facile. Il mondo della fisica di quegli anni era qualcosa
di affascinante, non solo formule».
Come è stato accolto lo spettacolo nell'ambito
scientifico e universitario?
«Con molto interesse, proprio per gli aspetti umani che lo caratterizzano. Lo spettacolo
piace agli addetti ai lavori, ai professori e anche agli studenti. Recentemente lo abbiamo
portato alla Facoltà di fisica dell'università di Napoli e molti ragazzi presenti ci
hanno detto che lo avevano già visto in teatro. Stessa cosa è accaduta a Milano, dove
tra gli spettatori c'erano anche professori universitari, tra cui Erasmo Recami, docente
di Struttura della materia presso l'Università di Bergamo, che si è occupato e ha
scritto sulla vicenda scientifica di Ettore Majorana».
Si puo' parlare di un " teatro
epistemologico"?
«Il nostro intento è quello divulgativo. Noi resteremo degli eterni umanisti. Questo
tipo di teatro è affabulazione, è racconto, si avvicina molto ad un tradizione che
affonda le radici nel passato, basti pensare a Dario Fo, e che si sta riscoprendo grazie
ad attori come Baliani e Paolini».
27 aprile Salone Estense, ore 21.00
Rassegna Altri percorsi
"Gli apprendisti stregoni" come un pugno di pacifisti diede il via alla
costruzione della bomba atomica"
Di e con: Antonio Marfella
Regia: Antonio Marfella, Giuliana Pisano
ingresso libero
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