| Ci hanno
provato con Lou Reed, Stevie Wonder e Bob Dylan. Con i Led Zeppelin e Lucio Battisti. Con
Prince, Concato e gli U2. Con Luigi Tenco. Ci hanno provato e ci sono riusciti: chi
seguendo l'onda lunga del jazz italiano (che nasce da Renato Sellani e ha trovato una vera
amica nella voce di Tiziana Ghiglioni), chi tentando altre vie, impervie o meno. Fatto sta
che il mondo della canzonetta mai si era imposto, come negli ultimi anni, nella sfera
della musica sincopata. Il concerto di sabato 7 al Blue Sun di Luvinate (ore 22)
rappresenta un piccolo evento: primo perché propone una rivisitazione del patrimonio
musicale italiano che si dovrebbe spostare, la nostra è più che una supposizione, dai
Sanremo anni Cinquanta al pop anni Ottanta; secondo per il valore del trio che raccoglie
personalità importanti, superbamente intelligenti, caparbie. Luigi Tessarollo (alla
chitarra), Manhù Roche (alla batteria) e Ares Tavolazzi (al basso) sono tanto diversi
quanto simili: nel pensare e nell'organizzare la musica; nel capire e affrontare percorsi
che seppur capaci di un alto gradimento del pubblico abbiano anche la forza di inserirsi
in un preciso tracciato storico.
Tessarollo (che ultimamente ha esteso le
collaborazioni con grandi pianisti: da Stefano Bollani a Riccardo Fassi) non è nuovo a
tali esperimenti, ma sarebbe errato pensare a lui come all'ennesimo jazzista che, povero
ormai di idee, si conforta cullandosi al suono delle ninna-nanne da innamorati ("Non
ti scordar di me", "Baciami piccina", "Mariù"). In effetti la
serata promette molto di più: atmosfere magari da crinolina e pantaloncini corti, da
sorrisetti pudichi e "Vola colomba bianca vola"
Non dimentichiamo le ultime
generazioni. Non dimentichiamo, per l'appunto, i nostri migliori cantautori o, perché no,
proprio quel Fabio Concato che nell'ultimo Sanremo ci ha dato l'ennesima prova di quanto
il jazz possa essere anche uno stato dello spirito. Musica italiana, quindi: rivista e
corretta; tra il folclore e il rock. Tessarollo ce la farà perché in trio lavora bene e
meglio, e perché il jazz, per Luigi, non è un esercizio di tecnica ma, se proprio
vogliamo, di stile immerso nella ragione. Roche, batterista alchemico chiamato nel 1994 da
Michel Petrucciani (il compianto genietto del pianoforte scomparso pochi anni fa;
ricorderete senza dubbio la sua esibizione dinanzi al Santo Padre) a far parte del suo
Graffiti Quartet (sostituirà nel caso Lenny White). Giovanissimo già ai massimi livelli
(suonerà cpn Pharoah Sanders, Eric Barret, Richard Galliano ma anche con americani e
italiani, da Grossman e Baker a Rava e Battaglia), Roche presenta un vantaggio: conosce
musiche (generi e forme) e musicisti, e il fatto di aver suonato con Nguyen Le
(chitarrista già al fianco di Paolo Fresu) non può che avvantaggiarlo. Si chiude con
Ares Tavolazzi che, forse, è una fra le pedine più importanti di questo progetto. Si
parla di musica italiana, materia che con lui (e gli Area, ovviamente) ha accettato il
confronto con altre culture lasciandosi invadere dal jazz come dall'avanguardia colta. Si
partirà, insomma, dalle canzonette: ma quanto rimarrà di esse alla fine del tragitto è
difficile dirlo.
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